Avanti della domenica

N. 24 del 25 luglio 2010

Interventi - La sinistra delle idee, la sinistra del fare
mercoledì 21 luglio 2010


Felice Borgoglio

Il congresso si svolge in un momento di crisi internazionale,che coinvolge in particolare l’economia europea e ci costringe ad affrontare alcuni nodi strutturali ed ad attuare una politica di riforme indispensabile per affrontare i profondi cambiamenti avvenuti in questi anni.
Da questa crisi si esce solo se saremo capaci di realizzare una nuova nazione europea, o l’Europa diventa stato o altrimenti, si ritorna alla frammentazione del passato con la fine dell’euro, ed un declino irreversibile per incapacità di competere con i nuovi protagonisti dell’economia mondiale, non può esistere una moneta senza Stato, non può esistere uno Stato senza moneta, noi siamo in questa situazione paradossale di avere una moneta senza Stato e degli stati senza moneta.
La nascita di un governo dell’Europa, è la priorità per affrontare la crisi e mettere in atto una politica sinergetica in grado di realizzare economie di scala, e attuare politiche di sviluppo che hanno bisogno di piani europei.
In questo contesto si possono poi realizzare le politiche regionali, che coinvolgono i diversi stati. Nel caso nostro è estremamente urgente ristrutture la spesa pubblica, riducendo la spesa corrente ed incrementando quella per investimenti, onde recuperare il ritardo infrastrutturale e rendere piu competitivo il nostro Paese. Va ridotta la frammentazione amministrativa; otto mila comuni non hanno piu senso e non sono in grado di offrire una discreta qualità di servizi.
Il quadro politico si va deteriorando, ma rimanendo sulla scena politica Berlusconi, questa lunga transizione non finirà, il nostro compito è tenere in vita il soggetto politico socialista capace di definire una prospettiva, post-berlusconiana, in grado di parlare all’area laico-socialista,che in questi anni ha fatto prevalere il risentimento, e si è fatta attrarre dalle sirene berlusconiane, non ci possono essere pregiudizi su chi ha fatto scelte diverse, ma un serrato confronto per evidenziare il fatto e le contraddizioni di stare in uno schieramento di centro-destra e continuare a definirsi socialisti.
Rafforzare la nostra vocazione europea e definire il progetto per l’Italia è la sfida che ci attende. A noi spetta il compito di non deludere la migliore tradizione socialista.

Giorgio Brero

Da questo Congresso credo che debba uscire una tattica a breve che ci permetta di rientrare in Parlamento nel caso che Berlusconi voglia ricorrere ad elezioni anticipate per liberarsi in un sol colpo del logoramento interno che alla lunga non reggerebbe e di Fini che uscirebbe ridimensionato da un voto che sarebbe una sorta di giudizio di Dio sul Premier, una battaglia da solo contro tutti con gli effetti mediatici di cui è capace.
Accanto a questa  una strategia di lungo respiro che preveda il rilancio delle idee e del Partito in una forma nuova, con un approccio più in sintonia con la società che evolve e cambia ogni giorno, cercando di vivere i problemi e le sofferenze della maggioranza degli italiani, dei giovani senza lavoro, di quelli che hanno un lavoro precario senza sicurezze per il futuro, che non sanno se avranno una pensione per poter vivere senza patemi la vecchiaia, degli anziani che hanno bisogno di assistenza, sempre più soli in un mondo per loro alieno che guardano con diffidenza, la solidarietà a tutti questi mondi paralleli che convivono con noi e che aspettano una nuova utopia che riesca ancora a scaldare i cuori. Questa nuova utopia può essere la nostra, un mix di valori universali e di nuovi interpreti che sappiano dare a questa missione  un impulso nuovo e particolare, se questo è il testimone che passiamo alle nuove generazioni allora una luce in fondo al tunnel si potrà vedere e torneremo ad essere degni prosecutori di una storia che non può finire.

