Avanti della domenica

N. 25 del 12 settembre 2010

Un nuovo modello istituzionale, culturale, di valori
Marco Di Lello - Berlusconi ha fallito e noi cosa vogliamo fare
mercoledì 8 settembre 2010

Berlusconi ha fallito e noi cosa vogliamo fare?

Non si è ancora sopita la delusione nel paese per il fallimento dell’esperienza del governo Prodi, imploso sotto il peso delle tante contraddizioni che si portava in seno che arriva, da molti prevista, la crisi del centro destra. Una crisi profonda, politica, ma anche e soprattutto culturale.
La crisi di un modello politico che voleva un uomo solo al comando, legibus solutus, un paese di sudditi, un Parlamento di nominati.
La crisi di un modello culturale che vedeva prevalere l’egoismo,  figlio della paura, sulla solidarietà. Ed è in questa visione che si inserisce il Federalismo pensato non come uno strumento di responsabilizzazione delle classi dirigenti, ma solo come un modo per disfarsi della zavorra di un Mezzogiorno  più povero e meno produttivo, e per molti versi anche più sprecone.
Ed è in questo modello che trovano linfa movimenti, o più semplicemente atteggiamenti razzistici, che inducono menti malate a dar fuoco ad un barbone colpevole di insozzare la città con il suo esistere.
E in un contesto siffatto che l’intolleranza prevale sull’accoglienza e giustifica le aggressioni ai gay, colpevoli di dare scandalo con il loro modo di essere, o di cannoneggiare gli immigrati al largo delle nostre coste, per evitare che vengano qui a delinquere.
E’in questa idea di Paese che la furbizia prevale sull’onestà, offrendo brodo di coltura a legioni di evasori fiscali o di abusivisti edilizi che sanno di poter contare su di un prossimo condono, o che si associano cricche o logge per condizionare gli appalti e organizzare ruberie, contando sulla diffusa impunità, perchè tanto in galera ci vanno solo i poveracci, grazie ad un sistema giudiziario stremato da penuria di risorse, mezzi e magistrati.
E’ l’Italia disegnata da tre lustri di berlusconismo quella in cui l’Immagine trionfa sull’essere, le veline vengono nominate deputate e scuola pubblica ed università vengono sempre più marginalizzate ed impoverite, in modo che sia la televisione l’unico vero strumento di diffusione di massa di una simile subcultura.
Il nostro compito, della sinistra, di noi socialisti è quello di offrire al Paese un  nuovo modello, istituzionale, culturale, di valori.
Ridare speranza ai nostri elettori non può essere solo uno slogan, un esercizio di demagogia, ma la bussola da seguire se si ha l’ambizione di guidare quest’Italia oggi depressa, quasi rassegnata.
L’errore più grande sarebbe quello di offrire come risposta al bisogno di fiducia nel futuro formule politicistiche, invenzioni di contenitori più o meno nuovi, discussioni infinite su Centro anzichè Sinistra, invece di offrire la prospettiva di un Paese diverso, in cui il Talento conta ed il Bisogno trova soddisfazione.
Ci si affanna nelle analisi sul perché i cittadini sono sempre più distanti dalle Istituzioni elettive: essendo votata per risolvere problemi, cominciare a farlo, o almeno impegnarsi spiegando come si vorrebbe farlo, sarebbe il modo più semplice per la classe politica per riavvicinarsi agli elettori.
Berlusconi ha fallito; in passato lo abbiamo fatto anche noi. Dimostriamo oggi la nostra diversità.