Avanti della domenica

N. 13 del 9 maggio 2010

Va bene logorare Berlusconi, ma conta anche la strategia di fondo
Alberto Benzoni - Fini, ricordiamo che è di destra
domenica 9 maggio 2010



Fini “compagno?”. Un’ipotesi del genere appartiene ai giornalisti che praticano lo scandalismo peggiore - quello al servizio del padrone. - o a quanti identificano automaticamente il dissenso con il tradimento. Ma non sta proprio in piedi. Il presidente della Camera non dice infatti “cose di sinistra” in attesa di traslocare in quel campo. Dice, semmai, “cose di centro” (in una logica che, in omaggio a Veltroni, potremmo definire del “ma senza”: riforma della giustizia ma senza scardinarne l’autonomia e i poteri; federalismo ma senza perdere di vista solidarietà e comune sentire nazionale; lotta all’immigrazione clandestina ma senza dimenticare diritti e strategie di integrazione; e così via ). Il tutto, in attesa che queste posizioni, e altre, si affermino nell’area di centro-destra, in un contesto in cui, dato non marginale, il tempo gioca a suo favore.
Si aggiunga, poi, che questa strategia è perfettamente compresa e apprezzata all’interno del centro-sinistra (e, attenzione, non solo da D’Alema, ma anche da Di Pietro). Al centro-sinistra infatti non serve affatto un transfuga (magari con le armi ma senza bagagli) una fotocopia laica dell’Udc; serve uno che logori Berlusconi sul piano dell’immagine e delle prospettive, costringendo il Cavaliere a subire oppure a ricorrere a soluzioni drastiche e per lui estremamente rischiose.
Parlare di Fini “compagno”non ha dunque alcun senso sul terreno delle analisi e delle strategie politiche. E però ce l’ha, eccome, su quello psicologico o, come si diceva una volta, dell’immaginario collettivo del popolo di sinistra. Una buona parte del consenso verificato e soprattutto potenziale per il presidente della Camera viene infatti da lì. E, attenzione, si tratta di un consenso maturato di recente ma che viene da lontano; e che, almeno a giudizio di chi scrive, ha a che fare con le radici più profonde e con la logica complessiva della nostra opposizione.
Per dirla in sintesi, ci opponiamo alle politiche del governo ma in modo episodico, saltuario e “specifico”. Ancora, contestiamo l’ideologia del centro-destra; ma limitandoci alle sue manifestazioni più estreme (e qui il riferimento è, per lo più, alla Lega). Mentre, invece, il nostro rigetto di Berlusconi e del berlusconismo è totale; e non riguarda solo la persona ma anche il “sistema”.
Di qui una serie di polemiche che ci allietano da circa quindici anni. Abbiamo, in sintesi, chi (DI Pietro ma non solo) ritiene che l’antiberlusconismo sia giusto ma che vada sviluppato con molta maggiore energia. E chi, per altro verso, vorrebbe ricalibrare l’opposizione sul terreno dei “contenuti” e con la capacità di formulare “proposte alternative”.
Posizioni che citiamo per memoria; perché, almeno per ora, non hanno retto alla prova dei fatti. Così (come nel caso delle ultime regionali; ma non è certo l’unico) abbiamo impostato lo scontro come un referendum sulla persona; ma non ci è andata bene. Cos’, per altro verso, abbiamo fatto battaglie su singoli contenuti. Ma non siamo riusciti ad andare oltre; perché non disponiamo - soprattutto ma non solo in materia economico-sociale - di una strategia credibile per uscire dalla crisi. E questo lo sappiamo; come lo sanno anche gli elettori.
Ma ecco comparire Fini. Che ha nel nostro schema di fondo - l’antiberlusconismo come collante indispensabile - l’inestimabile pregio di essere di destra e, nel contempo, di “pensare la politica” in modo molto diverso dal Cavaliere. Ciò conferma e rafforza il nostro sentimento di base (Berlusconi come “male”); ma, al tempo stesso, colloca il nostro rigetto su di un terreno che supera la “via giudiziaria” abbracciando la difesa, anzi la ricostruzione di un sistema politico basato sulla legalità e sulla riscoperta dei principi e dei metodi di una moderna democrazia liberale. Insomma, se, come è, Berlusconi è un’anomalia, la via maestra per sconfiggerlo è la riaffermazione della normalità.
Una prospettiva in gran parte da costruire. Ma, oggi, il percorso è più aperto e praticabile.