Nonostante le rassicurazioni di analisti e commentatori economici l’Italia non sembra essere al totale riparo della crisi speculativa che ha investito con un’onda progressiva i paesi Mediterranei che hanno le peggiori performances in termini di debito con l’estero, di debito pubblico e di crescita economica.
Dopo la Grecia, il Portogallo e la Spagna il pericolo maggiore è che il mercato speculi contro ogni singolo paese indebitato, mentre l’euro, ai minimi storici da un anno, scende sotto 1,32 dollari e le quotazioni del petrolio arrivano a 82 dollari al barile. C’è già chi giura, come il New York Times, che presto toccherà anche all’Italia.
Naturalmente non sempre i desiderata del mondo economico e finanziario coincidono con la realtà dei fatti, ma come nel passato ogni destabilizzazione di carattere economica coincide anche con un riassetto ed una necessita’ di destabilizzazione politica. Ciascuno gioca una parte in questa commedia , ci sono disegni tutto sommato piccoli e miopi che in realtà aprono la strada o la rendono un po’ meno difficile a chi ne ha diversi e più grandi.
Che vi sia un interesse delle grandi potenze economiche, in particolare quelle nuove, a rendere precaria la vita dell’euro non c’è alcun dubbio; che vi sia all’interno dell’area euro interesse a creare un cerchio concentrico, o una serie A ed una B dei paesi europei, anche questo non è una novità né un disegno perverso del destino, ma una realtà che coinvolge sul piano politico le nazioni che hanno in questo momento tutto da perdere nel dimostrarsi generose con chi sta peggio e tutto da guadagnare nell’accelerare la propria leadership alla testa delle regioni emancipate e forti in Europa.
E’ ugualmente assai probabile che all’interno delle formazioni politiche italiane sorte dopo l’89 vi sia chi assecondi scenari entrambi destabilizzanti. La Lega nasce proprio nello spirito anti-unitario e si ciba dell’idea che una volta separato dal resto del paese e agganciato alle regioni forti in Europa il Nord non solo sopravviverebbe, ma prospererebbe alla faccia dell’idea dell’Italia unita e solidale.
Nel polo conservatore la destabilizzazione dell’attuale quadro politico favorirebbe una ondata speculativa avendo un governo debole, incapace di affrontare le eventuali emergenze, e promuovendo quindi una nuova fase di difficoltà e debolezza del Paese, aperta alle soluzioni più svariate, tutte di segno autoritario e monetario.
Il governo è vero governa male, ma fino ad oggi non governa contro il popolo, ha evitato misure di politica economica radicali, si è barcamenato in un immobilismo pratico e così continuerà a perseverare finché dura.
Quanto possa reggere questa “doppia offensiva” che mina da un lato l’unità della nazione , addirittura snobbata o apertamente contestata dal maggior alleato della coalizione, e quanto potrà reggere l’offensiva neo-reazionaria del “liberal” Fini non è dato sapere. Certo non vi può essere sintesi fra neo-populismo, separatismo e velleità neo-reazionarie. A lungo la situazione non reggerà, e chi ha avuto la lungimiranza per puntare sulla crisi italiana certamente ne trarrà i profitti innanzitutto economici che derivano sempre da queste situazioni di instabilità.