Avanti della domenica

N. 8 del 28 marzo 2010

Lettere
domenica 28 marzo 2010

Psi, riformista e autonomista

Dopo il 1989, con la distruzione del partito riformista per eccellenza, il PSI, il Pci da noi ha cambiato solo nomi: PDS-DS-PD, ma gli esponenti sono sempre rimasti gli stessi. Oggi la nostra sinistra non fa politica, non propone alternative e non ha idee; è caratterizzata da populismo ed demagogia. E’ normale che in una situazione come questa non potrà mai passare al Governo del Paese.
L’Italia ha oggi fortemente bisogno di un nuovo partito di sinistra, forte, autonomo e riformista, che sappia proporre alternative al Governo di centro-destra, insomma, c’è urgente bisogno di liberalsocialismo, del buon vecchio, ma sempre attuale Partito Socialista Italiano. Ed è per questo che quest’anno, venuto a conoscenza della sua rinascita, ho immediatamente voluto dare il mio contributo.
Tuttavia la politica è fatta di scelte,di coraggio,e di critica. L’uscita dal progetto di SeL, a mio avviso,andava fatta immediatamente, senza attendere l’uscita dei Verdi.
L’autonomia del PSI è una caratteristica che ci ha da sempre contraddistinto e che deve continuare a contraddistinguerci. Per questo motivo, ultimamente, avevo anche contestato la scelta del PSI di scendere in Piazza per manifestare contro il decreto salva-liste.Tuttavia, dopo aver sentito il discorso di Nencini a Piazza del Popolo, mi sono dovuto assolutamente ricredere. E condanno la pochissima attenzione riservataci dai media. Do la mia piena disponibilità a qualunque forma di manifestazione contro questa censura, contro questo ‘’blocco’’. Avanti compagni, il sol dell’avvenire dovrà risplendere forte e chiaro come una volta. W il socialismo
Giuseppe Pepe Ferone

Gli pseudo-socialisti

 Mi lascia costernato il clamoroso voltafaccia di chi nelle scorse elezioni europee si presentava con il partito socialista e ora lo si ritrova sui manifesti che tappezzano le strade di Roma con scritto “per Renata Polverini”.Certi passaggi repentini, mi sanno solo di corsa alla poltrona o meglio alla poltroncina. Pur di ottenere un posto di pseudo potere,si cambia casacca all’occorrenza.
E avvilente tutto questo muoversi sulla destra, poi sulla sinistra, poi ancora magari al centro. Un atteggiamento proprio di questo signore pseudo socialista, poi pseudo destra e cos’altro?
Massimiliano Sciò Roma


In Francia la sinistra ha saputo rinnovarsi

Bersani esalta il successo della sinistra francese, ma non si rende conto che dovrebbe invece trarne una amara lezione. Ha infatti scelto - in verità più i suoi predecessori e Veltroni in particolare - una strada completamente diversa. Avrebbe dovuto ricostruire un partito della sinistra riformista e prendere il nome di Partito Socialista o Socialdemocratico, restare nel Pse, e solo dopo cercare un’alleanza al centro. Non l’ha fatto, ha provocato la distruzione della sinistra parlamentare, e oggi si trova con un centro (Casini) che va per conto suo; gli ex alleati come Rutelli che se ne vanno; una area demagogica e populista capeggiata da Di Pietro che lo incalza; un’identità ancora tutta da trovare. In Francia la sinistra ha saputo rinnovarsi. Perché in Italia no?
Giovanni Palestrini - Roma