Avanti della domenica

N. 22 dell'11 luglio 2010

Luca Cefisi - Le risposte dei socialisti
mercoledì 7 luglio 2010

L’esperienza storica del socialismo italiano, i suoi valori, i suoi programmi, sono parte integrante dell’esperienza del socialismo europeo. Bella affermazione di principio, si dirà, ma in pratica cosa vuol dire? E, aggiunge qualcuno, a cosa serve?
Diciamo prima di tutto a cosa non serve: non serve, di per sè, a convincere gli italiani a votarci; non è che siccome siamo la filiale di una ditta con grande successo internazionale, allora vendiamo anche qui le stesse magliette, questo va bene per Zara o Benetton, non per un partito politico. Serve, magari, all’interno della nostra comunità, a sentirci orgogliosi, sapendo che facciamo parte di qualcosa di più grande e condiviso da milioni di europei; in questo il richiamo internazionale ci rende coesi e forti, come il ricordo della storia centenaria del socialismo italiano: ma l’orgoglio e la memoria non bastano, per tornare a convincere gli italiani, per essere ancora protagonisti.
Ma la questione socialista non è una questione sentimentale, da coltivarci nei convegni di partito. Con l’incarico a D’Alema di presidente della Fondazione europea studi di progresso, si è riaperta anche nel Pd la discussione mai risolta sul socialismo europeo. Per quanto si dica che è una discussione astratta e ideologica, eppure sempre lì casca l’asino, ogni volta che gli esponenti del centrosinistra italiano mettono il naso fuori dei confini! Anche i socialisti italiani, attraverso la loro Fondazione Socialismo, hanno condiviso la proposta di affidare all’ex premier italiano quest’incarico. Come Psi, non ci interessano diritti di primogenitura perchè ci sta a cuore piuttosto che l’intero riformismo italiano sia coinvolto sempre di più nella vita del socialismo europeo.
Quanto alla questione generale del rinnovamento della socialdemocrazia, ebbene la socialdemocrazia europea è sempre stata un ideale di giustizia, non una ricetta ideologica, e i suoi programmi si sono sempre adattati ai tempi.
Oggi solo dai socialisti vengono risposte originali ai problemi della crisi finanziaria ed economica globale. Allora, rispondendo alla domanda “cosa vuol dire” e “a che serve”, ebbene, la partecipazione al socialismo europeo e mondiale vuol dire disporre di una “cassetta degli attrezzi” che può dare ad una forza politica nazionale energie e idee utilissime ed efficaci, specialmente in tempi di globalizzazione, migrazioni, crisi mondiali: ma nessuno metterà mano per noi a questi attrezzi. Facciamo alcuni esempi: la crisi finanziaria mondiale può essere affrontata (alla Tremonti) con un’austerità permanente, che si scarica sugli enti locali e sui ceti poveri, oppure si può imporre (come diciamo noi socialisti europei) che le rendite finanziarie, le banche, le borse paghino il costo di questa crisi, che assieme ai tagli si individuino nuove fonti di entrata per finanziare lo stato sociale, I trasporti, l’istruzione, colpendo l’enorme accumulo di ricchezza non tassato nelle transazioni finanziarie e nei patrimoni delle banche d’affari.
In tutta il mondo, si è aperta la partita della riconversione ecologica dell’economia: Obama promuove l’energia solare, in tutta Europa si progetta secondo i nuovi criteri della bioedilizia, si tagliano le emissioni di anidride carbonica, si estendono le reti telematicher; qua si cincischia coi condoni edilizi, ci si esalta solo per l’ennesima bretella autostradale, come se fossimo eternamente negli anni ’60 del cemento e dell’automobile (e in parte lo siamo davvero, perchè il modello italiano sconta ritardi di tecnologia e di ricerca, e insomma se chiediamo qualcosa di un po’ più sofisticato di automobili e viadotti, la nostra “meritocratica” Confindustria è un poco in difficoltà).
Ecco, questi sono alcuni esempi di un’agenda politica del socialismo europeo: ma spetta a soltanto a noi, qui in Italia, trovare il modo migliore di impiegare le risorse ideali e pratiche dell’esperienza europea, applicarle alla realtà italiana, trasportarle nelle nostre città, interpretandole, trasformandole in polemiche, iniziative, proposte.