Avanti della domenica

N. 26 del 19 settembre 2010

Giuseppe Miccichè - Ricostruire il rapporto con la politica
mercoledì 15 settembre 2010

Giuseppe Miccichè

Da molti anni ormai si lamenta un sempre maggiore distacco dei cittadini dai partiti e più in generale dalla vita politica, di cui l’astensionismo è considerato una  della  più cospicue manifestazioni, individuabili, tra l’altro,  negli 8 punti in meno registrati nelle più recenti elezioni rispetto  alle regionali del 2005, e nei 6,1 in meno rispetto  alle europee.
Senza distinzione di età, sesso, attività, condizione sociale, moltissimi cittadini  rimangono sordi agli slogan dei partiti, ne ignorano le (invero rade) riunioni, e in occasione di tornate elettorali disertano le urne non dando alcuna importanza a quei momenti che sono tra i fondamentali in un sistema democratico, o votano non secondo una motivazione ideale, ma per mero opportunismo, per gretto utilitarismo.
Quali sono i motivi che hanno determinato questo distacco? Un tempo si sarebbe posto l’accento sull’analfabetismo e sull’ignoranza, che rendevano scarsamente sensibili alla vita pubblica e tenevano lontani dalle urne altissime percentuali di elettorato. Quei tempi per fortuna sono molto lontani, superati da un positivo avanzamento civile della società.
Oggi i motivi sono di altra natura: attengono infatti da una parte al  comportamento di un certo numero di “uomini della politica” nell’esercizio  delle loro funzioni, che induce la gente comune a esprimere, generalizzando, giudizi assolutamente negativi sull’intera classe politica,  dall’altra  agli effetti di una legislazione che restringendo gli spazi di democrazia espropria i cittadini dei loro diritti di protagonisti della vita democratica, mentre eleva  nuovi muri a protezione di esclusivismi e abusi.
La gente comune, l’uomo della strada tende ormai a identificare la politica con il regno della  illegalità, della impunità, del privilegio, e vede  nei dirigenti di partito, nei parlamentari, negli amministratori di enti individui che, non  sempre pervenuti ai vari livelli per selezione e crescita dal basso, si servono delle cariche per soddisfare interessi propri o di amici e amici degli amici, mentre trascurano quelli della  collettività.
Esempi capaci di alimentare simile giudizio purtroppo non ne mancano. Quotidianamente e ampiamente pubblicizzati dalle cronache giornalistiche, essi contribuiscono a sollecitare l’antipolitica e l’antiparlamentarismo, vecchi mali  rimasti per decenni vivi e visibilmente cresciuti in tempi di diffuse difficoltà e di crisi come quelli che stiamo vivendo.
Vanno poi considerati altri dati di altra natura ma di grande  importanza.
Nell’arco di un ventennio sono scomparsi i controlli preventivi sugli atti amministrativi, che davano una certa garanzia di legalità, e di conseguenza si sono creati quelli  che l’opinione pubblica definisce “i regni della disinvoltura e della impunità”.
Sul piano elettorale, attraverso una serie di riforme e riformette sono state abolite la proporzionale e le preferenze, che permettevano la scelta della formazione politica e dei candidati idealmente più vicini e graditi all’elettore, è stata introdotta la lista bloccata e nella pratica dei partiti si è generalizzata la tendenza a  “calare  dall’alto” non pochi  candidati e di fatto “imporli” al territorio.
Via via allontanati dalla politica  attiva, espropriati di ogni diritto di controllo e di partecipazione, costretti a una umiliante passività e assolutamente  demotivati, molti elettori guardano con  avversione e anche con disprezzo alla politica e nel momento elettorale  optano per l’astensione.
Se si vuole pertanto che lo strappo nella fiducia dei cittadini per la classe politica venga ricucito, che il fossato (tale è veramente divenuto!) creatosi nel tempo venga colmato e si ricostituiscano le condizioni per un rapporto positivo, è necessario reintrodurre i controlli preventivi sugli atti amministrativi là dove  sono stati aboliti, restituire nelle istanze di base i vecchi diritti di “partecipazione determinante” alla scelta  dell’indirizzo politico e  alla selezione dei quadri, attuare una riforma della legge elettorale in senso realmente democratico, che superando l’egoismo delle maggiori formazioni politiche reintegri i cittadini  nel diritto di scelta di partiti e candidati,
E’ necessario infine rinunziare a “privilegi di casta” che qui non elenchiamo essendo troppo noti, e che la gente comune non potrà mai comprendere, checché si dica per giustificarli. (C’è una misura  nelle cose di cui i politici, e i parlamentari più in particolare, devono tener conto!).
Senza questo ristabilimento generale della legalità e della eticità, senza la reintegra dei cittadini nei loro diritti, il distacco di cui abbiamo parlato crescerà ulteriormente, cresceranno gli spazi di disamore e indifferenza   e si determinerà alla fine una totale delegittimazione del personale politico e la scomparsa di ogni segno di democrazia partecipata.