Avanti della domenica

N. 11 del 25 aprile 2010

Lettere
domenica 25 aprile 2010

Coppie omosessuali, la lezione portoghese

Per una singolare circostanza, nel breve arco di una settimana sul tema del matrimonio di coppie omosessuali sono intervenute sia la Corte costituzionale italiana sia il Tribunale costituzionale portoghese.Malgrado prima facie le due pronunce sembrino andare in direzioni contrapposte, in realtà entrambe esprimono un medesimo giudizio di compatibilità costituzionale.L’apparente divergenza è il frutto del diverso percorso in base al quale la problematica è giunta all’attenzione delle rispettive magistrature costituzionali.
In Portogallo, il Tribunale costituzionale è stato chiamato a pronunciarsi dal Presidente della Repubblica per avere un parere di costituzionalità su un disegno di legge, in vista della sua promulgazione. Si è quindi seguita la via legislativa, a similitudine di quanto già avvenuto in Spagna (detto per inciso, ma forse non sarebbe necessario, anche nel caso portoghese per volontà della maggioranza socialista).
In Italia, come è noto, si è seguita la via giudiziaria di sollevare la questione di costituzionalità con riferimento alla vigente disciplina codicistica nell’ambito di alcuni processi promossi a questo unico scopo, con la conclusione di avere fatto molto rumore per nulla. Infatti, la Corte dice, lapalissianamente a chiunque mastica un po’ di diritto e non sia corrotto ideologicamente, che “la questione, sollevata deve essere dichiarata inammissibile, perché diretta ad ottenere una pronunzia additiva non costituzionalmente obbligata”.
Anche le, supposte, straordinarie aperture contenute nel corpo della motivazione devono essere ridimensionate. La Corte ha ribadito semplicemente che compete al Legislatore dettare la disciplina sulle unioni di coppie omosessuali. In definitiva, la Corte fa, bene, il suo mestiere, dimostrando di avere ben presente la distinzione tra il controllo di costituzionalità delle leggi (di sua competenza) e l’attività legislativa tout court (che invece non le compete).
In conclusione, è forse possibile trarre con umiltà la seguente lezione dall’esperienza portoghese: la grande conquista del pieno riconoscimento giuridico delle unioni omosessuali deve seguire la via maestra dell’azione legislativa e, quindi, passare inevitabilmente per il conseguimento del consenso maggioritario sul tema. Ciò comporta, giocoforza, il consenso di fasce di popolazione di orientamento moderato e dichiaratamente cattoliche, obiettivo più facilmente conseguibile se si abbandonano le posizioni più radicali ed estreme, idonee soltanto a determinare reazioni istintive di rigetto anche in chi è favorevolmente propenso ad una disciplina legale dell’unioni omosessuali.
È un compito difficile e immane, ma che è possibile ottenere se il variegato mondo riconducibile alla sinistra decida finalmente di tornare a fare politica, ossia di porsi seriamente il problema pratico di ottenere il consenso della maggioranza dell’elettorato sulla base di proposte e misure concrete, smettendola di attendere il Godot giudiziario di turno.
Giacomo Canale