Avanti della domenica

Articoli N. 15 del 23 maggio 2010

Il Partito del Sud tra modello bavarese e l’abbraccio col Pd
Antonio Matasso - I dolori di Don Raffaele
giovedì 27 maggio 2010
Raffaele Lombardo non finisce mai di stupire. Dopo la defenestrazione dei “lealisti” del Pdl e dell’Udc dal governo regionale, accompagnata dalla tessitura di una entente cordiale con la maggioranza consociativa del Partito Democratico, la giunta­ter guidata dal leader dell’Mpa è alla vigilia di un nuovo esame. Alla fine di maggio andranno al voto in Sicilia ben trentotto comuni, tra cui il capoluogo Enna e gli importanti centri di Gela, Milazzo e Carini. Se il test amministrativo dovesse vedere dissolta la vecchia maggioranza di centro-destra che nel 2008 ottenne in Sicilia il 62% dei suffragi, Lombardo potrebbe non avere più remore a imbarcare nel governo siciliano i “democrat”, in modo organico ed alla luce del sole. I tempi sembrerebbero maturi ed è questo convincimento che spinge il presidente della Regione a rilanciare il “Partito del Sud”, in aperta rottura con Berlusconi. Le cose però si stanno complicando: da un lato, il sottosegretario Miccichè, corifeo dei ribelli del “Pdl Sicilia”, dopo aver faticosamente riconquistato il proscenio della politica, non ha in realtà alcuna intenzione di abbandonarlo e di rompere il rapporto con il Cavaliere, specialmente dopo aver detto in lungo e in largo che un “Partito del Sud” in chiave anti-Berlusconi non gli interessa. Probabilmente il capo palermitano della sedizione immagina ancora un rapporto tra Pdl nazionale e “Pdl Sicilia” sul “modello bavarese”, mentre Lombardo ha in mente di creare un contraltare politico e dialettico alla Lega Nord ed al suo asse privilegiato con l’uomo di Arcore. Il problema principale del Governatore siciliano, al netto di quanto sta avvenendo nelle stanze della Procura di Catania, pronte peraltro a ricevere gli ispettori del ministero, sembra al momento quello di riuscire ad affermare la sua idea di una forza “meridionalista” e costruita soltanto su un rivendicazionismo indistinto, quantitativo, mirato a strappare qualche finanziamento in più, senza però perdere pezzi della maggioranza faticosamente raggranellata negli ultimi mesi dentro il Parlamento siciliano. Lombardo, fin troppo impegnato a difendersi dagli attacchi mediatico-giudiziari ed a mandare avanti la giunta, per potere dedicarsi a tempo pieno alla nascita di un nuovo soggetto politico, si sta interrogando sul da farsi e su come conciliare i diversi interessi. A questo punto, se dovesse scoppiare la pace nel Pdl siciliano, magari con la promessa di candidare la prossima volta a Governatore Miccichè, don Raffaele dovrà riaprire la porta all’Udc, finora relegata al pensionato della politica che conta. Nonostante il rapporto tra lui e Cuffaro si sia talmente deteriorato da non consentire di ipotizzare che ritorni quell’armonia e quella sintonia esistita durante la campagna elettorale per le regionali, in effetti si sono registrati alcuni segnali di disgelo. A complicare questo scenario hobbesiano, da guerra di tutti contro tutti, si aggiunge anche lo strabismo del Pd. Se infatti il segretario regionale Giuseppe Lupo tenta di prendere le distanze dalla giunta, subito dopo il capogruppo all’Ars, Antonello Cracolici, chiede senza troppi infingimenti un nuovo governo con il Pd coinvolto a pieno titolo. Finora, il solo vincitore sembra proprio Micicchè: tiene in pugno il fondatore dell’Mpa ed è riuscito a trasformare i papaveri del Pdl “ufficiale” in agnellini che lanciano appelli concilianti. Se davvero il Pd spera in un Lombardo-quater senza i “ribelli”, c’è da scommettere che il buon Gianfranco riserverà a loro e a noi qualche sorpresa.

Antonio Matasso