Carugno Massimo

Il nostro ruolo è rappresentare, alla sinistra del PD, (come negli anni ’80 eravamo a sinistra della DC,) il soggetto politico che si frappone come diaframma e punto di frizione col resto della sinistra cercando di intercettare il consenso di tutti gli italiani che non sono di tradizione post comunista e che non si riconoscono nel PD.
Ma oltre che parlare ai partiti del centrosinistra, bisogna parlare alla gente, bisogna parlare a quel grande partito del 40 % che non si esprime, bisogna chiedere quali sono i loro problemi e cercare di fornire delle risposte.
A fianco ad una azione politica tradizionale è assolutamente necessario introdurre forme e strumenti di ispirazione militante e movimentista. E’ cosi strano dire che per fare questo bisogna tornare ai banchetti ? Fra tutte ce ne è una, di iniziativa, che particolarmente stuzzica la suggestione nostra e forse quella della comunità politica e sociale italiana.
Il PSI dovrebbe rendersi promotore di un referendum per la abolizione della nomina dei parlamentari e la reintroduzione delle preferenze. Sarebbe una iniziativa che difficilmente non starebbe sotto i riflettori dei media e sarebbe difficile per chiunque spiegare perché non aderirvi.
Per fare questo un partito, che non è presente nelle istituzioni centrali, ma lo è in quelle territoriali e periferiche, deve adeguare la sua organizzazione alla propria struttura. Noi oggi siamo il partito delle “rappresentanze amministrative e locali” e quindi l’organizzazione deve essere assolutamente periferica e decentrata. Un “decentramento democratico” perché dai territori viene il maggior impulso alla vita ed alla crescita del partito.

Luca Cefisi
Si è costretti a tornare a discutere di povertà, di reddito, di disoccupazione, insomma di cose serie.
E allora diciamo che quest’austerità di Tremonti non possiamo permettercela, anche e soprattutto, perchè minaccia la nostra idea della qualità della vita, di una società decente: quelli che la retorica aggressiva della nuova destra chiama i “privilegi”, cioè i salari decenti, le ferie, le pensioni, la sanità, le limitazioni agli orari di lavoro. Sono diventati “privilegi” rispetto al lavoro precario, le cui condizioni da eccezionali diventano semplicemente “non-privilegiate”, cioè normali.
In questo, abbiamo l’anomalìa italiana. Questa destra non è una destra europea, non è dignitosa, non è come la destra di Sarkozy che accetta di perdere per non allearsi a  Le Pen, mentre questi senza pudore imbarcano di tutto, Mussolini, Bossi, Storace, pure gli skinhead di Forza Nuova… Non è una destra europea, così come non c’è ancora in Italia la sinistra europea, socialdemocratica e riformista, che noi vogliamo.
Certamente la sinistra è debole senza i socialisti, questa è la lezione italiana, ma è vero anche il contrario: quando la sinistra è più forte, lo sono anche i socialisti, quando è più debole, sono deboli i socialisti. C’è invece bisogno di coalizioni tra diversi, in politica, come c’è bisogno di coalizioni tra diversi nella società, un’ampia coalizione di idee, di interessi, di gruppi, così si vincono le elezioni.

