Norberto Rosselli
C’era in ballo l’aborto – una ferita inevitabilmente sempre aperta per la difficoltà di sovrapporre imperativi etici e necessità sociali – ed erano scese in campo, nel modo più pesante possibile, le lobby. Obama, con la riforma sanitaria, ha vinto su entrambi i fronti con grande soddisfazione di chiunque creda che ciò che conta non è solo la “politica del fare” ma anche e soprattutto legare quel fare a valori chiari e irrinunciabili, quelli che il figlio di Ted Kennedy, Patrick, che più di ogni altro si era speso per dare a tutti l’assistenza sanitaria, ha così riassunto: la riforma è un passo decisivo della lotta per i diritti civili lanciata negli anni ’60.
Torna l’aborto e torna qualcosa che ha molto a che fare con le potentissime lobby di Oltreatlantico anche in Italia, alla vigilia delle elezioni regionali. Bagnasco ha lanciato un richiamo all’ordine ai cattolici che non devono votare per chi sostiene l’interruzione di gravidanza. Uno spot elettorale in piena regola, diretto contro la Bonino e la Bresso. Nel contempo una pressione ideologico-mediatica che – a chiese vuote - si inserisce in una “campagna” di tipo moderno in prefetto stile lobbistico. Obama ha parato il colpo prendendo atto del problema rappresentato dall’aborto (emendamenti alla legge in modo da negare fondi a assicurazioni che indennizzano l’interruzione di gravidanza) e decidendo di “costruire un Paese all’altezza dei propri ideali”: il che significa superare la mera gestione del presente, infischiarsene dei sondaggi di opinione, sfidare i poteri forti (oggi le assicurazioni, domani a proposito della legge sul riordino dei mercati finanziari banche e gruppi contrari a controllare agenzie di rating e titoli derivati).
In Italia occorrerebbe fare lo stesso. Non si tratta di fare i conti in tasca a papi e vescovi, impedire che elaborino una teologia politica e civile, che si battano contro la dittatura del relativismo o che interpretino - come sanno fare meglio degli altri - quel “date a Cesare” che nulla ha a che vedere con il laico “libera chiesa in libero Stato”. Il punto è avere il coraggio di affermare le proprie convinzioni, gestire un confronto etico-culturale senza cadere nelle banalizzazioni e di portare i cattolici a ragionare sulla difesa della vita e sulla pillola RU486, come fin da oggi fa Obama con gli americani che vedono nella riforma sanitaria la vittoria del comunismo e la bancarotta per le finanze pubbliche.