Avanti della domenica

N. 21 del 4 luglio 2010

Bobo Craxi - Ricostruire su basi nuove e democratiche
mercoledì 30 giugno 2010

Il degrado della vita pubblica non è esploso soltanto nel nostro paese, ma l’Italia appare certamente, fra i paesi occidentali, quello maggiormente attraversato da una crisi di comportamenti etici nella vita sociale e nella vita pubblica.
Spesso si rammenta, e non a torto, che esso sia incominciato con la fine della lunga stagione della Prima repubblica e che il sistema politico lungamente fondato sull’occupazione del potere partitico dei gangli vitali della società condizionò e plasmò sul piano etico e sociale una Repubblica che piegò la ‘cosa pubblica’ al loro totale interesse.
Avere rifondato daccapo una nuova repubblica, orgogliosamente definita la seconda senza riscriverne le regole istituzionali e senza riqualificarne e definirne i nuovi contorni e confini etici, ha finito per riorganizzare e sviluppare un sistema di degenerazioni a cui non sembra esser possibile mettere la parola fine ed dal quale nessun potere organico della società italiana sembra potersi possa dichiarare immune.
Gli eredi della Prima repubblica naturalmente potranno a lungo riposarsi e dichiararsi “paghi” della clamorosa nemesi storica che non ha risparmiato nessun innovatore della politica italiana, a destra come a sinistra, ma la clamorosa smentita dei fatti che hanno dichiarata già fallita la seconda repubblica deve considerarsi non un approdo ma uno stimolo per cercare di ricostruire, ed in fretta, le fondamenta per riorganizzare e definire una nuova repubblica su rinnovate basi politiche e democratiche.
Violata in più parti la nostra Costituzione, essa non può essere considerata alla stregua di un baluardo di resistenza senza che questa doverosa difesa non appaia come un obsoleto istinto conservatore.
Se è vero, com’è vero, che ad esempio l’Art.54 che recita “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore…” parrebbe largamente disatteso in una molteplicità di casi, è altrettanto evidente che un nuovo spirito civico nella classe dirigente di un paese rinnovato dovrebbe essere il frutto di una spinta etica ed ideale che le attuali forze politiche di riferimento della maggioranza dei cittadini italiani non dimostrano più di possedere nel loro DNA.
La selezione della nuova classe dirigente, operata al ribasso e seguendo uno schema invariato di cooptazione, ha sviluppato non le possibilità di ricambio e di selezione ma ha garantito un più facile accesso alle cariche pubbliche, certamente aumentando il numero dei cittadini coinvolti nella sfera pubblica ma sottraendole al naturale controllo democratico dei partiti, di fatto invasi dalle ambiziose pretese della cosiddetta società civile di sostituirsi ad essi per svolgere una missione “per conto della gente” tout court senza peritarsi se questa missione abbia coerenza con le linee-guida ed i programmi di una forza politica.
Si è diffuso un individualismo etico che estende le sue brame su un concetto estensivo della “libertà” che non lascia spazio al senso di responsabilità collettiva o al semplice dovere morale di rispondere dei propri comportamenti e diffondendo sempre di più l’idea che l’autonomia della politica o del politico, che oggi viene rivendicata, sia nient’altro che l’esaltazione della propria volontà guidata da una pura e semplice ragione pratica.
Visto che ci accingiamo a celebrare un Congresso, è bene ricordare a noi stessi i compiti e gli obblighi verso i quali, prima di tutto, proprio noi socialisti dobbiamo ottemperare: non un’idea restrittiva della politica e della sua missione, ma una doverosa e profonda capacità di riflessione etica, per arrivare prima di altri, meglio di altri, a rifondare la nuova repubblica dalla fondamenta, nei principi di fondo che la devono ispirare.