Nucleare. Qualche settimana fa, in un incontro con Putin, Berlusconi ha annunciato: “I lavori per la prima centrale nucleare partiranno entro il 2013. E’ tutto nelle mani di Scajola.” La settima successiva, un nutrito gruppo di personalità, guidato da Umberto Veronesi e Chicco Testa, ha rivolto un appello a Bersani affinché tolga gli indugi e sposi la causa del nucleare. Questi alcuni degli argomenti a favore: “Nell’Europa dei 27 ben 15 Paesi possiedono impianti nucleari.” E ancora: “Crediamo che a te non faccia difetto la sensibilità di capire l’importanza per l’industria italiana ecc. ecc.” Ma il documento trascura altri fatti e altri pareri. Il premio Nobel Carlo Rubbia, contrario al nucleare di terza generazione, ha sostenuto: “Dobbiamo tener conto che il nucleare è un’attività che si può fare soltanto in termini di tempo molto lunghi. Un errore che spesso la gente compie è di pensare che il nucleare possa ridurre il costo dell’energia.” E ancora: “Se dunque volessimo produrre il 30% dell’energia elettrica con il nucleare, come succede anche in Spagna, Germania e Inghilterra, ci servirebbero 15 o 20 centrali. In pratica una per regione. Ciascuna di queste centrali produrrà una certa quantità di scorie, un problema estremamente serio.” Si tace il fatto che, per esempio, in Germania è già stato approvato un piano di dismissione entro il 2022 di tutte le centrali nucleari esistenti (più di 20) e lo stesso ha programmato la Spagna. Si trascura una risoluzione del Parlamento europeo sulla politica energetica nella quale si sostiene la prospettiva e la ricerca nel campo della fusione nucleare, ma non è indicata alcuna politica a favore di nuovi reattori convenzionali a fissione nucleare. Si trascura che un gruppo di docenti e scienziati italiani, mesi fa, dando anche la propria disponibilità al governo, aveva scritto: “A nostro parere l’opzione nucleare non può essere considerata la soluzione del problema energetico per molti motivi: necessità di enormi finanziamenti pubblici, insicurezza intrinseca della filiera tecnologica, difficoltà a reperire depositi sicuri per le scorie radioattive, stretta connessione tra nucleare civile e militare, possibile bersaglio per attacchi terroristici, scarsità di combustibili nucleari.” Certo, la scelta antinucleare italiana non ha comportato, nel nostro paese, un adeguato sviluppo delle nuove fonti rinnovabili, ma ciò non toglie che tra Berlusconi, da una parte, Rubbia e gli scienziati italiani dall’altra, io sto dalla parte dei secondi.
Barbanera