Avanti della domenica

N. 23 del 18 luglio 2010

Sintesi della replica del segretario a conclusione del Congresso
Riccardo Nencini - La sinistra delle idee, la sinistra del fare
mercoledì 14 luglio 2010


Mi riesce difficile vedere Stefania nei panni di quei fotografi di Stalin che correggevano le foto. C’erano Trotzsky Lenin e Stalin assieme, poi caduto in disgrazia Trotzsky, in quelle stesse foto restavano solo Lenin e Stalin”. Inizia così con una risposta all’intervento polemico pubblicato sul Corriere dell’Umbria, la replica del segretario Riccardo Nencini davanti ai delegati nella giornata finale del 2° congresso del Psi.
Questa - prosegue - è una correzione che Stefania non avrebbe dovuto fare.
Avevamo davanti a noi una scelta: mantenere il silenzio sulle parole di Stefania Craxi o ricordare la bandiera consegnata alla madre, Anna Craxi, ad Hammamet il gennaio scorso.
Non possiamo concedere che una questione personale, familiare, divenga la posizione di un sottosegretario di governo.
Mi ricordo bene cosa è successo in quegli anni perché ne sono stato testimone.
Mi ricordo, ad esempio, che un autista portò due compagni toscani a Roma da Occhetto che allora dirigeva il polo progressista, la ‘gioiosa macchina da guerra’ in vista delle elezioni del 94.
Ero giovane parlamentare eletto due anni prima e non avevo avvisi di garanzia. La dizione con cui venne rifiutata la mia candidatura fu perché ‘craxiano’
Mi ricordo altri fatti. A Milano nel marzo del 1999. C’ero io e c’erano anche Pia locatelli, Claudio Martelli, Roberfto Biscardini, Enrico Boselli e anche Roberto Villetti. In quattro giorni a Milano si tennero due riunioni importanti. Prima la riunione del gruppo parlamentare del Pse e poi il congresso del Pse
Scrive Paolo Franchi sul Corriere della sera del 2 marzo 1999, titolo, L’ombra di Bettino:
“Dunque, - scrive Paolo Franchi - per i leader attuali del socialismo europeo il problema Craxi, sempre che davvero esista, e’ un problema tutto italiano, che non deve riguardare in alcun modo il Pse. E per i Democratici di sinistra, piccati perché Enrico Boselli ha voluto sollevare la questione al congresso di Milano, quella di Bettino Craxi
Mi riesce difficile vedere Stefania nei panni di quei fotografi di Stalin che correggevano le foto. C’erano Trotzsky Lenin e Stalin assieme, poi caduto in disgrazia Trotzsky, in quelle stesse foto restavano solo Lenin e Stalin”. Inizia così con una risposta all’intervento polemico pubblicato sul Corriere dell’Umbria, la replica del segretario Riccardo Nencini davanti ai delegati nella giornata finale del 2° congresso del Psi.
Questa - prosegue - è una correzione che Stefania non avrebbe dovuto fare.
Avevamo davanti a noi una scelta: mantenere il silenzio sulle parole di Stefania Craxi o ricordare la bandiera consegnata alla madre, Anna Craxi, ad Hammamet il gennaio scorso.
Non possiamo concedere che una questione personale, familiare, divenga la posizione di un sottosegretario di governo.
Mi ricordo bene cosa è successo in quegli anni perché ne sono stato testimone.
Mi ricordo, ad esempio, che un autista portò due compagni toscani a Roma da Occhetto che allora dirigeva il polo progressista, la ‘gioiosa macchina da guerra’ in vista delle elezioni del 94.
Ero giovane parlamentare eletto due anni prima e non avevo avvisi di garanzia. La dizione con cui venne rifiutata la mia candidatura fu perché ‘craxiano’
Mi ricordo altri fatti. A Milano nel marzo del 1999. C’ero io e c’erano anche Pia locatelli, Claudio Martelli, Roberfto Biscardini, Enrico Boselli e anche Roberto Villetti. In quattro giorni a Milano si tennero due riunioni importanti. Prima la riunione del gruppo parlamentare del Pse e poi il congresso del Pse
Scrive Paolo Franchi sul Corriere della sera del 2 marzo 1999, titolo, L’ombra di Bettino:
“Dunque, - scrive Paolo Franchi - per i leader attuali del socialismo europeo il problema Craxi, sempre che davvero esista, e’ un problema tutto italiano, che non deve riguardare in alcun modo il Pse. E per i Democratici di sinistra, piccati perché Enrico Boselli ha voluto sollevare la questione al congresso di Milano, quella di Bettino Craxi è solo una brutta vicenda del passato: a che vale rivangarla davanti ai potenti socialisti d’ Europa, quando, dice Massimo D’ Alema, Craxi “è stato condannato senza appello dalla storia”? Nessuna delle due proposizioni suona, a dire il vero, del tutto convincente. E non certo perché Craxi sia meritevole di particolari solidarietà . Sottraendosi a giudici e giudizi, l’ ex segretario del Psi si è messo automaticamente dalla parte del torto, (…).Se è solo del Duemila che dobbiamo occuparci, viene da chiedersi, tra l’ altro, come mai i Ds abbiano sentito il bisogno di piazzare un bel convegno sul socialista liberale Carlo Rosselli (lo stesso Rosselli che Palmiro Togliatti defini’ un “fascista dissidente”) proprio alla vigilia del congresso milanese del Pse”.
Così Paolo Franchi perché, cari compagni, non bisogna scherzare mai con la storia, perché la storia vi presenta sempre il conto e svela i bugiardi.
La questione di Bettino Craxi venne sollevata e sul serio tra il ’94 e il ’99. Ma ora passiamo a noi.
Abbiamo fatto un buon congresso. Dobbiamo ricordare che cosa eravamo a Montecatini, perché se non ricordiamo ciò che eravamo non possiamo capire il presente.
Questo è l’unico congresso degli ultimi anni in cui cono venuti tutti i leader del centrosinistra e hanno parlato. Ultimo stamattina Bonelli.
Non sono stati solo affettuosi con noi ma hanno delineato un perimetro per il centrosinistra.
Se avessi saputo prima quello che ho letto oggi sui giornali ieri avrei detto a Casini, invitato a cena a casa sua con Berlusconi, che Vespa è un ottimo giornalista, ma un pessimo notaio.
La cena non poteva andare meglio di come è andata.
Il centrosinistra che immaginiamo invece è anche quello di cui hanno parlato i nostri ospiti.
Mario Staderini, per esempio, che ci ha proposto di portare avanti assieme alcuni temi su cui siamo d’accordo.

