Avanti della domenica

N. 13 del 9 maggio 2010

Revisione Costituzionale
Giovanni Crema - Per cambiare l’unica strada è la proporzionale
domenica 9 maggio 2010

Il fallimento nella XIII Legislatura della Commissione parlamentare per le riforme costituzionali, nota come commissione D’Alema, non solo non ha reso possibile il perseguimento degli obiettivi di revisione della parte seconda della Costituzione, ritenuti necessari per la modernizzazione della società italiana, ma ha determinato una situazione di paralisi della vita democratica.
La riforma della parte seconda della Costituzione risponde alla necessità di adeguare alcuni istituti dello Stato alle esigenze di una grande moderna democrazia e quindi di europeizzare la vita politico-amministrativa italiana attraverso la semplificazione dei poteri decisionali e la costruzione di una rete di maggiore protezione democratica per il cittadino.
La revisione, in particolare, riguarda alcuni nodi che vanno sciolti per ridare slancio alla vita democratica del Paese, ad iniziare dal bicameralismo, che con la doppia lettura dei provvedimenti legislativi, sebbene dia garanzie di un processo di formazione della legge estremamente riflessivo, tuttavia appare troppo poco adeguato alla necessità di avere processi di formazione delle leggi rapidi. Vi è poi la necessità di favorire governi stabili, stante lo stretto legame che nelle società moderne ha la solidità dell’esecutivo per favorire lo sviluppo economico.
Infine, occorre sottolineare lo spinoso problema della giurisdizione, che non può sfuggire alla necessità di coniugare la sicurezza collettiva con le libertà individuali per giungere al tema, centrale nella vita di oggi, di dare definitiva sistemazione costituzionale alla Repubblica delle autonomie.
La pretesa di utilizzare la procedura di revisione costituzionale, prevista dall’articolo 138 della Costituzione, appare quanto  mai impropria per una profonda e a tratti radicale modifica della Carta, poiché i padri costituenti lo previdero ad opera di un Parlamento eletto con il sistema elettorale rigorosamente proporzionale. Oggi, invece, le Camere vengono elette con il sistema maggioritario e con liste bloccate dei candidati.
Il tutto rende impossibile una scelta vera ed altamente qualificata degli eletti, per un compito cosi elevato di attività di modifica legislativa. Le scelte infatti verrebbero affidate ad una maggioranza parlamentare “qualificata” che nel Paese non è nemmeno la maggioranza “assoluta” dei cittadini.
Appare quindi logico e necessario che la revisione della Costituzione sia fatta da legislatori che rappresentino la maggioranza dei cittadini italiani. Per questo è indispensabile promuovere un’Assemblea costituente eletta a suffragio universale con il metodo proporzionale, alla quale demandare esclusivamente il compito di operare, entro un termine ristretto, la riscrittura della parte seconda della Costituzione. A questo proposito, si dovrà prevedere che l’Assemblea costituente sia composta da un numero di membri sufficiente ad assicurarne la rappresentatività ed eletti attraverso un meccanismo rigorosamente proporzionale. Solo in tal modo tutte le idee presenti nel Paese saranno rappresentate e la maggioranza di questa Assemblea sarà anche la maggioranza del popolo italiano.
Alla luce di tutte queste considerazioni non è comprensibile l’ostilità per una nuova Assemblea costituente da parte del maggior partito di opposizione, il PD, largamente minoritario in Parlamento, che accettando la proposta della destra di una riforma costituzionale per via parlamentare subirebbe tutti i cambiamenti. Si spiega solo con le difficoltà al suo interno ad esprimere una  proposta unitaria nel merito delle scelte riformatrici: forma di governo, ruolo e modo di elezione del capo dello Stato, nuova legge elettorale, riforma della giustizia, tanto per citarne alcune. Forse condiziona questa scelta, che riavvicinerebbe il cittadino alle istituzione elettive, l’antica vocazione al compromesso più o meno “storico” della sua componente ex comunista.
Ancora una volta tocca ai socialisti indicare la strada maestra delle riforme, coerenti con la storia e portatori, come sempre, delle proposte di innovazione e di garanzia democratica.
Appare quindi logico e necessario che la revisione della Costituzione sia fatta da legislatori che rappresentino la maggioranza dei cittadini italiani. Per questo è indispensabile promuovere un’Assemblea costituente eletta a suffragio universale con il metodo proporzionale, alla quale