Uno dei peggiori mali della comunità socialista è stato, da sempre, la propensione ad una sorta di autoflagellazione. Il piangersi addosso è stato spesso il nostro sport preferito. Ciò non vuol dire che la nostra situazione sia rosea e che tutto funziona a meraviglia, anzi il contrario.
Bisogna, però, partire dal Congresso di Montecatini, dai lasciti ricevuti, dal senso di sbandamento della base dopo una durissima sconfitta elettorale, dalla stessa struttura di vertice del Partito che per anni aveva privilegiato l’autoreferenzialita e la salvaguardia della collocazione personale della cooperativa dirigente.
Il cambio di nome da SDI, che sembrava un esercizio dentale, ha riproposto con forza la presenza di un vero Partito Socialista.
Subito dopo il primo congresso sono avvenuti una serie di eventi che, obiettivamente, hanno condizionato le nostre attività iniziali, non ultimo il grave incidente che ha visto coinvolto il Segretario nazionale. Vi è stata una accelerazione delle nostre necessità con le elezioni europee che a posteriori molti, dopo l’approvazione unanime, hanno considerato un errore sul terreno delle alleanze con Sinistra e Libertà di Vendola.
Oggi è facile dire che quel capitolo è da considerare chiuso e non certo per nostra responsabilità, ma in quel preciso momento il tentativo di tornare nelle istituzioni, e segnatamente nel Parlamento europeo, sembrava un passaggio ineludibile. Successivamente vi è stato un cambio di mentalità. Si è cominciato a fare veramente squadra ed a prendere atto che un partito benché extra-parlamentare, possa essere nelle condizioni di avere una proposta politica utile per il Paese e dimostrare una qualità della cultura politica che ben pochi possono vantare. I Congressi regionali hanno costituito la riprova di quanto affermato.
Chi scrive ha partecipato alle assisi congressuali al Nord, al Centro ed al Sud, e, per la modesta esperienza, ha potuto rilevare il livello più che elevato del dibattito. Stessa cosa lo hanno rilevato il Segretario, il Coordinatore della Segreteria e tutti gli altri compagni impegnati nella attività congressuali.
Vi sono quindi idee, proposte, uomini. Manca una concreta visibilità per quanto diciamo e realizziamo. Non bisogna dimenticare lo stato di lebbrosi di cui godevano, e per certi aspetti, ancora godono i socialisti.
Con il passare del tempo, però, per tutti vengono dimenticati i vizi e si riscoprono le virtù. I socialisti vengono ricordati come veri propugnatori delle grandi riforme, per la qualità del loro gruppo dirigente e per essere stati determinanti nella stagione dello sviluppo e dell’ammodernamento del Paese. Per i loro vizi, che pure c’erano nel corpo del Partito, rispetto a quanto accade ai nostri giorni, il tutto viene ridotto a piccole ruberie per la politica e non per le persone, e una certa etica anche nei comportamenti personali comunque vigeva. Oggi le forzate galanterie, il fatto che si finisce sulla stampa internazionale più per le gaffe, per le amanti, che non per le attività di Governo la dice lunga.
Il Partito in questo anno, e poco più ,di concreta attività ha tentato di riposizionarsi nel panorama politico italiano. Oltre dieci manifestazioni nazionali, a cominciare dalla Conferenza Nazionale di Organizzazione di Napoli e quella Programmatica di Roma, hanno costituito il tentativo di parlare ai militanti ed alla gente con il linguaggio della serietà e della verità.
Ma non vi può essere supponenza e presunzione nel gruppo dirigente che ha fatto certamente molti errori, ma tutti in buona fede. Sarà il Congresso a giudicare con la certezza che ogni responso sarà accettato.
Nella nostra piccola comunità tutti hanno il diritto di poter criticare e apprezzare, di condannare ed assolvere. Sicuramente abbiamo fatto uno sforzo enorme per l’unità del Partito, l’importante è che si lavori tutti insieme per costruire e non per distruggere.
L’impegno del Congresso sarà chiaro per affermare che il Partito c’è oggi e ci sarà domani. Chi pensava a confluenze o a scioglimenti avrà il benservito.