Se consideriamo queste elezioni come un voto regionale, il giudizio è semplice: per le importanti regioni conquistate e per la quantità di popolazione amministrata ha vinto il centro-destra e la Lega in particolare. Anche se le valutiamo politicamente, dobbiamo convenire che, sebbene in termini più ridotti, il centro-destra ne esce meglio del centro-sinistra.
Ma la vera novità è un'altra, sta nelle anomalie che hanno caratterizzato la consultazione. Prima di tutte il successo della Lega nel nord, un successo “locale” poiché la percentuale nazionale della Lega è cresciuta, ma di poco. Seconda, e forse più importante anomalia, la forte astensione che a sorpresa ha colpito tutto lo spettro politico: segno – lo sottolineo – che la disaffezione riguarda tutti i partiti, la politica in generale. Aspettiamo di conoscere il numero di schede nulle e bianche e avremo l'ampiezza esatta del fenomeno.
Al disimpegno si aggiunge con lo stesso segno, cioè il rifiuto, il voto per il comico Grillo dove si è presentato, che esprime solo rabbia. La quantificazione esatta del fenomeno di rigetto col disimpegno e con la rabbia non è possibile (anche per l'assenza del dato relativo alle schede bianche e nulle) ma è certamente al di sopra del 20 per cento. E questa è la vera novità delle ultime elezioni. La quale conferma purtroppo la diagnosi pessimistica sulla nostra democrazia come un “rito vuoto” che ho espresso sull'Avanti! di domenica scorsa.
Il paragone con la Francia non regge: in quel paese l'astensionismo ha colpito Sarkozy e la sinistra ha ottenuto una vittoria. In Francia i socialisti e gli altri partiti di sinistra hanno il vento in poppa. Se trovano un candidato comune attorno al quale tutte le “famiglie” si possano unire, l'Eliseo tornerà alla sinistra.
Niente di tutto ciò è immaginabile in Italia. Qui si vedono o intravvedono solo manovre o conati di manovre al centro: le quali – se andassero in porto – avrebbero come conseguenza una ristrutturazione del sistema politico. Ma finchè Berlusconi è forte questa prospettiva è solo politologia. E tanto per fare politologia solo con la nascita di un “grande centro” potrebbe prendere corpo una sinistra socialista che oggi è paralizzata nel PD, che è nel Paese – e tanta anche tra gli astensionisti di vecchia data – e che non prende coscienza di sé per il vuoto identitario in cui vegeta.