Avanti della domenica

N. 26 del 19 settembre 2010

Crisi e legge elettorale
Riccardo Nencini - Non basta abolire il porcellum
mercoledì 15 settembre 2010

Riccardo Nencini

L’idea che prima di votare si possa modificare questa legge elettorale è suggestiva ma probabilmente irrealizzabile.
Appartengo alla vastissima schiera di quanti, non da ieri bensì da quando se ne cominciò a discutere, ritengono che la legge elettorale attuale sia la peggiore che l’Italia abbia mai avuto: inefficace per la tenuta della maggioranza come dimostrano gli avvenimenti in corso e pericolosa per la democrazia perché consente a un leader politico di scegliere personalmente i parlamentari e contemporaneamente, anche con un risultato elettorale bassissimo, di ottenere il controllo pieno delle Camere. Aggiungo inoltre, in piena sintonia con quanto affermato recentemente da Rino Formica e Emanuele Macaluso sul Corriere della Sera, che la modifica della sola legge elettorale in disaccordo con il resto dei meccanismi istituzionali nati per regolare il rapporto tra esecutivo, legislativo e Capo dello Stato, sia da sola una ragione ottima per rimettere in discussione l’esistente.
A titolo di esempio, ricordo solo che l’art.138 consente alla Camere di modificare la Costituzione, ovvero ad una maggioranza parlamentare di ‘nominati’, uscita dalle urne solo grazie al premio della legge elettorale e che non rappresenta dunque affatto neppure la maggioranza assoluta dei votanti, di cambiare le regole di fondo del nostro sistema democratico.
Mi chiedo però se sia ragionevole pensare che parlamentari ‘nominati’, legati dunque strettamente più al loro leader politico che non al mandato ricevuto dagli elettori, vogliano e possano modificare il sistema che li ha portati alle Camere. Il tacchino può desiderare che il cenone di Natale arrivi prima del tempo?
Penso piuttosto che questo governo, o un altro eventuale cosiddetto ‘tecnico’ o ‘a tempo’, e anche quello che verrà, dovrebbero mettere al centro del loro programma non solo la modifica della legge elettorale – che per inciso a me piacerebbe alla ‘tedesca’ – ma anche la revisione della seconda parte della Costituzione, quella che regola i poteri dell’esecutivo e del Parlamento, gli articoli devastati in questi anni dalla legge elettorale.
Meglio ancora se si approdasse ad un’Assemblea Costituente perché in questo caso, parlamentari eletti allo scopo e con un sistema proporzionale assoluto, avvrebbero davvero un mandato dagli elettori, pieno e preciso, per ridefinire, dopo sessant’anni, la seconda parte della nostra Costituzione.