Marco Di Lello

La crisi renderà il nostro paese ancora peggiore più diseguale, più ingiusto. Berlusconi in questi mesi voleva convincerci che la crisi non ci fosse. La triste realtà è che c’è e che a pagarla sono sempre gli stessi: i meno garantiti e i più deboli. La pagano i pendolari, costretti a fare i conti con i tagli al trasporto pubblico locale e gli aumenti delle tariffe autostradali; la pagano i lavoratori, costretti come a Pomigliano a scegliere tra diritti e lavoro; la pagano i cittadini del Mezzogiorno, costretti a fare i conti con aumenti dell’Irap ed Irpef, una strage di quello che sarà il federalismo leghista, né responsabile né solidale, semplicemente egoista; Non la pagano le banche, forti di solide amicizie, a destra come a sinistra… Non la paga la Chiesa, che ancora ha i suoi immobili esenti dall’Ici, ed ha lo sconto del 50% dell’Ires.
Due anni di governo Berlusconi hanno reso questo paese meno libero, nel lavoro, nell’esercizio del voto, con milioni di elettori privi di rappresentanza; nell’informazione che una legge bavaglio si preoccupa di comprimere e anche nell’economia dove con la legislazione in deroga ha drogato ogni forma di concorrenza. C’è solo una libertà in più, quella di delinquere, grazie all’immunità dello scudo per i potenti e del condono per i furbi e se sei mafioso, la qualifica di “eroe”.
D’altra parte viviamo in un paese in cui in galera ci vanno solo i poveracci. Perciò serve la sinistra, perciò serve un più grande partito socialista, che sia il partito del merito, della solidarietà, il partito in un paese di “figli di” che sia dei figli di enne enne. Il partito delle libertà, il partito dell’ecologia, il partito dell’innovazione e soprattutto il partito della speranza.
La sinistra ha perso infatti quando ha smesso di alimentare “il sogno”, il sogno che se nasci figlio di operaio non per forza dovrai fare l’operaio o il bracciante agricolo se sei figlio di bracciante agricolo. Ridare speranza al nostro popolo è la nostra missione.
In Italia e in Europa in questi anni abbiamo visto una sinistra senz’anima, svenduta sull’altare della governabilità a tutti i costi, che è arrivata a teorizzare l’ aziendalizzazione del welfare; una sinistra arrogante, cialtrona, presuntuosa, che nei mesi scorsi in nome di alchimie politiche, pretendeva di scegliere nel buio di una stanza romana chi dovesse governare la Puglia. Noi abbiamo oggi l’ambizione di contribuire a ricostruire la sinistra, nuova e diversa.
Berlusconi ha vinto imponendo il suo modello culturale fondato sull’egoismo che è figlio della paura, quella paura che ti fa odiare l’immigrato perché temi possa prenderti la casa popolare o il posto di tuo figlio all’asilo nido. Noi possiamo vincere imponendo il modello della solidarietà.
Vale per il Paese e vale per noi, per la nostra comunità. Dal ’93 in poi  non sempre c’è stata tra di noi e tra i vecchi dirigenti. Ce ne è uno solo che ha passato questi anni a sostenerci, aiutarci e consigliarci: è Ugo Intini, grazie Ugo! Per quanto mi riguarda questi due anni di lavoro con Riccardo e la Segreteria sono stati un privilegio e di questo li ringrazio.
A Montecatini sapevamo di avere iniziato una lunga marcia di cui Perugia è solo una tappa e questo congresso è un piccolo passo per rendere vivo e attuale il socialismo. Per farlo dovremo dar vita ad un nuovo modello di partito.
Investire sui giovani, sulle tante ragazze e ragazzi che lavorano nel partito in periferia. Dare spazio a nuove forme di aggregazione, rendere le nostre sezioni più attraenti, farne luoghi “del fare” anziché “del parlare”. Convinti che il socialismo non sia da museo, ma dovremo riuscire a renderlo attuale e per questo serviranno nuove energie, con punti di vista storie ed esperienze anche diversi dalle nostre.

Luigi Fasce

Prima di tutto un grato pensiero alla memoria di Aldo Capitini, perugino, il padre, assieme a Guido Calogero, del  Manifesto Liberalsocialista (il vero liberalsocialismo! ) del 1941 ancora assolutamente di attualità. Per chi volesse conoscerlo meglio può vedere in www.circolocalogerocapitini.it.
La relazione Nencini è ambigua. La scelta prioritaria di Nencini di una alleanza con PD e UDC è profondamente sbagliata perché colloca il nostro partito al centro mentre in Europa tutto il PSE è già riposizionato decisamente a sinistra. In alternativa a questa alleanza centrista, occorre un coraggioso progetto di riunire tutta la sinistra che voglia definirsi riformista. Il primo interlocutore del tutto naturale è dunque SEL. Occorre recuperare gli elettori di sinistra che vogliono lo stato sociale (laico e statale) vogliono i beni pubblici gestiti dal pubblico, sono stufi delle privatizzazioni fatte dalla sinistra cosiddetta moderata, di governo, e della mano libera lasciata interamente alle multinazionali. Dunque la relazione di Nencini non mi convince, prevedo che farà perdere gli ultimi pezzi, non al socialismo, ma a questo partito.

Sandro Filosa
Voglio sottolineare la situazione dei 17 milioni di pensionati italiani che da ben 10 anni non hanno aumenti sulla pensione, il 72% hanno una pensione inferiore ai mille euro e di questi oltre il 60% inferiore a 600 euro. Con l’ultima finanziaria avranno in dono dall’attuale governo una decurtazione di 74 euro al mese, lo studio è stato fatto da Federconsumatori e Adusbef che prevedono un aggravio annuo per ogni famiglia di 886 euro. Se si aggiungono gli aumenti delle tasse regionali e comunali si raggiungerà facilmente i cento euro in meno sulla già misera pensione. Ancora una volta la crisi la devono pagare i meno abbienti mentre gli amici liberi professionisti ecc.continueranno ad evadere le tasse grazie ad un sistema ridicolo. A questo punto è necessaria una precisazione: il lavoratore in attività paga le tasse anche sull’accantonamento per la pensione, perché da pensionato viene nuovamente tassato sull’intera pensione? Questo significa che in Italia c’è chi paga due volte e chi niente.
Invito Riccardo Nencini ed il Consiglio Nazionale a discutere su questo tema ed a prendere le opportune iniziative.