Grazie signor Presidente
Rutelli che ci ha proposto anche di costruire con lui un ‘terzo polo’.
Gim Cassano e gli amici liberali.
Angelo Bonelli che ci ha proposto di fare una convenzione dei partiti che non stanno in Parlamento per lavorare su alcuni obiettivi che condividiamo.
Paolo Ferrero, che è stato di una correttezza estrema, dicendo che non è disponibile a costruire uno schieramento di governo aperto al centro, ma che è pronto ad aiutarci a difendere temi essenziali come quelli della Costituzione.
Ha assunto un impegno Bersani e noi faremo in modo di ricordarglielo.
Non è venuta Sel, ma era stata invitata
Dobbiamo oggi salutare la stessa persona che andammo a salutare due anni fa subito dopo il nostro congresso: il presidente Napolitano. Dobbiamo ringraziarlo per il messaggio che ci ha inviato e che ieri è servito ad aprire i più importanti siti web di informazione e che oggi era in tutti i quotidiani. Queste cose non avvengono per caso. Se ci dice che facciamo bene a inaugurare un congresso sui temi della sobrietà e dell’etica della responsabilità, che le riforme devono essere condivise, dobbiamo dire grazie presidente.
Parliamo ora di quello che il nostro partito può fare.
Non possiamo farlo in Parlamento ma possiamo farlo nelle regioni dove abbiamo eletto tanti compagni. Lo possiamo dire a Bersani e chiedergli se Chiamparino ed Errani siano o no nello stesso partito. Chiamparino firma un accordo che  non ha dato nulla ai comuni. Errani propone due minuti dopo alle regioni di restituire le deleghe al governo, un’azione di una violenza terribile.
Ma il fronte delle regioni è già rotto.
Io suggerisco. Visto che l’Irap è una tassa delle regioni e non tutti hanno applicato aumenti, là dove siamo presenti dobbiamo proporre che chi ha di più, paghi di più
I consiglieri socialisti devono proporre un’addizionale Irap per banche e assicurazioni.
Ricordo che la lotta alll’evasione fiscale si fa anche da questa frontiera, nei comuni e nelle regioni dove abbiamo oggi circa 4mila amministratori locali.
Per quanto riguarda le questioni del centrosinistra.
Nonostante la crisi della maggioranza non c’è un sondaggio che segnali uno zero virgola in più per il centrosinistra. Siamo in condizioni ottimali, irripetibili; migliori di queste non arriveranno più.
Se guardate alla Francia, vedrete che alle ultime elezioni amministrative la sinistra ha vinto in tutte le regioni meno che in Alsazia, una regione che si può paragonare al nostro Veneto, che più bianca non si può, eppure Sarkozy non ha avuto tutti gli impicci del governo e della maggioranza italiana.
Se le cose non vanno ci deve essere qualcosa in casa nostra.
Se c’è un centrosinistra organizzato così come è organizzato non ha diritto di cittadinanza in Italia. Noi ci stiamo come partito che sta a sinistra. Centrosinistra per noi non vuol dire che noi andiamo nel Partito della nazione ma è stato delineato un perimetro politico in cui il centrosinistra comincia e finisce.

