Un biennio difficile, l’ultimo. Uscivamo dalla terribile sconfitta elettorale del 2008, dalla teoria degli sbarramenti elettorali che ci ha precluso la possibilità di eleggere eurodeputati e dalla implosione del gruppo dirigente che aveva promosso la Costituente Socialista nel 2007.
C’era il rischio di una caduta mortale, potevamo perire e invece abbiamo tenuto il mare affrontando la tempesta con un portolano che si è rivelato efficace.
L’Avanti! della domenica e Mondoperaio sono stati riaperti, è nata una Fondazione Socialista, sono stati eletti quattordici consiglieri regionali, il tesseramento non è lontano dalle trentamila unità. Nel gioco delle alleanze, siamo usciti dall’isolamento.
E’ solo l’inizio, perché tutto questo non basta. Tagliati fuori dal nord, con il diritto negato di apparire sulle reti di Stato, con microscopici finanziamenti da destinare a iniziative politiche, salveremo l’identità socialista solo se non eleveremo la solitudine a teorema e ad alcune condizioni: unità, solidarietà e rinnovamento dei gruppi dirigenti, a cominciare da quello nazionale, selezione di mirate proposte politiche, mescolarsi al territorio, confrontarsi con le forze affini senza chiudersi in una torre d’avorio.
Per primo: tornare tra la gente con la ‘forza paziente’ di cui parlava Isaac Newton, perché ‘un fatto vale più di una montagna di ipotesi’ (Nenni). Consulta degli eletti, proposte corali sulle questioni più urgenti da parte dei nostri consiglieri comunali e provinciali, circoli tematici aperti a non socialisti, ‘primarie delle idee’. Strumenti per legarsi al territorio e per portarvi un’idea dell’identità nazionale contrapposta a quella della Lega.
Per secondo: rafforzare la funzione di ‘garibaldini’ del centro-sinistra promuovendo, da soli e con quei riformisti che parlano il nostro stesso linguaggio, una lettura non consuetudinaria di ciò che stabilmente sta nel cuore degli italiani a cominciare dalla sicurezza e dal lavoro e dalle sue tutele.
Per terzo, riunire i ‘piccoli riformisti’ in una seconda Chianciano, diventare protagonisti di una rete che promuova i temi della laicità, del merito, della inclusione.
Per quarto, rafforzare l’unione con i tanti socialismi europei e pensare a campagne da tenere oltre i nostri confini.
Per ultimo, e dunque prima di tutto, disegnare un’idea dell’Italia. Una cornice che respiri, fuori da scadenze oppressive. L’Italia della ‘Terza Repubblica’ che riconcilii il suo cuore repubblicano con la strategia delle riforme, a cominciare da quelle economiche e istituzionali.
Che il dibattito, dunque, sia aperto e coinvolgente e il congresso non sia di maniera. Va preparato fin da ora tenendo fermi questi principi: l’unità, il rinnovamento, una politica per i prossimi anni.