Avanti della domenica

N. 26 del 19 settembre 2010

Lettere
mercoledì 15 settembre 2010

Diamoci da fare senza disperarci
Carissimi, vi comunico brevemente alcune mie riflessioni “estive” da socialista che rammenta le doti di intensa e quotidiana operosità del movimento dei socialisti.
A mio parere, dobbiamo rimetterci subito in gioco, sfidando prima di tutto noi stessi: c’è qualcosa in noi socialisti che nessuno ci può togliere, neanche oggi, pur se abbiamo toccato il “minimo storico”!
Ben sappiamo le difficoltà che ci aspettano. Dobbiamo cercare di essere un partito territoriale, nel senso di occuparci delle vicende reali dei paesi e delle città, con proposte coinvolgenti, attraverso anche incontri monotematici.
Per Pescara ne individuo uno, soprattutto: il futuro delle aree di risulta della Stazione FF.SS.
C’è in giro tanta ignavia e tanto qualunquismo. Sapremo essere intraprendenti e tempestivi ?
Penso ad incontri, convegni su tematiche e territorialità con finali o.d.g. vibranti da trasmettere a tutti gli organi di informazione. In giro ci sono troppe chiacchiere sul nulla: rassegnarsi al declino sarebbe imperdonabile.
Formica (ex nostro Ministro) ha sostenuto recentemente che le classi dirigenti si riconoscono nei momenti difficili.
Per noi socialisti ci vuole più tempo ma più fiducia.
Che ci insegna il passato? La ripresa non si improvvisa. La strada è lunga e faticosa. Dobbiamo darci da fare senza disperazione ma con vigore incessante.
Ci saranno le elezioni politiche in primavera? E‘ bene mobilitare subito gli organismi regionali provinciali comunali.
Buon lavoro.
Carlo Lizza - Pescara


Nel 2011 il 90.mo della scissione di Livorno

In tanto parlare e scrivere di socialismo e di futuro, del presente e del passato, finora nessuno si è preso la briga di ricordare che nel 2011 (mese di febbraio) ricorrerà il 90.mo anniversario della scissione di Livorno, quindi della nascita del P.C. d’Italia, evento che condizionerà la politica italiana fino ai giorni nostri. E per quanto tempo ancora?
Buon lavoro
Giuliano Vincenti - Bologna


C’è un po’ di rivoluzione francese anche a New York

Caro Avanti e cari compagni,
vorrei parlare della Statua della Libertà che si trova a New York e che è la stessa del simbolo ‘donna’ della rivoluzione francese, che fu costruita sotto le direttive di un ingegnere francese: ecco perché a mio avviso la storia antropologica dell’umanità, come scriveva Proudhon, è solo il frutto delle azioni dell’uomo e non ha alcuna base scientifica come pensava Marx, ma solo antropologiche.
Non a caso i colori della bandiera francese sono gli stessi di quelli degli Stati Uniti (auando il povero e grande Bettino Craxi accennò a Proudhon, io ero ragazzo e ricordo molto bene che Bettino fu letteralmente insultato da tutti).
Rolando Guarnieri - Roma