Giuseppe Tamburrano
Ho provato a pensare ad un articolo sull’attualità politica; non ne è venuto niente, o meglio troppo – in senso negativo di critica e di rifiuto. E poi, chi può dire oggi quello che sta succedendo?
L’altra sera al telegiornale dominava la notizia di un dissenso grave tra Bossi che vuole le elezioni anticipate subito e Berlusconi che invece vuole provare a restare in sella.
La mattina dopo i giornali ci danno un altro Bossi che si è corretto. Berlusconi ha bisogno di tempo per assoldare gli ascari che gli mancano per avere una maggioranza, non tanto per governare: quando mai?! ma per cambiare la legge sul legittimo impedimento e bloccare la Corte costituzionale che sembra si appresti a bocciare quella in vigore privando Berlusconi dello scudo giudiziario: ovviamente, con l’aiuto di Fini che come Presidente della Camera deve garantire tempi rapidi.
Al Senato non ci sono problemi con Schifani.
Scrivere dell’attualità? E cioè che Scaiola non ha ancora scoperto il bello spirito che gli ha pagato la casa, ma ciò non ostante torna in campo per organizzare l’apparato elettorale del partito, ovviamente insieme con Verdini e soci ricomponendo attivamente la “cricca”?
No, ne riparliamo la prossima volta, sperando di poter dire qualcosa di serio.
Anche perchè, seppure volessi dedicare un commento al PD, dovrei passare sotto un Ulivo raddrizzato alla meglio, con le radici scoperte e le foglie secche, che prende come simbolo un fallimento – come se non bastassero i suoi – ispirandosi al new Labour del miliardario Tony Blair.
Volevo invece – ma lo spazio manca – parlare dell’esperimento di Cameron, la “big society” che mi ricorda la nostra autogestione, il nostro socialismo comunitario, Matteotti e il socialismo dei municipi e delle Leghe. E ripetere ciò che ho già notato: è il Presidente degli Stati Uniti che esorcizza il potere dei padroni della finanza e dell’industria con il “big government”, e cioè con l’intervento dello Stato. Ed è un conservatore inglese che è capace di un grande revirement.
Nei due paesi del liberismo e del mercato sovrano si attuano cambiamenti radicali nella filosofia del potere.
Con idee nostre, ma ovviamente non certo per realizzare il socialismo!
Noi dovremmo cogliere le contraddizioni e rilanciare quelle idee (nostre) con nostri contenuti (mi viene in mente l’acqua e le municipalizzate del grande riformismo di Turati e Montemartini).
E invece dove il capitalismo del mercato sovrano trova ancora difensori? Qui in Italia, tra gli ex comunisti. Ultimo Chiamparino. Il quale ha ormai i titoli per guidare quell’ectoplasma di partito del nulla.