Un governo anticrisi
Vi leggo alcune dichiarazioni di oggi come quella che dice che “Bocchino parla con lingua biforcuta”. C’è poi l’intervista di Schifani al Corriere della Sera e un Bossi che dice “noi siamo veri nemici di Casini”. Un bel Casino!
E questa è solo la domenica mattina, con un Parlamento chiuso, ed è la metà di luglio.
In questa situazione mi sembra che abbiamo ragione quando proponiamo un governo anticrisi che dia una risposta ai problemi del’Italia.
Berlusconi mi sembra un po’ come Bertoldo, intelligente,  troppo furbo, alla ricerca di un albero a cui impiccarsi perché erano tutti troppo corti. Bene, Non è detto che l’albero prima o poi in questa situazione e con questi alleati non si trovi.
Veniamo al nostro partito.
E’ stato detto che si deve parlare di meno di noi e di più delle cose che facciamo.
La verità è che noi abbiamo in testa almeno otto formazioni diverse di governo. Invece abbiamo qualche problema in più ad attaccare i manifesti.
Il progetto per l’Italia che abbiamo delineato ha dei contenuti. Dalla conferenza di Rimini quasi trent’anni fa abbiamo continuato a saccheggiare quei contenuti.
Oggi la prima cosa da fare è dotarsi di una carta che serva a orientare idealmente i socialisti.
Il tema di come la sinistra deve interpretare il problema della sicurezza per i cittadini è sicuramente importante.
L’autonomia non è mai stata in discussione. Qualcuno dice o scrive ‘Nencini porta il partito di qui e di là’. Bisogna vedere i fatti, non il gossip.
La questione è piuttosto come noi gestiamo la nostra autonomia politica. Non basta dirlo; questo è l’unico modo di non esserlo
Abbiamo proposto delle campagne. Per esempio dico che dobbiamo tenere la prima segreteria nella piazza principale dell’Aquila, dove ancora ci sono le macerie e i ponteggi che avevo visto quando sono andato un anno fa.

Ripensare questa sinistra
Dobbiamo ripensare prioritariamente a una sinistra per rifare del centrosinistra una forza tranquilla.
Il peso che l’ala populista esercita su questa sinistra, è la miglior assicurazione per il capo del governo. Di Pietro ha praticamente lo stesso spazio in Tv che aveva Bertinotti.
Bersani ha preso con noi degli impegni.
Un tavolo per le prossime elezioni.
Difatti il prossimo voto nei comuni sarà una specie di voto nazionale. Per la costruzione di ipotesi di lavoro sulle misure per una manovra economica alternativa dobbiamo utilizzare come base il testo del Pse. Lo si può scaricare dal sito web del Pse, se serve, e spedirlo a largo del Nazareno.
Tramontata l’ipotesi di un bipartitismo maggioritario dobbiamo sapere come sostituirlo in vista delle elezioni municipali del prossimo anno.
Il nostro partito ha bisogno di organismi più snelli, più giovani. E qui voglio rendere un omaggio al comportamento di Ugo Intini. Ugo è un compagno che ti telefona e ti dice: ci sono le elezioni a Ragusa. Se hai bisogno, se non ci va nessuno, ci vado io.
Questo è il modo migliore di mettersi al servizio del partito, di difendere l’autonomia del partito. Chi lo dice e poi non fa nulla, continui a dirlo a casa sua e non venga ai congressi.
Ci serve più calvinismo, più fare. Dobbiamo mandare un gazebo a tutte le federazioni che non ce l’hanno. Certo poi i gazebo vanno aperti, ma è facile montarli come le tende canadesi.
Maggiore solidarietà tra di noi. Rispettare di più le regole.
Una sinistra delle idee, ma anche del fare.
Ricordiamoci del partito d’azione. Qualcuno disse che dopo l’ultima riunione tutti uscirono dalla stanza e nessuno spense la luce.