Avanti della domenica

N. 13 del 9 maggio 2010

Lettere
domenica 9 maggio 2010

Primo maggio con poco da festeggiare

Il Primo Maggio io ho avuto il mio turno di lavoro di notte. E ringrazio di avere un lavoro. Mai come in questo momento mi sento fiero di avere idee socialiste. Mai come in questo momento, però, mi sento impotente davanti ai tanti, troppi disoccupati italiani e non.
Quelli che un lavoro lo hanno perso e quelli,che girano, girano e un lavoro non riescono a trovarlo. Togli a un uomo il pane e lotterà per il pane. Levagli l’acqua e lotterà per l’acqua: ma se ad un uomo togli la dignità e la speranza è difficile, che si rialzi a lottare. “Amara terra mia” cantavano quelli che abbandonavano i loro paesi in cerca di fortuna.
Oggi questo diventa inutile,perché è un eterno vagare alla ricerca di un lavoro che non c’è. E qui sta il dramma. Qui la morte della speranza. Hai visto gli occhi di quegli operai, che licenziati pensano non a se stessi, ma ai loro cari a cui non possono assicurare cibo e una casa? Quelli, che bussano e la porta viene sbattuta loro in faccia. Quelli che si sentono dire, a quarant’anni, di essere troppo vecchi per certi lavori.
Oggi il Primo Maggio lo avrei celebrato nelle piazze piene, ma in silenzio. Un silenzio, che sarebbe di accusa, verso le troppe mancate promesse e verso l’ottimismo a tutto spiano, che certi telegiornali e programmi televisivi ci propinano per addormentarci le coscienze.
Io lavoro in un albergo e durante il mio turno di lavoro entrano tanti giovani e non, e mi lasciano un curriculum e vedo le loro facce dignitose e sconfortate.
E mai come ora vedo i sindacati divisi, a volte peggio, assenti i partiti di entrambe le coalizioni, che si dividono su argomenti ridicoli. Si parla di posti di potere (loro), mai di posti di lavoro concreti.
E intanto i disoccupati crescono e intanto famiglie intere consumano il loro dramma. Con dignità e in solitudine. E mandano giù quel po’ che hanno da mangiare e sono senz’altro bocconi amari.

Massimiliano Sciò
Roma

Rosarno: gli sfruttati vanno sempre difesi:

E’ di almeno 30 persone arrestate il bilancio dell’operazione anti-caporali a Rosarno nata dalle indagini avviate nel gennaio scorso, dopo la clamorosa rivolta degli extracomunitari. Secondo quanto emerso dalle indagini alla base degli scontri ci sarebbe stato lo sfruttamento e le condizioni inique in cui gli immigrati erano costretti a lavorare, con orari dalle 12 alle 14 ore al giorno per un compenso di una decina di euro.
Nel corso dell’operazione sono stati sequestrate venti aziende e duecento terreni, per un valore complessivo di circa 10 milioni di euro. Si può parlare di razzismo oppure no. Si può parlare di associazioni mafiose in Italia. Ma il dato di fatto è che qui non si tratta nè del problema del razzismo nè della mafia. Qui si tratta di lavoratori sfruttati. Siano essi italiani o extracomunitari. I fatti accaduti a Rosarno riguardano lavoratori indifesi, trattati come schiavi, e la loro disperata rivolta è stata duramente repressa dalla ‘ndrangheta con le armi. Non si tratta di vedere se essi siano italiani oppure no, se siano immigrati bianchi o neri, sono lavoratori sfruttati, e come tali vanno difesi dai socialisti, perchè il sol dell’avvenire non ha confini entro i quali agire e non agire.

Giuseppe Pepe Ferone
Roma

Ancora il suicidio di un lavoratore


Mentre le compagnie aeree si preparano a chiedere agli Stati europei i rimborsi per le entrate mancate a causa dell’eruzione vulcanica in Islanda, mentre le grandi imprese aumentano i propri guadagni grazie agli incentivi statali, mentre l’economia dei pochi inizia a festeggiare la fine di una crisi economica che lascia i ricchi più ricchi, Dario Brazzo, l’ennesimo lavoratore, in provincia di Rovigo si è suicidato.
Il PSI vicentino esprime il proprio cordoglio per la morte di Dario Brazzo, e auspica che in Italia qualcosa possa cambiare prima che certe tragedie tornino a ripetersi.
Il PSI vicentino si chiede se questo sia il sistema economico che le destre e parte del centrosinistra esaltano come portatore del benessere. Quante vittime sta mietendo il libero mercato?
Viviamo un sistema economico che spinge la società ad esaltare le individualità dei singoli al solo scopo di poter sfruttare la collettività degli individui, un sistema che esalta la libera impresa alimentando artificialmente le imprese dei pochi e affossando quelle dei molti.
Qualcosa deve cambiare prima che sia troppo tardi, prima che si compia lo sfacelo della scuola pubblica e dell’università, prima che si compia lo smantellamento della sanità pubblica e del già tanto martoriato sistema di protezione dei lavoratori italiani. Qualcosa deve cambiare prima che tutto sia lasciato alla mercè degli interessi dei pochi.
Qualcosa deve cambiare rapidamente poiché intanto, per ogni lavoratore che muore suicida si odono i rintocchi della campana del liberismo che segna la fine della nostra umanità.

Luca Fantò
Segretario Provinciale - Vicenza