Avanti della domenica

N. 9 del 4 aprile 2010

Norberto Rosselli - L'affondo di Alberto da Giussano
domenica 4 aprile 2010

Tirare le somme di questo turno elettorale, prendendo come punto di riferimento i partiti, al di là delle coalizioni e delle situazioni locali, risulta per una volta molto facile.
C’è un grande, indiscutibile vincitore di queste elezioni. Poi gli altri possono affermare più o meno in buona fede di avere battuto l’avversario di turno, di essere stati in taluni casi determinanti, di avere tenuto le posizioni, di essersi attestati su barricate difendibili, di avere perso ma solo per colpa di altri, di avere creato “laboratori” che dovrebbero essere applicati a livello nazionale.
Chi ha vinto, anzi trionfato, è la Lega Nord. Ci si può arrabbiare e preoccupare, ma è da questo che si deve prendere atto.
Né al punto in cui si è arrivati ci si può nascondere dietro il dito rappresentato dalla riduzione apparente del peso del Carroccio guardando le percentuali a livello nazionale. Anche i voti – oltre che essere contati - vanno “pesati”, come consigliava di fare Agnelli con i pacchetti azionari; e quelli della Lega, radicata in un’area che non solo traina l’economia italiana, ma è anche una delle più prospere del mondo, pesano più di altri.
Contare e pesare dunque. Per quanto riguarda i numeri, più impressionanti ancora delle percentuali, che possono essere falsate dall’astensionismo, è il guadagno in termini assoluti di voti fatto dal partito di Bossi: rispetto alle precedenti amministrative, in Piemonte la Lega è passata da 173mila a 317mila voti, in Lombardia da 693mila a un milione 117mila, in Veneto da 337mila a 788mila, in Emilia da 109mila a 288mila, in Liguria da 38mila a 76mila.
Parallelamente c’è stato l’arretramento del carrozzone di Berlusconi, che peraltro rispetto al 2005 scontava la fusione di Forza Italia e Alleanza nazionale (e si sa che in Italia quando ci si unisce si perdono voti). Un salasso che in ciascuna delle regioni del Nord, esclusa la sola Liguria, dove il numero dei voti è rimasto pressocché è stato di circa 150-200mila voti.
Facile dedurne che la Lega conterà molto, ma molto di più nei tre anni che ci separano dalle prossime elezioni politiche.