Dopo mesi di occultamento da parte del Governo di una crisi evidente a tutti, esortando all’ottimismo, improvvisamente viene imposta all’Italia una manovra economica dura ed iniqua.
I tagli sconsiderati ricadono pesantemente sugli Enti Locali, per prime le Regioni, senza considerare un necessario bilanciamento tra le competenze disciplinate dalla Costituzione a seguito della riforma del Titolo V e le risorse indispensabili per dare ai cittadini i servizi e le risposte puntuali a cui hanno diritto.
La classe dirigente del nostro Paese, negli anni, non è stata lungimirante. Per troppo tempo la spesa pubblica, sia centrale che locale, è stata incontrollata. Il sistema previdenziale non è più in grado far fronte alla crescente domanda di una popolazione sempre più anziana. Il mondo del lavoro, a causa di riforme applicate solo parzialmente, da un lato non è in grado di accogliere i giovani con un impiego stabile e dall’altro tende sempre più ad utilizzare forme contrattuali precarie e fragili.
In questo quadro sicuramente sconfortante, è stato necessario trovarsi di fronte alla crisi greca e spagnola per divenire completamente consapevoli delle difficoltà dell’economia italiana.
La risposta che è stata data dal ministro Tremonti non tiene conto delle esigenze degli Enti Locali e impone tagli penalizzando pesantemente chi già ha sulle sue spalle il peso di una situazione difficile.
Per di più viene presentata come una manovra da approvare a scatola chiusa senza una minima discussione. Il nuovo ricorso alla fiducia, infatti, dimostra per l’ennesima volta che il Governo Berlusconi non è in grado di assumere una decisione e di discuterne in Parlamento.
La fiducia permette l’approvazione senza dibattito e ciò rappresenta quanto di più antidemocratico ci possa essere. Tutto ciò aggravato dal fatto che i temi su cui viene posta la fiducia, sono sempre temi di rilievo su cui il dibattito parlamentare dovrebbe rappresentare la base per qualunque scelta e votazione.