Avanti della domenica

N. 12 del 2 maggio 2010

Verso il congresso
Vittorio D’Ippolito - Cambiamo passo
domenica 2 maggio 2010

Archiviate le elezioni regionali conclusesi, per noi socialisti, con un risultato dignitoso (ma, temo, più frutto di scelte tattiche intelligenti che non di una linea politica coerente ed univoca) è arrivato, credo, il momento di una riflessione sulle prospettive del partito.
Non si tratta di aprire l’ennesimo regolamento di conti interno al gruppo dirigente quanto di avviare una discussione ampia, serena e franca sullo stato di salute della nostra Organizzazione, sulla sua agibilità politica nel quadro politico nazionale e sull’ utilità o meno di mantenerla in vita.
Abbiamo, davanti a noi, tre anni di tempo, presumibilmente sgombri da appuntamenti elettorali di carattere nazionale, che ci consentono di por mano, con relativa serenità, ad un disegno politico compiuto che, partendo dalla riorganizzazione della macchina-partito, ne rilanci il ruolo ed il radicamento nella Società e nel Centrosinistra.
Lo stato del Partito mi pare assai critico, con un livello di dibattito interno pressoché asfittico e con una scarsa capacità di incidenza del gruppo dirigente nazionale (privo di rappresentanza istituzionale) sui livelli locali che hanno assunto, nel tempo, le caratteristiche di veri e propri protettorati restii ad essere mobilitati per fini non immediatamente riconducibili alla loro sfera d’influenza.
Dobbiamo cambiare passo: abbiamo bisogno di organismi nazionali non pletorici, rappresentativi ma funzionali e con una netta separazione fra chi rappresenta il partito nelle istituzioni e chi si dedica ad esso per delinearne ed applicarne la linea politica.
Abbiamo bisogno di costruire dei partiti regionali che non siano repubbliche autonome ma parte integrante di una piattaforma politica che tutti insieme si sia contribuito ad elaborare. Abbiamo bisogno di investire risorse ed iniziative nelle grandi realtà metropolitane (Milano, Roma, Napoli) nelle quali il partito, nonostante gli sforzi profusi, sembra incapace di ritrovare un suo radicamento. Abbiamo, infine, la necessità di abbandonare un certo reducismo che nella Società ci fa percepire come qualcosa di vecchio. Dobbiamo, a mio avviso, “stare più sulla palla” che significa, in concreto, essere consapevoli di rappresentare una parte, forse minima, ma tuttavia vitale del Movimento Socialista internazionale e comportarci di conseguenza: costruendo momenti di raccordo organizzativo,  partecipando al dibattito nel suo seno e contribuendo ad elaborare le sue proposte politiche.
Rilanciare la macchina organizzativa del partito e la sua capacità d’incidenza nella società è il primo obiettivo che dobbiamo perseguire, non tanto per noi, ma per preservare la speranza di costruire un Centrosinistra diverso, fondato sui valori del garantismo, della tolleranza, della laicità, del riformismo e della giustizia sociale. Le fibrillazioni che stanno attraversando la coalizione di centrodestra annunciano che il falso bipolarismo costruito in questi ultimi quindici anni sembra essere arrivato al capolinea. Si apre, finalmente, lo spazio per una convergenza tra le forze politiche che hanno a cuore la stabilità e l’efficienza delle istituzioni e che sembrano voler dar vita ad un sistema politico parlamentare e ad una nuova legge elettorale che ricalchino il modello tedesco. Dobbiamo agevolare questa convergenza sgombrando il campo da altre proposte, come una nuova Assemblea costituente che, pur fascinose, non hanno alcuna possibilità di affermarsi.

direzione provinciale - Napoli