Norberto Fragiacomo*
Domanda: può ancora guarire quest’amministrazione nostrana, che tutti descrivono in stato comatoso? Risposta: forse sì. Chi conosce il mondo del pubblico impiego sa che il dipendente-tipo è oggi, mediamente, una persona preparata, giovane, con livello di scolarizzazione superiore, e quasi nessuna chance di veder riconosciuti i propri meriti, perché c’è sempre “qualcuno da fuori” cui spettano gli incarichi più ambiti e remunerativi. Questo genera insoddisfazione e disaffezione. Come restituire motivazione ai dipendenti?Cominciamocon l’eliminare / correggere le più macroscopiche storture del sistema: la facoltà di assumere dirigenti esterni, che andrebbe subordinata a ipotesi limite, quali l’assenza di candidati; la previsione di meccanismi di spoils system, che svuotano di significato la celebrata separazione tra organi d’indirizzo e dirigenti; la possibilità di attribuire posizioni organizzative e vice dirigenze a discrezione. Ci sono poi gli incarichi di collaborazione, che non di rado si traducono in sinecure ben retribuite. Con i soldi risparmiati si dovrebbero costituire fondi destinati all’erogazione di premi incentivanti per gli uffici ed i dipendenti meritevoli. Come individuarli? Almeno per le strutture che operano a contatto con il pubblico, sarebbero i cittadini-utenti a farlo.
Il miglior rimedio contro l’infingardaggine è un minimo di giustizia. La marcia sarà lunga e accidentata? Senza dubbio; ma intanto sforziamoci di avanzare d’un passo. Per rimettere le cose a posto, talvolta, basta un po’ di buon senso, non occorrono rivoluzioni; anche se far ricorso al buon senso nel Paese dei “figli di” e degli “amici di” sarebbe, di per sé, un atto sommamente rivoluzionario.
*Vicesegretario PSI - Trieste