E’ una consuetudine ormai consolidatasi che dopo le elezioni l’area laica si ritrovi per discutere una possibile Agenda del fare. Accadde a Chianciano due anni fa e quest’anno è accaduto a Roma per iniziativa dei Giovani Socialisti.
La riduzione giornalistica vuole che per un’intera giornata Socialisti, Radicali, Verdi e laici abbiano discusso di come mettere in piedi una “Nuova” Rosa nel pugno, la verità è che gli esponenti di quest’area in parte extraparlamentare e unita da una comune visione delle cose si è confrontata a viso aperto, senza rete e senza ingabbiare una discussione entro i confini o le armature di una eventuale, possibile , auspicabile convergenza “politicistica” di un’alleanza elettorale.
Quel che è certo è che ciascuno di noi a partire dai propri punti di partenza, dalle proprie convinzioni culturali e sedimenti identitari condivide il giudizio di un’involuzione del processo unitario a sinistra, sottolinea i ritardi e le contraddizioni del Partito Democratico su molti terreni, disapprova la linea di condotta invadente e presuntuosa dell’Italia dei valori, manifesta un civile distacco dall’ipotesi neo-plebiscitaria di Vendola.
Ciascuno di questi soggetti sollecita, ognuno nel suo campo, un’azione più efficace sul terreno dei diritti civili e dei diritti dei detenuti (l’emergenza carceri che Marco Pannella definisce “La nuova peste“ italiana), sul terreno delle scelte ambientali ed anti-nucleari. I Verdi in particolare rivendicano la necessità di promuovere una più concreta e robusta informazione circa la validità dell’assunzione dell’energia nucleare come scelta strategica mettendo in guardia dalla discesa in campo di poderose lobby interessate a cambiare carte e dati sulla questione delle scorie.
I Socialisti per parte loro, pur non nascondendo le difficoltà di difesa e ricostruzione della gloriosa forza politica, hanno sottolineato che le emergenze italiane devono poter avvalersi di una nuova classe dirigente e che il fallimento della seconda Repubblica si misura anche per le clamorose aspettative disattese che erano la premessa di tutta la fase che ha costituito il falso rinnovamento e la falsa rivoluzione del ‘92-‘94.
“Rinnovare l’Italia” recitava lo slogan coniato dai giovani socialisti, ma rinnovare anche nella Sinistra e La Sinistra è stato il leit-motiv che ha legato molti interventi richiamando la necessità di promuovere non soltanto una consuetudine negli incontri fra questi soggetti, ma rimandando alla possibilità e necessità di convocare una vera e propria “convenzione” che sviluppi e concretizzi il comune lavoro e lo slancio di elaborazione che sembra pervenire da queste minoranze che si pongono tuttavia l’ambizioso obiettivo di tornare ad essere influenti e decisive per il futuro del paese.
La Storia d’altronde ci ha insegnato che sono proprio le minoranze che hanno saputo orientare il corso degli eventi o deviarlo come sarebbe necessario fare oggi non limitandosi ad un’opposizione pregiudizievole o peggio “di comodo“ o di “regime”, ma dando vita a una sintesi attiva per promuovere un’Agenda politica e programmatica che prepari il governo e l’Italia del futuro. I Socialisti sanno di poter svolgere il loro compito con responsabilità, forti della loro esperienza.
Bobo Craxi