Si possono trovare tanti motivi per criticare la “Prima Repubblica”, tra cui - come ricorda il prof. Panebianco sul Corriere del 15 marzo - quello di sottolinere l’invadenza dei partiti. Ma in una democrazia pluralista e non plebiscitaria (basata sui sondaggi manovrabili e sul caudillismo di leader populisti) o all’americana (dove prevalgono smaccatamente le lobby economiche), non c’è alternativa ai partiti consolidati. Lo ha spiegato bene Gustavo Zagrebelsky nel saggio ‘Il Crucifige e la democrazia’: “Le istituzioni classiche del popolo capace di azione politica sono i partiti”. Hans Kelsen, uno dei massimi teorici della democrazia rappresentativa, aveva ancor meglio sottolineato che “la moderna democrazia si fonda interamente sui partiti, la cui importanza è tanto maggiore quanto maggiore applicazione trova il principio democratico”. Quanto ai sistemi elettorali, quello proporzionale con le preferenze si presta a molti rilievi, ma mai condurrebbe allo squallore rilevato dal Corriere del 17 febbraio 2010: veniva lì riportata la telefonata di un importante funzionario del Ministero delle infrastrutture che dopo aver parlato col coordinatore nazionale del Pdl riferisce al suo interlocutore: “loro dei voti (di preferenza, nda) non se ne fottono più perchè se passa il meccanismo delle non preferenze... loro vogliono solamente uomini fedeli e basta”. Amen.