È trascorso un mese dalle elezioni ed ancora molti compagni si interrogano su come sia andata, per i Socialisti, per la Sinistra e per il Paese.
Personalmente credo che per quanto riguarda noi socialisti più che il fosso abbiamo “saltata la fossa”: chi nei mesi scorsi aveva fatto scelte diverse è stato punito dagli elettori ed anche tante forze minori escono ulteriormente ridimensionate dal voto regionale.
In tanti avremmo voluto simbolo unico in tutte e 13 le regioni, magari il nostro, ma leggi elettorali, insipienza di possibili partner e diverse valutazioni in sede locale non ce lo hanno consentito, ma è giusto sottolineare come, dopo le Politiche e le Europee, non potevamo permetterci di restare fuori anche dalle assemblee regionali, primum vivere...
Messe alle spalle alle elezioni, però, il primum vivere oggi non basta più : perciò ci apprestiamo a celebrare il nostro Congresso nazionale, per guardare avanti, per scegliere insieme che fare dei 120 anni di storia. di cultura, di ideali socialisti.
Il Paese di oggi è ancora più diviso: Nord e Sud, giovani e anziani, lavoratori dipendenti, atipici e disoccupati, laici e cattolici, italiani e immigrati: le tristi immagini delle contestazioni alle manifestazioni del 25 aprile, una giornata di festa che avrebbe dovuto celebrare l’unità del Paese, ne sono state la plastica rappresentazione.
In questo scenario il rischio disgregazione, dei valori prima ancora che politica ed economica, del Paese appare sempre più concreto, alimentato ulteriormente da un Berlusconi che umilia la terza carica dello Stato ed utilizza Bossi all’insegna del sempre attuale divide et impera.
Urge dunque un nuovo Patto sociale, contro l’epopea della furbizia alimentata da condoni fiscali, edilizi, penali, che pure in un paese di furbi quale il nostro ha un appeal considerevole.
E’ da qui che parte la lunga traversata del centro sinistra per la ricostruzione di un comune terreno di valori, che faccia sentire tutti gli italiani protagonisti del rilancio di un paese che appare quasi rassegnato alla legge della giungla.
Bisogna dunque rifuggire la tentazione di facili scorciatoie: il Patto repubblicano ha un senso se serve a preservare i valori fondanti dell’Italia che vogliamo ma nessuno può pensare di proporre una moderna versione del CLN che non sarebbe compreso dagli elettori: due volte abbiamo sperimentato la coalizione larga, da Bertinotti a Mastella, due volte abbiamo fallito alla prova del Governo.
Perciò occorre costruire da subito una nuova alleanza, fondata su una comune visione del paese che da opposizione sappia guadagnarsi la credibilità necessaria per trasformarsi in alternativa di governo, impedendo che questo centrodestra assuma su di sè tre parti in commedia, Fini il Bello, Bossi il Cattivo e Berlusconi il Buono.
Se il centrosinistra avrà il coraggio di farla fino in fondo questa lunga traversata, anche in mare aperto, noi socialisti potremmo svolgere, per quanto piccoli, un grande ruolo.
A nessuno interessa tenere in vita una piccola zattera destinata a salvare pochi tra i nostri dirigenti e pochissimo del nostro patrimonio ideale e culturale.
La nostra ambizione era e resta dar vita ad una nuova sinistra, laica, moderna, ambientalista ed inevitabilmente socialista!
Non abbiamo nessuna voglia di rinchiuderci nel nostro recinto, ma lanciamo la nostra sfida a quanti, da Bersani a Vendola ai tanti autorevoli dirigenti del composito mondo della sinistra italiana, hanno voglia di farla davvero questa traversata, di impegnarsi davvero ad offrire una diversa idea del paese, fondata sul merito, sull’inclusione, sul rigore morale.
Di questo discuteremo innanzitutto tra di noi in queste settimane di preparazione di un congresso che avrà l’ambizione di parlare al paese prima che a noi stessi, e lo faremo, ne sono certo, tutti insieme, perchè dividerci, quello sì, sarebbe davvero ridicolo!
Un momento di elaborazione programmatica, il nostro contributo nella costruzione di un programma per l’Italia che vogliamo, ma anche di riorganizzazione del Partito e di investimenti sulle nuove generazioni. Una sfida ambiziosa, ma possiamo farcela, se reggerà quel patto di solidarietà profondo che tiene insieme una comunità segnata da una diaspora e se manterremo la consapevolezza di un cammino ancora lungo che potrà portarci, alla fine, a far vivere nel paese l’idea socialista di un paese più libero e più giusto.