Avanti della domenica

N. 13 del 9 maggio 2010

Giulia Giuliani - Afghani, dunque senza nome
domenica 9 maggio 2010



La vicenda dei tre operatori italiani di Emergency arrestati con l’accusa di aver partecipato ad un complotto per uccidere il governatore della provincia di Helmand, si è conclusa il 18 aprile scorso con la loro liberazione.
E degli operatori afghani, anche loro arrestati, che ne è è stato? Mentre l’agenzia di stampa afghana Pajhwok, citando un comunicato dei servizi di intelligence afghani, si limitava a riferire che nello stesso giorno anche cinque dei sei cooperanti afghani di Emergency erano stati rilasciati, la stampa italiana sembra aver dimenticato perfino l’esistenza dei sei afghani.
E’ la dimostrazione che le vicende di guerra dell’Afghanistan restano lontane dall’Italia come le condizioni dei suoi abitanti, anche quando riguardano persone con cui gli italiani hanno lavorato fianco a fianco per far funzionare un ospedale.
Ci sono voluti dieci giorni prima che Peace Reporter, il canale di informazione di Emergency, parlasse finalmente dei sei dipendenti afghani, annunciandone, per cinque, la liberazione anche se la notizia era stata diffusa alcuni giorni prima.
Assai sinteticamente ora sappiamo che si tratta di due addetti alla sicurezza, due autisti e un giardiniere dell’ospedale di Lashkar Gah.
Degli operatori italiani liberati, intervistati da giornali e tv, conosciamo già tutto; degli operatori afghani a tutt’oggi neppure il nome.