La campagna elettorale è iniziata con il caos delle liste, con i ricorsi al Tar, alla Corte d’Appello e al Consiglio di Stato. Si è conclusa con la busta bomba indirizzata alla Lega e con una minaccia inviata a Berlusconi. Fenomeni inquietanti ma non traumatici.
La prima fase si è chiusa con un orrendo decreto del governo, l’ultima è all’esame degli inquirenti, che non sembrano però molto preoccupati per il rilievo politico di questi gesti.
Nel mezzo, altro casino. La censura televisiva, voluta dalla maggioranza, ha dato i suoi frutti. In televisione ci è andato solo Berlusconi, sui Tg e in diretta nelle trasmissioni “familiari”. L’opposizione è sparita. Da lì, Berlusconi ha sparato su tutti. Sulla sinistra, sui magistrati, sui giornalisti, giocando, come sempre, il ruolo della vittima.
I protestatari hanno risposto con “Rai per una notte”. Hanno messo in scena una comunicazione alternativa, ma politicamente fuorigioco. E poi ci sono state le piazze. Quella del Popolo e quella di San Giovanni. Ma anche in questo caso, a guadagnarci di più mediaticamente è stato il centrodestra, nonostante nessuno abbia ancora capito in piazza cosa ci è andato a fare. E se qualche politico serio, in mezzo a questa confusione, cercava di spiegare i programmi per le regionali, veniva preso per pazzo e dileggiato da una stampa che di cose serie non vuole più sentire parlare. Bersani, disperato, per farsi notare ha dovuto andare alle 5 del mattino davanti ai cancelli della Fiat. E la Bresso, per stare sul pezzo, ha dovuto rispondere a Berlusconi per le rime, rivendicando il merito di essere “più giovane e meglio conservata, anche senza lifting”.
Insomma, un disastro generale.
Di fronte ad uno spettacolo così squallido, sul campo ci sono due facce della stessa medaglia. Contando le astensioni, le schede bianche e nulle, quasi il 40% degli italiani non ha voluto farsi rappresentare da nessuno. L’altro 60% ci è andato e ha votato tutto ciò che c’era di più “popolare” in giro: la Lega, l’Italia dei Valori e persino Grillo, con l’aggiunta della Polverini nel Lazio.