
Giulia Giuliani
Va bene, anzi benissimo il Nuovo Ulivo, ma nel dibattito conclusivo, quello di domenica con Pezzotta, Bocchino e Fassino, Nencini, chiudendo la festa nazionale dell’Avanti, ha avanzato anche obiezioni alla teoria delle “alleanze concentriche” di Bersani: un primo anello di alleati fedeli per governare; uno più esterno per quella sinistra disposta a collaborare solo su alcuni temi specifici. Quanto al primo anello, per il segretario del Psi non ci può essere posto per Antonio Di Pietro ed il suo “giustizialismo estremista ed antagonista” che “interferisce pesantemente sulla componente riformista condizionandola. Questo è dovuto al ritardo del bipolarismo italiano. La sinistra radicale aggressiva esiste in tutti i paesi d’Europa ma un bipolarismo più maturo l’ha collocata in posizione marginale in grado di non nuocere. In Italia, invece, Di Pietro rischia di rafforzare il centro destra e il suo schema di gioco”.
“Il rischio ereditato da Veltroni è che il Pd sia dipendente dai partiti estremisti e populisti, primo tra tutti proprio l’Idv di Di Pietro con cui fece l’apparentamento alle lezioni del 2008, negandolo invece ai socialisti di Boselli. Veltroni nelle elezioni del 2008 “dice di aver preso il 33%. Ma quel risultato è padre della più grande sconfitta della sinistra in Italia dal dopoguerra ad oggi. Non ha caso - ha concluso Nencini - Bersani oggi sta lottando perchè Di Pietro non sia determinante”.(
Riferendosi poi alla richiesta di Nichi Vendola di partecipare alle primarie per la guida del governo, il leader socialista ha definito il suo comportamento “assurdo”. “Vuole correre per le primarie come candidato alla presidenza del Consiglio senza aver discusso programmi, né aver compreso quali sono i contorni delle alleanze politiche”. Un passo avanti tra Psi e Pd è stato certamente compiuto con la segreteria di Bersani, ma come è ovvio molti problemi restano aperti.
“Il nuovo Ulivo di Bersani ci interessa perchè non è come quello di Veltroni che ci emarginò.” ha detto Nencini. “Il segretario democratico - ha aggiunto il leader socialista - può dare una cornice riformista alla proposta di governo dell’alternativa perchè è la premessa di un’alleanza competitiva in campagna elettorale. Questo nuovo Ulivo è nelle nostre corde”.
“Comunque vadano le vicende del governo Berlusconi, è evidente che la crisi riguarda anche il centrosinistra”. “La debolezza delle opposizioni in questo momento è nel fatto - ha aggiunto il segretario dei socialisti - che dovrebbero dare subito una risposta alla maggioranza chiedendo che si vada senz’altro alle urne. Questo si fa normalmente quando una coalizione al governo è in evidente difficoltà.
Invece stiamo dando l’impressione di ricercare soluzioni provvisorie perchè non ci sentiamo pronti alle elezioni”.
Nel corso del dibattito, moderato da carlo Correr, si è parlato molto dei possibili scenari di una crisi del governo Berlusconi.
L’ex segretario della Cisl, oggi esponente di punta dell0’Udc, Sabino Pezzotta, ha escluso l’ipotesi di un “soccorso bianco” a Berlusconi. “Trovo sconveniente e incomprensibile che ci siano parlamentari, eletti in un partito che sta all’opposizione, che vadano in soccorso al governo. Soprattutto se sono siciliani, con un governo che per il Mezzogiorno e la Sicilia ha fatto ben poco”. Pezzotta ha anche stigmatizzato gli attacchi di Di Pietro all’Udc, lasciando intendere che con l’IdV sarebbe assai difficile, o meglio impossibile, prefigurare oggi un’estensione di un’eventuale alleanza politica col centrosinistra mentre ha glissato sugli attacchi, non meno pesanti, che quotidianamente giungono dalla Lega di Bossi al partito guidato da Casini. Ha ribadito invece l’interesse per una sorta di governo di unità nazionale o di larga coalizione con un mandato ben definito.
“Se dovesse esserci un governo di emergenza – ha spiegato a sua volta Piero Fassino - cercheremo alleanze con l’Udc, con tutte le forze riformiste ma anche con il Fli come nostro interlocutore”.
L’esponente del Pd ha sottolineato che ci sono varie ipotesi sullo scenario politico, compresa quella, improbabile, che le elezioni non ci siano. “Compito delle opposizioni - ha spiegato - è accelerare la crisi ma non sfasciarla. Può darsi che ci sia un governo di transizione per cambiare la legge elettorale. Ma potrebbe esserci anche una situazione di emergenza. In questo caso l’unico modo per chiudere l’era berlusconiana sarebbe allearsi con tutti quelli che sono disponibili”.
L’ipotesi di un governo di emergenza è stata scartata da Italo Bocchino. “L’ipotesi di un governo di emergenza per superare il berlusconismo non ci interessa perchè non c’è nessuna emergenza, ma solo qualche sbavatura nella maggioranza”. Il capogruppo dei finiani alla Camera, ha interrotto Piero Fassino per controbattere la sua tesi sulla possibile imminenza di un governo di emergenza.
“Non sono d’accordo - ha aggiunto il presidente dei deputati di ‘Futuro e libertà’- che ci possa essere una convergenza politica per sostenere un governo che tenga fuori chi ha vinto le elezioni”. Poco prima, nel suo intervento, Bocchino aveva confermato che Futuro e Libertà “nei tempi e nei modi giusti diventerà un soggetto politico e questo sarà inevitabile”. “Del resto - ha aggiunto - non siamo nati per caso come soggetto parlamentare. È accaduto perchè un editto unilaterale ci ha dichiarati incompatibili con un partito che abbiamo fondato. Se Berlusconi pensa di farmi diventare un apolide politico con un editto, si sbaglia di grosso”.