Avanti della domenica

N. 22 dell'11 luglio 2010

Lettere
mercoledì 7 luglio 2010

Quel maledetto 1921

La prima grande scissione del PSI e la nascita del PCI condizione tuttora le sorti della sinistra italiana? Probabilmente si. è a Livorno che circa 90 anni fa (esattamente nel gennaio 1921), dalla drammatica rottura del primo Partito dei lavoratori italiani nascerà quello che all’epoca si chiamerà Partito comunista d’Italia Sezione dell’Internazionale comunista. L’occasione sarà offerta dal XVII Congresso del PSI: il primo si era svolto a Genova nel 1892.
All’interno del Partito (dal 15 al 20 gennaio ’21), si fronteggiano, più o meno esplicitamente, quanti sono per il gradualismo riformista e quanti affermano che “bisogna fare come in Russia”; vale a dire la rivoluzione. Non a caso chi, in apertura, presiede il Congresso, lo definisce “storico per le conseguenze che avrà”. Tra applausi, urla, invettive di ogni genere ed evviva all’indirizzo della “rivoluzione comunista”, mentre spunta anche qualche rivoltella, si prepara la nascita di quello che più avanti nel tempo sarà il Partito di Togliatti. A Umberto Terracini, che esalta quella Russia che “ha conquistato la prima forma concreta della rivoluzione mondiale”, Filippo Turati replica: “Quando il bolscevismo avrà fatto fallimento, la nostra vittoria verrà” e “voi dovrete percorrere la nostra via, la via dei social traditori”. E nascerà anche in Italia (come altrove) il “Partito della rivoluzione” mentre di lì a poco in Italia (e poi anche altrove) nascerà il Partito della controrivoluzione. E poi, dopo una drammatica parentesi che si chiuderà soltanto nel 1945, l’Italia vanterà il “maggior Partito comunista dell’Occidente”.
Ai “giorni nostri”, dopo la quasi totale scomparsa del PSI, i tardi discendenti del “Partito della rivoluzione” a conclusione (per ora) di trasformazioni e convulsioni politiche di ogni genere, si fonderanno con seguaci di quello che un tempo era sprezzantemente definito l’”oppio dei popoli”. Intanto però, almeno per ora, non si profila all’orizzonte politico italiano una alternativa credibile per una possibile alternativa al governo di centro-destra.

Giuliano Vincenti

L’ambizione di volare alto


Il PSI è senza dubbio il risultato di una storia nazionale e di partito molto complessa. Se pensiamo alle difficoltà affrontate negli ultimi 15 anni, all’esito delle ultime elezioni nazionali, ai rancori personali, alle vessazioni mediatiche e politiche di cui è oggetto, ci rendiamo conto di quanto coraggio ci voglia per andare avanti. Eppure questo coraggio è forse il vero patrimonio dei tanti iscritti al PSI. Militanti che hanno sfruttato le risorse di internet per dare sfogo ad una voglia di essere visibili che i media tradizionali gli avevano negato.
Il socialismo, ed il PSI che ne rappresenta la continuità, sembra assurgere ad un’onda virtuale che lentamente sta invadendo gli spazi web a conferma che la tecnologia migliora e rende concrete le istanze della democrazia. Un entusiasmo che non deve andare disperso ed è per questo che invochiamo un Congresso che sia interprete del desiderio socialista di volare alto.
Il PSI non può deludere le migliaia di iscritti che vogliono vedere il socialismo italiano – con le sue insegne e simboli – sulle schede di ogni tornata elettorale, sempre con lo stesso simbolo, in modo costante continuo e convinto, fino a riportare con gli anni la sinistra progressista italiana a corrispondere con il socialismo.
L’aggregazione scaturita dalla fu Costituente Socialista era stata la speranza di chi voleva porre fine ad una diaspora deleteria per tutti. L’avvicinamento di soggetti appartenenti ad altre tradizioni della sinistra italiana fu un fatto importante cui si doveva prestare più attenzione.
La strada era quella giusta, volare alto, essere in Italia la sezione del PSE ed attrarre tutti i soggetti delusi dallo spostamento centrista del PD, qualunque fosse la loro provenienza, purché si riconoscessero nel Partito Socialista Europeo.
Siamo ancora in tempo a rappresentare la piattaforma di rilancio della sinistra socialista, la casa di tutti coloro che si riconoscono nel PSE, la cui stima dobbiamo guadagnare dimostrando in primis di credere nel nostro progetto, nella possibilità di crescere e di rappresentare una alternativa al quadro desolante della sinistra italiana, appesa alla sterile rabbia dei dipietristi ed al piagnucolare arrendevole del PD.
Troppe volte abbiamo sentito parole di rassegnazione tra i dirigenti del nostro partito, segni di cedimento verso un destino avverso. Troviamo la forza di reagire dunque, utilizzando l’entusiasmo dei militanti, l’identità, l’audacia dei dirigenti, un grande progetto, la propaganda del PSE e, infine, un tema forte, utile, concreto, decisivo, quale l’introduzione di principi di democrazia industriale nelle leggi regolanti il sistema giuridico-economico italiano.

Leonardo Scimmi
Delegato PSI Lussemburgo/Germania