Esattamente un anno orsono l’Italia fu colpita al cuore dalla terribile devastazione provocata dal terremoto d’Abruzzo, lo seguì a tambur battente l’impegno del Governo e del Presidente del Consiglio proprio mentre si abbatteva su di lui una rumorosa, quanto infruttuosa campagna scandalistica, celebrata dalla stampa di tutto il mondo, che si rallentò soltanto in occasione della celebrazione del G8 proprio nei territori devastati dal sisma, a suggello dell’operosità italiana alla ricerca della solidarietà mondiale, e riprese più tardi con l’affondo delle procure siciliane e con l’equazione che riproponeva il tema del rapporto fra la discesa in campo di Berlusconi e gli interessi della mafia. L’insieme delle campagne scandalistiche e gli scarsi risultati dell’azione di governo sul piano economico e sociale non hanno sconfitto la maggioranza, l’hanno resa elettoralmente più stabile e politicamente oggi più in condizione di sciogliere i nodi più delicati che potrebbero consentire all’Italia di presentarsi idoneamente all’appuntamento con la ripresa economica. E’ un dato, ma quello italiano è l’unico governo dell’occidente che non paga il dazio elettorale alla crisi strutturale del sistema economico moderno. Il mix di populismo ed interventismo sociale nell’economia genera ancora fiducia ed aspettativa in larghe fasce dell’elettorato italiano, esso certamente dimostra lontananza dal sistema politico disertando massicciamente le urne, ma coloro che vi si recano non lo fanno per punire il governo o per incoraggiare la ripresa dell’opposizione, ma per confermare un’ampia delega di fiducia popolare.
La protesta nel campo della maggioranza semmai si concentra alimentando il successo della Lega Nord, il partito territoriale, di lotta e di governo, che trae un indiscutibile vantaggio dal suo caratterizzarsi come forza di espressione popolare e localista, elemento di profonda denuncia dei presupposti squilibri economici che penalizzerebbero il Nord.
Questi sarebbero la causa profonda dei disagi sociali e di quelli del sistema produttivo, in particolare medio e piccolo, che si sente vessato da un fisco iniquo, aggredito su scala economica dall’invasione dei competitori internazionali e su scala sociale dalla nuova immigrazione legale ed illegale, la prima insidia per l’occupazione, la seconda per la sicurezza e causa del crescente numero delle aggressioni alle cose ed alle persone.
La Lega non rappresenta più una variabile indipendente del sistema politico italiano, ma essa è per la prima volta dal ’94 forza politica a tutto tondo unica, superstite della scomparsa repubblica dei partiti, movimento ideologico di massa, ramificata sul territorio, strutturata come tradizionalmente lo furono i grandi partiti del dopo-guerra, interlocutore indispensabile per il formarsi di maggioranze politiche necessarie per governare un Paese decisivo e fondamentale nell’Europa e nell’occidente industrializzato.
La Lega non rappresenta il braccio militante del berlusconismo, ma ne è un suo fondamentale compendio, e apparirà sempre di più come necessaria e convincente, nell’ipotesi di una nuova Riforma Costituzionale che punta a rafforzare la premiership dello Stato centrale per garantire un contrappeso a quello che viene assumendo il Partito del Nord.
In termini elettorali assoluti è chiaro che esso non potrebbe esercitare alcun potere di veto, ma il crescente fiancheggiamento culturale, economico e politico che sta contrassegnando questa nuova stagione della Lega, segna una svolta storica dagli esiti financo imprevedibili, per la tenuta della forma Stato-Nazione che potrebbe entrare in crisi come è avvenuto in altre parti del Continente all’indomani della fine della contrapposizione degli anni della guerra fredda.
Fenomeni politici , epocali di questa natura non possono essere giudicati o valutati con il semplicistico metro del bilancino elettorale, ma meritano analisi più complesse e richiedono iniziative e risposte adeguate, all’altezza dei tempi e degli interrogativi che ci pongono.
In un certo senso anche semplici e banali elezioni regionali nell’Italia del 2010 segnano un definito passaggio di fase storica, e la prospettiva che viene avanzando può essere foriera di cambiamenti. E non è affatto detto che possano essere cambiamenti positivi.