Riccardo Mantovani
Veniamo da una serie di importanti appuntamenti politico elettorali che nella gran parte dei casi hanno visto disattese le nostre speranze di militanti e dirigenti. Disattesa la speranza di ricomparsa sulla scena politica nazionale. Un po’ meglio, ma neanche tanto, è andata nelle elezioni regionali e locali in cui si è deciso di puntare su persone con qualità, competenze e appeal che a questo livello sono state riconosciute. Vi porto un esempio breve breve. Badia Polesine, comune di 10.000 anime, ha registrato una presenza socialista in comune, in maggioranza, dopo 20 anni di assenza proprio nel 2009! Questo grazie alla volontà di cambiamento e di ritorno a parlare alla gente; siamo stati premiati con l’elezione a consigliere di un giovane 23enne! Proprio da qui, compagni, vorrei che il partito riprendesse il proprio cammino; dalle persone, dalle loro idee, dalle loro conoscenze e competenze e credetemi, ce ne sono ancora tante. Basterebbe stimolarle, creando loro condizioni e situazioni perché gli spazi comincino a prenderseli, e non comincino a fuggire o a sconfortarsi a causa di personaggi interni al partito che ancora vogliono cavalcare l’onda di un qualcosa che non c’è più! Per loro credo sia più giusto creare degli spazi alternativi, andando a supportare i nuovi volti, le nuove generazioni. Concludo qui il mio intervento compagni esortando tutti noi a vivere nuovamente la nostra attività politica con un po’ più di spirito di sacrificio, umiltà e dedizione, il tutto facendo si che sia un “servizio” che noi tutti diamo, per un arco di tempo limitato, al nostro paese, alla nostra comunità, alla nostra gente.
Solo così i giovani potranno riaffezionarsi alla politica ed a quelli che sono i valori che essa rappresenta: Libertà di espressione, democrazia vera e merito!

Alessandro Michelozzi
Provengo da Prato, uno dei distretti manifatturieri più rilevanti del Paese. Cresciuta vorticosamente nel dopo guerra. Capace di accogliere decine di migliaia di persone da molte parte d’Italia e in particolare dal Sud oggi conosce una crisi profonda e strutturale le cui cause sono spesso ricercate e indicate fuori dal sistema e che invece allignano, per la gran parte, proprio dentro il sistema stesso. Un sistema di medie, piccole e piccolissime imprese, industriali e artigiane, che hanno fondato la loro forza sulla flessibilità degli orari di lavoro e sul “nero” per lo più necessario a far quadrare i conti dei terzisti.
E’ qui, nel cuore della Toscana e della sinistra di governo, che fallisce la politica e mostra tutta la propria inadeguatezza e impreparazione.
E’ qui che prevale la destra ma perché è la sinistra a perdere.
A perdere innanzitutto il contatto con la realtà del proprio territorio tronfia com’è della propria posizione dominante e ingessata com’è da interessi trasversali, ispessiti e incancreniti da decenni di gestione del potere.
Dai casi Prato che ritroviamo in ogni luogo dello stivale parte la sfida della nuova sinistra italiana.
A questo punto sta al nostro Segretario portare avanti gli impegni assunti con il Congresso e con le forze politiche che hanno dato il loro contributo al disegno di una diversa prospettiva. Guai se adesso ci rinchiudiamo nel silenzio in attesa di un cenno o di uno sguardo del più grosso, e non grande, partito del centro sinistra. Dobbiamo muoverci con libertà e autonomia lungo la strada indicata dal Congresso di costruzione di una forza o di una aggregazione della sinistra intorno ai valori e ai fondamenti programmatici del PSE che contribuisca alla realizzazione di una coalizione elettorale ampia e alla definizione, nel contempo, di una formula di governo più ristretta omogenea e compatibile con le forze più moderate del Paese.
Per questo abbiamo bisogno di mani libere e di una testa senza catene, capace di ricucire rapporti con tutte le forze della sinistra italiana e di superare ogni dissidio e frizione particolare.

