Avanti della domenica

N. 9 del 4 aprile 2010

Alberto Benzoni - Corruzione, così è cambiata
domenica 4 aprile 2010

Comprensibile la frustrazione dei cultori dell’argomento. Un tempo c’erano, soprattutto, le grandi operazioni e i grandi operatori: i fondi neri dell’Iri, Imi Sir, Lockeed, Montedison, Eni, Ior e il Banco Ambrosiano, i misteriosi ma potentissimi faccendieri che comparivano e scomparivano da misteriosi paradisi fiscali e con (non tanto) misteriose valigette. Oggi, il fenomeno si moltiplica, ma si banalizza e (diciamolo!) si immiserisce: escort (scambiate per amanti disinibite), pagamenti mensili (scambiati per premi del “gratta e vinci”), più indumenti vari (in vista del cambio di stagione); e tutto questo a fronte di tanti (piccoli?) appalti di favore o di questa o quella fornitura garantita. Un tempo, il circuito mediatico-giudiziario girava intorno a Borrelli e ai suoi quattro moschettieri; oggi, è costretto a fare le poste al procuratore (aggiunto) di Trani o a quello di S.Maria Capua Vetere.
Cos’è successo? E’ successo che il processo, insieme di democratizzazione e di periferizzazione della corruzione, già avviato negli ultimi decenni della prima repubblica, si è definitivamente affermato nella seconda. E per almeno tre fondamentali ragioni.
La prima attiene alla crescita, per certi versi abnorme, delle regioni come luoghi della politica e del potere. Più compiti; più risorse; minori controlli. Più compiti, nel contesto di una evoluzione in senso federale, rimasta sospesa per aria con una incertezza paralizzante e conflittuale sulle competenze; e, quindi, in questo senso, anche più risorse, anche- come dire- come risorse spendibili e utilizzabili a sostegno del sistema politico. Infine, minori controlli: evanescenti, anche perché contestati, quelli del potere centrale; non ancora maturati quelli derivanti dal federalismo fiscale; distratti, o, al più, episodici, quelli dei cittadini.
C’è poi, in secondo luogo, la crisi dei partiti. E, attenzione, non solo nel loro ruolo di elaboratori della politica con la P maiuscola; ma anche come gestori della medesima “al quotidiano”. Oggi, i partiti, in quanto tali, non sembrano avere più niente da dire sulle questioni regionali (o magari parlano; ma nessuno gli dà retta; il che è anche peggio). Conseguentemente, il loro rapporti con il mondo degli affari si sono propriamente ribaltati rispetto a quelli vigenti durante la prima repubblica. Una volta, era il partito (ma poi la corrente ed il singolo) a “chiamare”il singolo imprenditore a sostegno delle proprie “esigenze”; oggi è l’imprenditore-affarista a”chiamare”il singolo politico a sostegno delle medesime.
Ad accentuare, sino renderlo strutturale, il disordine hanno poi contribuito, è il caso di ricordarlo, le leggi nazionali sulle elezioni e sul nuovo ruolo dei presidenti; giustapposizione insensata, e oggettivamente nefasta, di esaltazione della torsione personalistica del maggioritario e di un proporzionalismo residuale. In parole povere, da una parte un presidente, titolare di un potere politico-amministrativo praticamente senza controllo (a partire dal sistema delle nomine); dall’altra, una serie di consiglieri, eletti attraverso la concorrenza selvaggia della preferenza unica, nemica di ogni mediazione e di ogni ruolo del partito, ma privi di una vera identità e/o responsabilità politica.
E, allora, di cosa si occuperanno questi consiglieri? Di tutto, certo; ma soprattutto di sé stessi. Nel bene; ma anche nel male.