Sarà Luciano Romanzi a rappresentare il Partito Socialista Italiano nella prossima Assemblea legislativa della Regione Lazio. Romanzi, dopo un’esperienza di amministratore locale, cercherà di portare in consiglio regionale soprattutto la risposta ai problemi e alle istanze dei territori e delle autonomie locali.
Dal 2011 comuni e province dovranno ridurre del 20% il numero dei consiglieri. Le Comunità Montane sono state già oggetto di pesanti tagli in tal senso. Si ha l’impressione che per i costi della politica e per lo snellimento delle istituzioni, cosi come per il patto di stabilità, si guardi esclusivamente in basso, trascurando Regioni e Parlamento. Quale sarà il suo impegno, da consigliere regionale?
“L’eliminazione dei privilegi, che a qualsiasi titolo ancora sono ben nascosti nella pubblica amministrazione, non solo farebbe risparmiare denaro pubblico, ma di sicuro darebbe maggiore fiducia ai cittadini. In Italia da anni le riforme non si fanno ‘sul serio’, non sono finalizzate a snellire e rendere efficiente ed efficace l’azione amministrativa degli enti, ma quasi sempre a recuperare risorse, a far quadrare i bilanci. E i tagli quasi mai riguardano i legislatori: il Parlamento e le Regioni. Da anni sostengo la necessità di partire dall’alto per ridisegnare l’apparato dello Stato, che deve essere snello ed appropriato. Da consigliere regionale mi impegnerò proprio per favorire il raggiungimento di questi obiettivi: ridurre i costi della politica, anche riducendo le indennità, eliminare le consulenze e gli sprechi, verificare il raggiungimento degli obiettivi nei progetti e nei programmi che vengono finanziati, affinché producano reddito e lavoro, soprattutto per le fasce sociali più deboli. La riforma dell’ente regionale dovrà considerare innanzitutto le debolezze sociali e territoriali. Bisogna rendersi conto che i tagli sulle governance locali rischiano di rappresentare uno specchietto per le allodole: la riduzione di un solo consigliere regionale o di un solo parlamentare porterebbe probabilmente un risparmio maggiore. Le riforme che servono alla nostra regione, come all’intero Paese, sono quelle per rendere i cittadini più liberi di muoversi e realizzare le loro ambizioni nel rispetto delle leggi”.
L’attenzione della Regione Lazio spesso si riduce alla città di Roma. Senza sminuire il ruolo della Capitale, resta forte il rischio di una politica regionale “romanocentrica”, a scapito del resto del territorio. Quali politiche si dovranno sviluppare in favore dei piccoli comuni, delle Comunità Montane e delle Unioni di Comuni?
“Il principio generale dovrà essere la gestione associata dei servizi, affinché tutti i cittadini della regione possano usufruire delle stesse opportunità. Gestione associata in ambiti ottimali decisi insieme ai comuni, alle province, alle comunità montane. Un impegno particolare nei prossimi anni dovrà portarci al traguardo della città metropolitana e alla valorizzazione di Roma Capitale. Roma, che rappresenta una risorsa straordinaria per il Lazio, merita migliori servizi pubblici e una robusta “cura del ferro”. La nostra Regione dovrà puntare su un’applicazione e un utilizzo diffuso delle nuove tecnologie con la rete internet disponibile per tutti; dovrà sviluppare moderni ed efficienti servizi sociali e sanitari, avvicinandoli sempre di più al cittadino attraverso servizi domiciliari”.
Il Lazio è una regione che può vantare uno straordinario patrimonio ambientale, culturale, turistico ed enogastronomico, non sempre valorizzato appieno. Come valorizzarlo e quali attività dovranno essere privilegiate, evitando inutili interventi a pioggia?
“Lo sviluppo turistico, culturale e ambientale, la valorizzazione dell’enogastronomia e della produzione tipica locale potrà essere la chiave di volta per fare in modo che la regione possa essere un punto di riferimento per l’intero Paese. Molte cose sono state già fatte sul terreno della valorizzazione territoriale. Occorre maggior impegno per creare i necessari collegamenti tra le diverse aree di attrazione della regione, ponendo al centro delle politiche di promozione turistica i piccoli centri, le aree archeologiche, i monumenti, le opere d’arte, le chiese di maggiore pregio architettonico e tutta la filiera enogastronomica. Anche con il nostro lavoro dovrà essere possibile raggiungere questi obiettivi”.