Roberto Biscardini
Milano. La città politica si muove in vista delle elezioni comunali della prossima primavera.
Per la prima volta dopo tanti anni, molti sperano che questa tornata possa rappresentare un test per il paese: via la Moratti, via Berlusconi, contando sul famoso detto: “Ciò che succede a Milano, prima o poi, succede anche a Roma.” Ma le cose non sono così semplici, anche se il centrodestra è molto più debole di cinque anni fa. Infatti, formalmente compatto intorno al sindaco uscente Letizia Moratti, soffre di molti mal di pancia.
La Lega, dopo aver concesso al PDL la Regione e la Provincia, avrebbe voluto giocarsi la carta del candidato sindaco a Palazzo Marino, ma non ce l’ha fatta. Nel PDL la Moratti non piace, non ha governato bene, ha rappresentato interessi di famiglie ristrette e i sondaggi la danno al minimo storico. Dopo cinque anni di governo ha perso consensi anziché guadagnarli e molti rimpiangono Gabriele Albertini, il sindaco che nel 2001 prese 120 mila voti in più della sua coalizione. Insomma, nel centrodestra si è consapevoli che se con la Moratti la coalizione è a rischio, con Albertini vincerebbe a mani basse.
A sinistra le cose non sono semplici. Come a livello nazionale un’alternativa politica al centrodestra la sinistra non riesce ancora a metterla in campo, a meno di riuscire ad allargare il proprio orizzonte e non chiudersi nei propri recinti, così come ha fatto da sempre, perdendo ininterrottamente dal 1993 a oggi.
Per farlo dovrebbe fare almeno due cose. Puntare su un sindaco in grado di erodere voti al centro, uscendo dalla logica dell’imprenditore di sinistra contro l’imprenditore di destra, ma mettendo in campo una proposta politica nuova. Secondo, cercando di allargare la coalizione presentandosi in modo diverso dal passato.
Sul primo punto, Albertini, che oggi si diverte a mettere le mani nella sinistra, provoca e da consigli: “Cercate un candidato che possa consentire all’elettorato di centrodestra di fare il voto disgiunto”. Sul secondo punto, la soluzione migliore sarebbe quella di lasciarsi alle spalle le proprie sigle di partito e dar vita ad una grande lista municipale, sintesi di culture e forze diverse, non contro i partiti, ma da loro sostenuta e promossa. Dimostrando che si può ripartire da un rinnovato rapporto con la città, pur non inseguendo populismo e antipolitica.
Come per il quadro nazionale, se a sinistra non è pronta un’alternativa politica, si può tentare di costruire un’alternativa elettorale di transizione per la rinascita di Milano e per il ritorno alla normalità.
Nasce da qui l’iniziativa dei socialisti, che hanno messo sul tavolo le loro proposte. Un invito a tutti affinché si vada al voto contrapponendo al centrodestra un’unica lista municipale di rinascita cittadina, un progetto civico di grande respiro. Secondo, la riorganizzazione dell’area socialista, laica e libertaria. Quella che da anni non è rappresentata né a destra né a sinistra.
Quest’area culturale e politica è parte essenziale della storia di Milano. Ha caratterizzato e costruito Milano. Ha consentito a Milano di diventare importante, grande, moderna e riconoscibile in tutto il mondo. Ha consentito a Milano di svolgere un ruolo nazionale e internazionale come grande capitale senza essere la capitale dello Stato. Ha rappresentato l’identità di tanti milanesi, nati qui o venuti da fuori. Ha consentito a Milano di tenere insieme sviluppo economico, ricchezza, solidarietà. Servizi di eccellenza e di grande qualità per tutti. Libertà ed equità.
Questa identità si è riconosciuta a Milano soprattutto nella storia del socialismo riformista ma non solo. Ha retto finchè non ha prevalso l’egoismo, il pensare di far da sé e far da soli, perdendo quel senso di appartenenza e della comunità, che aveva consentito con il contributo di tanti cittadini, di ceti sociali ed economici tra loro molto diversi, di lavorare insieme per il bene di tutti.
Questo è il terreno su cui ci stiamo muovendo.
Sui candidati sindaci il centrosinistra è ancora alle prime battute. Al momento in campo ci sono due rappresentanti significativi della società civile e politica insieme. Giuliano Pisapia, che tutti conoscono bene, politico, avvocato, garantista e di sinistra. Sostenuto soprattutto da Repubblica, si dice, e dai partiti alla sinistra del PD. E Stefano Boeri, architetto famoso, ma al momento molto criticato da destra e da sinistra per essere stato progettista di iniziative immobiliari maturate nel periodo di governo di Letizia Moratti e persino consulente del comune per l’Expo. Sostenuto dal Corriere, pare, e soprattutto da una parte consistente del PD. Ma le primarie sono ancora lontane. L’ultima incognita è il terzo polo e l’area centrale, magari collegata a Fini. Se quest’area rompesse con la destra potrebbe essere decisiva, sia se alleasse da subito con il centrosinistra, sia se corresse da sola con un proprio candidato sindaco.
Come sempre, a Milano, vita dura.