I delegati al Congresso del PSI, riuniti in Perugia:
- approvano la relazione del segretario Riccardo Nencini;
- si impegnano a proseguire la loro azione per tenere viva e attuale la prospettiva storica dei valori del socialismo riformista italiano ed europeo, espressi nella famiglia europea del Pse e nell’Internazionale socialista, che sono ancora più centrali oggi, quando l’economia globalizzata e la crisi economica e finanziaria ad essa interconnessa rendono ancor più evidente la necessità di nuove forme di governo dell’economia e della finanza, coordinate a livello europeo e mondiale, che richiedono anche partiti sempre più europei.
- Notano come nell’ambito della crisi mondiale, esista una peculiare crisi italiana, dovuta alla delusione per la pessima prova mostrata dalla cosiddetta “seconda repubblica”, nata all’insegna di un progetto politico senza basi culturali condivise e senza una vera riforma costituzionale, con il conseguente inaridimento del pensiero politico e del ruolo dei partiti, fino alla scomparsa di un progetto di società futura. In questo contesto, il disorientamento che ne è seguito ha ulteriormente sostenuto il processo di delegittimazione della politica, assieme all’inefficienza della burocrazia e dei servizi pubblici, che sono pretesto per la rivolta fiscale. E’ cresciuto il qualunquismo e sono scesi in campo poteri alternativi, a cominciare da quelli mediatici ed economici, che hanno alterato le normali procedure democratiche.
- dichiarano la necessità sempre più urgente che il Paese riprenda il passo della politica europea, riportando al centro dell’agenda pubblica, oggi bloccata da questioni morali e giudiziarie che imbarbariscono il clima e disperdono energie, da polemiche mediatiche e da manovre politiche fini a sè stesse, le questioni davvero essenziali per i cittadini, quali lo sviluppo della sicurezza sociale, dell’occupazione, della tutela ambientale e dei diritti.
- Ritengono urgente porre le basi di un nuovo welfare italiano, fondato sulla cittadinanza, non sulle corporazioni, i gruppi d’interesse, l’appartenenza regionale o familiare; occorre un reddito di cittadinanza, un salario minimo stabilito per legge, nuove politiche attive e universali per l’occupazione, una riforma fiscale che privilegi il lavoro rispetto alla rendita, per una maggiore giustizia sociale in un’Italia che è sempre più ingiusta e ineguale;
- Ricordano che altrettanto importante è la modernizzazione del paese, le sue infrastrutture, favorendo la ricerca, lo sviluppo ecologicamente sostenibile, le fonti rinnovabili, e la diffusione delle reti telematiche e delle reti ferroviarie locali e metropolitane, poichè le infrastutture di movimento delle persone, delle merci e delle informazioni devono essere diffuse sul territorio e giungere ovunque;
CREDONO quindi che occorra rinnovare e rilanciare il progetto nazionale, costituzionale e repubblicano, riformando lo Stato, offrendo agli italiani e alle italiane nuova fiducia e nuovo ottimismo, ridefinendo l’identità nazionale con la riforma della cittadinanza e l’integrazione degli immigrati, un regionalismo solidale, un’idea d’Italia alta e non provinciale, anche come attore di pace, sicurezza e sviluppo nel Mediterraneo;
CHE OCCORRA stabilire su nuove basi la solidarietà tra le diverse regioni, ricordando l’attualità di una questione meridionale, e assumendo con serietà e senza demagogìe una questione settentrionale che riguarda la necessità delle aree più produttive del Paese di fronteggiare il mercato unico europeo e la globalizzazione: è questa difficoltà di fronte alle sfide della modernità che ha prodotto fenomeni regressivi nel nostro Nord;
DICHIARANO che è anche indispensabile mettere in campo al più presto un’alternativa riformista a questo governo Berlusconi; appare urgente che le forze del centrosinistra si dotino di una coalizione alternativa al Pdl, riconoscendo una volta per tutte che il Partito democratico non è di per sè sufficiente a rappresentare l’alternativa, e sembra anzi inadeguato a costruirla; non è infatti sufficiente contare sulle divisioni del centrodestra; l’alternativa riformista deve nascere da un programma proprio, e da scelte chiare; l’appello al voto di centro non significa rinunciare ai nostri valori e contenuti sociali, laici, di progresso, bensì significa conquistare il consenso degli elettori che oggi si astengono, o sono incerti, convincerli che esiste un’alternativa credibile alle politiche che oggi vengono portate avanti, e persuaderli che il voto alle proposte del centrosinistra è davvero nel loro interesse.
RIBADISCONO l’impegno, assieme a quello per la giustizia sociale, a difendere ed ampliare le libertà individuali, la laicità delle istituzioni, i diritti civili e la libera scelta affettiva, familiare, personale in ogni campo.
Il PSI afferma la sua autonomia, intesa come condizione per la migliore espressione della propria originalità nell’ambito di una coalizione più ampia. I socialisti sanno che il PSI è forte quanto più è forte la sinistra, che è come il mare in cui i socialisti navigano: il PSI è debole quanto più è debole nella società e nella politica uno schieramento riformista e di progresso. L’autonomia socialista non è quindi chiusura verso le altre esperienze di centrosinistra, ma precondizione per la migliore solidarietà con esse. In quest’ambito, di fronte alla necessaria collaborazione con il PD, appare di grandissimo valore coordinare le forze del centro-sinistra che portano un proprio messaggio originale e aggiuntivo rispetto a quello del PD, a partire da quelle di Sinistra Ecologia e Libertà, dei Verdi, dei Radicali, del variegato universo laico, e ricercando poi un’alleanza con quelle di tradizione cattolica democratica.
Il centrosinistra che vogliamo non può emergere solo dall’ingegneria istituzionale o elettorale ma dalla rappresentanza di valori e interessi. Oltre all’alleanza politica, ritorna imprescindibile quella sociale: sindacati, nuovi soggetti economici e sociali, lavoratori precari e nuove professioni, associazioni della società civile e dei consumatori.
Il Partito Socialista Italiano non è e non sarà mai un partito interessato a difendere uno spazio di potere: è indispensabile, per la nostra stessa esistenza, essere all’altezza dei nostri ideali. Siamo un partito che pensa in grande, che vuole parlare a tutti gli italiani e le italiane, che si impegna per il bene comune e non per l’interesse di parte. Un partito che è consapevole di dover rappresentare meglio al suo interno le differenze, a partire dalla differenza di genere, la differenza giovanile, le nuove identità culturali di un’Italia terra di migrazioni. Sin da oggi, ci impegnamo ad essere un partito ancora più aperto, in ascolto e in ricerca.