Avanti della domenica

N. 13 del 9 maggio 2010

Verso il congresso
Maria Rosaria Cuocolo - Politica come passione, non come mestiere
domenica 9 maggio 2010

Il progressivo impoverimento del metodo di confronto adottato sia nell’ambito delle istituzioni nazionali – dove il Parlamento, che aveva già assunto il ruolo di “Camera dei nominati”, si trasforma sempre più velocemente nella “saletta della servitù”, dove sussiegosi camerieri attendono le disposizioni del padrone di casa – sia in quelli locali, dove il “destino” di taluni eletti determina il pseudo andamento programmatico delle istituzioni territoriali, pone in luce la grave crisi istituzionale e democratica che sta investendo il Paese.
In questo contesto perde sempre più consistenza l’idea di realizzare confronti democratici tra le parti, e perde sempre più consistenza l’idea di “partito” inteso quale luogo di confronto democratico finalizzato ad una produzione politica di linea programmatica e di indicazione metodologica complessiva.
Ciò che, però, inquieta maggiormente, è il fatto che a questa ritrosia per l’esercizio della democrazia non sia, ormai, aliena più alcuna forza politica italiana. Ormai è solo un continuo rincorrersi nei personalismi (basti pensare a quante formazioni politiche contengano nella loro denominazione il nome del leader di riferimento) e nel mantenimento in vita di una oligarchia gestionale impegnata solo a governare ogni possibile indicazione di percorso per modo da controllare ogni eventuale modifica allo status quo.
Passiamo dal fastidio manifesto all’idea di una presenza di una opinione diversa da quella del “capo” alla capacità genetica di convivenza di opinioni diametralmente opposte tra loro pur di non esprimerne, di fatto, alcuna  che sia chiara ed univoca.
Questo è lo scenario che il PSI si trova dinanzi in un momento in cui, a seguito delle recentissime elezioni regionali, la sua pattuglia di eletti si configura in maniera alquanto variegata sia per approccio metodologico al momento elettorale recentemente trascorso, sia per tenuta organizzativa rispetto ai territori geografici di espressione.
Il congresso, che ci accingiamo opportunamente a celebrare, dovrà partire da un’analisi pacata ma attenta e puntuale di questi elementi per procedere affrontando i temi della riorganizzazione strutturale e della elaborazione politica che ci consentano di essere facilmente ed inequivocabilmente individuabili sulla scena politica locale e nazionale.
Per ottenere questo c’è bisogno di aprire una riflessione sulla specularità tra il ruolo istituzionale e quello politico e c’è bisogno di una chiara e disponibile adesione all’attività di partito, che va ripensata e riorganizzata attraverso meccanismi che, nel tenere in conto l’esperienza, la qualità, la disponibilità delle compagne e dei compagni, esaltino e valorizzino  il ruolo e la proposta politica del PSI sia sui territori che su scala nazionale.
Per addivenire a questo risultato c’è bisogno di essere molto chiari al nostro interno: non è più pensabile di condizionare le scelte organizzative e le indicazioni politiche alla salvaguardia degli interessi ed alla garanzia del raggiungimento degli obiettivi personali di alcuni singoli che, troppo spesso, come il recente passato ci ha dimostrato, si sono rivelati un fallimento per l’immagine ed il ruolo del Partito, sia a livello istituzionale che politico.
Dobbiamo poter consentire, favorire e sostenere la buona pratica del dibattito interno, sia a livello locale che a livello nazionale, al fine di coinvolgere il più possibile tutti i membri della nostra comunità in un costruttivo scambio di idee e di progetti tesi a rafforzare ed implementare la presenza e le azioni del PSI sui territori e nel Paese.
Dobbiamo darci delle regole certe di comportamento che, allorquando condivise, non possono essere più derogabili da alcuno.
Dobbiamo investire nella qualità politica, sapendo che raramente il “molto” si accompagna al “buono”.
Dobbiamo valorizzare chi ha vissuto ed intende continuare a vivere l’esperienza politica nel PSI come passione civile e non come mestiere o attività sussidiaria della pensione.
Dobbiamo scegliere, con chiarezza, di sostenere l’azione politica caratteristica del movimento socialista europeo e dobbiamo impegnarci a realizzare nel nostro Paese iniziative tese ad evidenziare tale connotazione.
Dobbiamo vivere questo momento politicamente delicato della nostra Italia e, in special modo, del nostro partito con la consapevolezza che, se saremo coerenti e decisi, uniti e determinati potremo contribuire non poco ad un chiarimento più complessivo nella Sinistra italiana al fine di costruire una realistica prospettiva riformista per il nostro Paese.


Direzione Nazionale PSI