Gaetano Muratore
Questo Congresso dovrà caratterizzarsi per il rilancio definitivo del Partito.
Se vogliamo continuare a chiamarci Socialisti dobbiamo necessariamente comportarci noi per primi da socialisti e richiamarci a quelle tradizioni ed a quei valori che hanno reso grande il nostro Partito.
Bastano idee e proposte semplicemente socialiste. Per esempio, la prima cosa che mi viene in mente è che il Partito dovrebbe assumere quale cavallo di battaglia la lotta agli sprechi e ai privilegi di stato. La seconda è la lotta all’ evasione fiscale.
Il Politico è il braccio operativo che deve mettere in pratica i principii della Politica e lo deve fare rispettando in primo luogo la Legge Morale.
I socialisti non devono consentire che al lavoratore comune venga richiesto un periodo di permanenza in servizio di 40 anni prima di andare in pensione mentre coloro che devono dare l’esempio, ossia i Parlamentari, ci vadano con soli 35 mesi.
Ma non è tutto, si sono anche dati la possibilità di cumulare altri redditi... cosa che alle persone comuni non è consentito se non dopo i 40 anni di lavoro. E certi prvilegi non sono riservati solo ai parlamentari nazionali ma anche a quelli regionali.
E perchè non si può introdurre nel nostro sistema fiscale, la possibilità per ciascun individuo di poter detrarre dalle dichiarazioni dei redditi, tutte le spese, nelle dovute proporzioni, da ciascuno sostenute? Intendo dire che se venisse data la possibilità di portare in detrazione anche la tazzina del caffè o l’ombrellone che si noleggia nel periodo delle ferie, così come le spese dell’idraulico o del tappezziere sarebbe possibile far affiorare tutto il sommerso.

Gianfranco Perulli

Il secondo congresso nazionale con la mozione di Riccardo Nencini si colloca in una fase politica caratterizzata dalla più profonda crisi istituzionale ed economica dal dopoguerra ad oggi che fa giustamente chiedere al nostro segretario un governo anti crisi istituzionale. Il problema è capire se esista ancora in Italia uno spazio naturale tra le forze politiche collocate a sinistra, in uno spazio cioè che non è né centro democratico né cattolico, spazio che sia cioè riferibile con gli aggiornamenti necessari al pensiero socialista e socialdemocratico, non comunista e non cattolico, non liberale, ma caratterizzato da un suo peculiare contenuto. La questione socialista si pone come interrogativo sulla sopravvivenza di un pensiero democratico moderatamente di sinistra utile e capace di interpretare i bisogni diffusi, specie della crescente area delle nuove povertà, aperto al confronto politico dei nuovi scenari. Utile altresì sul piano istituzionale a contribuire al decentramento dello stato centrale nelle forme del regionalismo istituzionale e della difesa dei comuni italiani. Se in passato il Psi ha ideato e attuato nel nostro paese la fase storica della programmazione economica, oggi può favorire l’attuazione di un
federalismo nobile in chiave di decentramento amministrativo, contribuendo alla gestione del patrimonio pubblico trasferito. La questione socialista non può quindi prescindere dalla più ampia questione del centro sinistra o meglio dei partiti che ad esso si richiamano, la cui crisi profonda in certi casi ha contraddistinto e contraddistingue l’attuale momento politico generale e il laboratorio politico in atto. Tale crisi identitaria accentua la necessità di una ripresa dell’iniziativa socialista e democratica in italia, non solo riproponendo i valori esaltanti dei padri della storia socialista italiana, ma anche una aggiornata prospettiva di impegno, guardando con interesse alla formazione di un terzo polo e di assunzione di responsabilità collettive.

Alessandro Pietracci

Vorrei porre la domanda: “Perchè nella seconda Repubblica il centrosinistra - e dunque non soltanto noi socialisti - rimedia continue sconfitte al Nord (ad eccezione del Trentino e della Liguria)?
Su questo tema mi tornano in mente le parole del sindaco di Torino Sergio Chiamparino: “Noi del PD non sappiamo cosa dire alle donne, ai lavoratori, agli imprenditori, alle categorie economiche e sociali, agli anziani, ai giovani”.
Purtroppo neanche noi socialisti riusciamo a parlare alla gente. Ma diversamente dal PD che non parla perchè non sa o non vuole, noi non possiamo perchè stampa e Tv ci impongono un bavaglio insopportabile ancor più ingiusto di quello che il governo Berlusconi vorrebbe porre su tutta la stampa. E allora in questo Nord, noi socialisti consapevoli della insufficienza della nostra forza ma orgogliosi della storia, della cultura, dei valori del socialismo italiano ed europeo, dobbiamo impegnarci per aggregare l’intera area laica, riformista, liberale, radicale e della sinistra democratica, costruendo dunque una nuova aggregazione a livello locale, mantenendo ciascuno il proprio riferimento nazionale e internazionale.

