Allora siamo pronti per le elezioni?
Prontissimi, ma non credo che siano così vicine come dice chi le propone strumentalmente. D’altra parte questa storia che il centrosinistra non ha un leader, è soprattutto propaganda. C’è una discussione strumentale sul candidato premier alimentata dalle naturali ambizioni di vecchi e nuovi concorrenti, da Veltroni a Vendola. Certo, non si può escludere che al momento opportuno, assieme al programma e alla coalizione, si scelga un altro candidato in grado di rappresentare meglio ancora tutte le anime del centrosinistra, ma Bersani è il leader del partito maggiore, è competente e credibile. Da lì si parte.
E allora le primarie su cui insiste qualcuno?
Dobbiamo tutti fare un passo indietro e rinunciare a qualche ambizione. Prima dobbiamo definire i confini politici della coalizione e stendere il programma, e solo dopo si può discutere di chi sarà il leader. Insistere sulle primarie subito, senza uno straccio di progetto, è come raccogliere le olive in agosto e pretendere pure di ricavarne un buon olio. Non si può fare. D’altra parte ricordo che, per esempio, Sinistra e Libertà è nata per riunire, nella rispettiva autonomia, partiti e movimenti della sinistra riformista, fuori dall’abbraccio del radicalismo, e su questa strada non può che convergere con la proposta di un Nuovo Ulivo. Lo stesso Veltroni mi pare che avesse l’ambizione di rappresentare tutto lo schieramento riformista… anche se poi si è ridotto all’asse con Di Pietro.
Bersani ha fatto una proposta dal palco della festa del Pd…
Il Nuovo Ulivo è l’unica strada per un’alternativa di governo credibile, per ora l’unico progetto competitivo. Noi abbiamo già espresso questa proposta a luglio e il segretario del Pd ha dimostrato di voler andare in questa direzione. Lo stesso Paolo Ferrero intressato all’alleanza, ma non al governo, ha fatto chiarezza e semplificato le cose. Nel Pd c’è stato un cambio di rotta rispetto a strategie che nel recente passato, prima con l’Unione poi col bipolarismo coatto di Veltroni, hanno spianato la strada al trionfo della destra. E’ il nostro Patto per l’Italia, quello che a luglio abbiamo lanciato dal nostro congresso di Perugia davanti a Casini e Bersani e che riproporremo la prossima settimana alla festa nazionale dell’Avanti!. Il passo successivo ora è la definizione della piattaforma politica comune per riunire i riformisti, anche quelli che adesso sono all’opposizione, ma non nel centrosinistra.
Insomma, ma se domani Berlusconi andasse da Napolitano per aprire la crisi e si arrivasse allo scioglimento delle Camere…
Evitare un’accozzaglia di tutti contro Berlusconi. Di Pietro non dovrebbe dimenticare come finì con la ‘gioiosa macchina da guerra’. Berlusconi cerca proprio un’ordalia, un referendum sulla sua persona. L’alleanza deve essere credibile non solo nei numeri, ma anche nella proposta di governo. Allearsi anche col diavolo, come sostiene Di Pietro, pur di mandare a casa Berlusconi, avrebbe come effetto quello di farlo vincere di nuovo o comunque di condannare ancora l’Italia ad una lunga stagione di instabilità.
Va bene il Nuovo Ulivo, ma i socialisti cosa propongono se si apre la crisi?
La situazione economica di questo Paese, la sofferenza delle fabbriche, delle imprese, la domanda di sicurezza, sconsigliano decisamente la ‘vacanza’ di una campagna elettorale e le difficoltà presumibili dell’avvio di un nuovo governo. Serve, prima di tornare alle urne con una nuova legge elettorale – e io sceglierei il modello ‘tedesco’ - , una fase costituente. Immagino un governo di ‘tregua nazionale’, che abbia i voti della parte più ampia possibile dell’attuale maggioranza, la parte riformista e moderata, assieme a quelli dell’Udc, del Pd, che concordi una serie di passaggi essenziali per tenere in ordine i conti del Paese, ma anche per ridare slancio all’economia e ossigeno alle famiglie, ai disoccupati. Lascerei fuori Lega e IdV, i partiti del ‘cappio’, gli unici interessati molto di più al loro risultato elettorale che non al futuro del Paese. Meglio sarebbe poi se questo esecutivo fondasse la sua legittimità anche sulla convocazione di un’Assemblea costituente. La legge elettorale è solo una parte del problema, l’altra è la riforma dei meccanismi di governo con i suoi pesi e contrappesi e invece, continuando così, si va solo a sbattere di nuovo.
Intervista di Giulia Giuliani