Avanti della domenica

N. 25 del 12 settembre 2010

Alleanze e centrosinistra
Alberto Benzoni - Alle urne, ma per vincere
mercoledì 8 settembre 2010

Alberto Benzoni

“Battere Berlusconi, certo; ma niente scorciatoie”. Una roba che ripetiamo da anni.
A contrastare, da una parte, i sostenitori della”via giudiziaria”; e, dall’altra, quanti sostengono la necessità di “alleanze di nuovo conio”con il centro se non con parti dello stesso centro-destra.
Conseguentemente, andiamo ripetendo da anni che la via maestra per sconfiggere il Cavaliere sta nella capacità dell’opposizione di costruire un progetto alternativo. Un’affermazione che ha avuto, però, un corollario di non poco conto: la necessità di “cambiare la sinistra”e i suoi gruppi dirigenti, con particolare riferimento al Pd. Tesi ripresa, di recente, dallo stesso Veltroni; e che ha sempre trovato, per inciso, dei sostenitori più o meno convinti tra i socialisti.
Ora, sempre per inciso, chi scrive è dell’opinione che questa linea (“per cambiare l’inquilino di Palazzo Chigi bisogna, per prima cosa, cambiare la sinistra”) oggi non sia più attuale. Sono oramai quindici anni che il Pd e il centro-sinistra vanno sempre più vorticosamente cambiando i propri leader senza riuscire a costruire una propria identità chiara e credibile; e il tempo a nostra disposizione si sta accorciando rapidamente. Non più anni; mesi. Quelli che ci separano da un appuntamento elettorale cui Berlusconi è decisamente orientato e che non siamo in grado di evitare.
Il Cavaliere vuole il voto (ogni pretesto sarà buono) perché è un Caudillo pur temperato dall’ambiente (siamo in Europa che diamine!) dal suo aziendalismo pragmatico e dalle sue indulgenze malandrine. E perché, per un Caudillo, l’idea di sottostare a mediazioni e a costrizioni esterne di qualsiasi tipo è intollerabile. E, allora, queste elezioni saranno per lui una specie di giudizio di Dio: da una parte l’Unto dal popolo; dall’altra quello che considera un ciarpame e cioè le istituzioni, le regole e i vincoli della democrazia liberale. A questo punto, due domande.
Primo: esistono alternative alle elezioni? Secondo: abbiamo la possibilità di vincerle?
Sul primo quesito la risposta è no. Tutte le proposte di governi di transizione che siano “tecnici” (?) o di “responsabilità nazionale” hanno un comune una notevole dose di confusione ed una totale assenza di numeri (una nuova legge elettorale in questo Parlamento? andiamo!).
Sul secondo fronte la partita è invece aperta. Ma a condizione di essere impostata con la forza e la chiarezza necessarie.
Si voterà con l’attuale legge elettorale. In un contesto in cui una sinistra costruita sull’asse Bersani- Di Pietro- Vendola ha, allo stato possibilità di battere la coalizione Berlusconi-Bossi che sono vicine allo zero. Si può allora sperare che il centro raggiunga un numero di voti sufficiente ad impedire la vittoria del Cavaliere al Senato. Insomma, a loro il lavoro politico, a noi la purezza ideologica. Per arrivare, bene che vada, ad una situazione di stallo. Non mi pare il massimo della vita.
E allora, l’obbiettivo su cui si dovrebbe lavorare chiaramente sin dall’inizio dovrebbe essere quello di mettere insieme la sinistra e “gli altri” (da Vendola a Fini? Sì da Vendola a Fini!) su un programma minimo che faccia salve le posizioni e le prospettive di ciascuno dei contraenti.
“Per un’Italia decente”; che dico, “normale”. Questa l’idea-forza. Un governo che operi in questa direzione: legge elettorale condivisa; federalismo sostenibile nei suoi rapporti con il centro e con le esigenze di riequilibrio territoriale; ripresa del dialogo con le istituzione e le forze sociali; misure di sostegno per il lavoro e i ceti più deboli; meno facce feroci e più integrazione; ripristino delle regole, più rapporti con l’Europa e con le istituzioni internazionali e meno con i tirannelli di turno.Questo il progetto. Aperto a chiunque lo condivida.
Concludiamo con un altro inciso. Ricordando, prima di tutto a noi stessi che in questo schieramento dovrebbe essere scontata la presenza di un’area di socialismo liberale. Lo spazio è lì. Basta occuparlo.