Gianluca Soliani
Nelle tesi congressuali si accenna al tema di un nuovo modello di partito. Si era già teorizzato un partito “federativo e federale”, costituito da iscritti e circoli, fondato sul “principio delle pari opportunità”.
Il Psi, in effetti, si gioca il futuro anche sulla messa a punto di un nuovo modello organizzativo / partecipativo. Credo che vada affermata e reclamizzata la possibilità, per ogni militante, di esprimersi secondo sensibilità, capacità e creatività che gli sono proprie. L’iniziativa politica non deve essere appannaggio di pochi. Vanno incentivati quanti siano inclini ad interpretare dinamicamente la propria militanza, volgendola (nel rispetto di essenziali regole) alla produzione di  eventi che siano di stimolo ai propri talenti organizzativi.
E’ più facile elaborare nuove modalità di partecipazione che attuarle; ai dirigenti, dunque, il compito di dispensare motivazioni e stimoli.
I criteri di selezione dei dirigenti, ad ogni livello, devono essere le attitudini a motivare i compagni, ad approfondire i problemi e divulgarne soluzioni, a promuovere e coordinare iniziative.
In luogo di (o in aggiunta a) isolate e simboliche iniziative inidonee a suscitare un significativo impatto mediatico, dovremo concentrarci su durature e sistematiche campagne nazionali, ad es.: per l’affermazione dei diritti civili ancora negati e per il ritorno ad un sistema elettorale prevalentemente proporzionale, quale presidio di democrazia partecipata.
E’ poi necessario che il partito si presenti alle competizioni elettorali con una chiara linea distintiva e col proprio simbolo (da migliorare graficamente), con fierezza e senza apprensione per i risultati.
L’orgoglio per le nostre idee, scevro da timidezze nei confronti di alcuno, è la miglior linfa per la crescita del Psi.

Angelo Sollazzo
Il congresso unitario del Partito costituisce un importante successo per il rilancio politico ed organizzativo del Partito.
Se Montecatini fu il Congresso della divisione e della sconfitta, Perugia rappresenta un nuovo inizio nella vita del Partito e può individuare un progetto politico socialista di cui si sente assoluto bisogno.
Quando si parla dell’oggi, non si può ignorare quanto successo ieri e se vi sono state responsabilità, le stesse vanno distribuite senza far finta di nulla. Non si possono impunemente sperimentare in 15 anni numerosi tipi di alleanze ed assegnare la colpa della grave sconfitta al destino cinico e baro.
Nell’elettorato si era creato una sorta di disamoramento. Senza il simbolo sulla scheda per 15 anni, anche il fideismo elettorale più forte comincia a vacillare. Il congresso di Perugia su ciò deve essere chiaro. Il Partito si presenterà alle prossime elezioni con il proprio simbolo, rafforzerà la propria collocazione nella sinistra italiana, tornerà ad essere il partito dei lavoratori, come si addice ad un partito che si chiama socialista. I diritti civili sono importanti, ma lo sono ancora di più quelli sociali. A una dura lotta per l’occupazione e una per le unioni di fatto, preferisco la prima. Un partito non può esistere senza un progetto politico che parli al popolo. Solo dopo, attorno all’idea di Stato, si può procedere all’organizzazione. Ma il consenso non lo si raggiunge solo proponendosi al livello elettorale.
In Francia la SFIO di Guy Mollet era un partito socialista extraparlamentare che elaborò un progetto per il Paese tanto innovativo e funzionale che portò Mitterand a Presidente dei francesi. Quindi prima elaborare, progettare e studiare, poi chiedere il consenso.
Le manie di elezioni dei propri uomini ad ogni costo, senza un progetto, ha sempre portato disastri elettorali.
E’ fallito il primum vivere, è arrivato il momento di parlare alla gente.  Abbiamo un problema serio di visibilità ma ci dobbiamo, anche, chiedere il perché. I socialisti danno fastidio a destra come a sinistra, una ripresa in grande stile dei nostri temi creerebbe problemi nell’elettorato del Pd ed in quello del Pdl. I nostri circa sei milioni di elettori hanno potuto rifugiarsi nell’astensionismo, scegliere il meno peggio nei due schieramenti, ma una nuova forte proposta basata sugli ideali del socialismo democratico, nell’attuale profonda crisi che ha colpito il capitalismo, li potrebbe ricondurre nella casa comune.