Avanti della domenica

N. 8 del 28 marzo 2010

Canto e Controcanto
Maria Squarcione e Zenobia - Prostituzione, con partita Iva o nascosta
domenica 28 marzo 2010

Che cosa ha scatenato la querelle tra la neo sottosegretaria preposta all’Attuazione del Programma del Governo, Daniela Santanchè e la battagliera Presidente della Commissione Infanzia della Camera dei Deputati, Alessandra Mussolini? Una proposta sulla questione “più antica del mondo”: la Santanchè vorrebbe “escort bar”, all’interno dei quali - “come in Spagna”, dice - rinchiudere le prostitute e il conseguente problema-prostituzione, con tutto il suo portato di controlli sanitari, gestione della tratta, contrasto allo sfruttamento e alla riduzione in schiavitù. Dopo la bufera che si è scatenata a seguito di queste dichiarazioni, non solo da parte della Mussolini, che ha ricordato come in Parlamento siano state presentate proposte serie per la soluzione del problema, ma anche da parte delle categorie di settore che hanno sottolineato come un’ipotesi del genere faccia correre il rischio di “involgarire” le attività commerciali coinvolte che, come ha dichiarato la FIPE, hanno “ben altri valori da promuovere”, la questione rimane tutta da affrontare. Sempre sulla pelle delle donne, a quanto pare. Perchè se la “provocazione” della Santanchè prova a dare una soluzione sbrigativa al fenomeno, evidentemente inaccettabile per la sottosegretaria, che “invade strade e quartieri della nostra città” - come si legge sul suo sito stradeprotette.com - semplicemente allontanadolo dalla pubblica osservazione, è chiaro che non fornisce nessun modello di gestione. Perchè rinchiudendo le escort nei night club - non nei bar, come ha tenuto a precisare la Santanchè - i controlli dovrebbero essere più facili? In ossequio a quale principio di legalità la prostituzione rinchiusa nei night dovrebbe garantire maggior sicurezza o addirittura limitare la tratta delle ragazze? Quale attenzione maggiore si potrebbe garantire alle donne coinvolte loro malgrado? Credo, al contrario, che questo in Italia favorirebbe una istituzionalizzazione di pratiche inumane, favorendone la copertura da parte di attività spesso ai limiti della legalità, oltre a riaffermare culturalmente lo stereotipo che “i panni sporchi si lavano in casa”, in questo caso nei night club, già simbolo di divertimento equivoco. Come al solito, rimuovere il problema non vuol dire affrontarlo; rinchiuderlo, non significa risolverlo. Finchè il punto di vista sarà “il pubblico scandalo” e non la tutela delle donne ridotte in schiavitù, o al contrario, la possibilità da parte delle donne che praticano la prostituzione per scelta di comportarsi come cittadine e contribuenti qualsiasi, insomma finchè il moralismo servirà a coprire ancora violenze ed illegalità, le donne continueranno a rimetterci.


  Maria Squarcione



In Italia c’è un modo per non fare nulla, dire che “il problema è un altro”, oppure giocare al “più uno” spostando più in su l’asticella. Per la Santanchè non abbiamo nessuna particolare simpatia anche perché ci siamo abituati ai suoi exploit che, come quelli di Brunetta, non mirano a risolvere i problemi, ma solo a farsi pubblicità gratuita, soprattutto con proposte capaci di aizzare i tifosi dell’una e dell’altra parte. Così sulla prostituzione ci si divide nei due soliti schieramenti; c’è chi tollera reprimendo, ovvero frequenta le prostitute, ma inneggia alla ‘pulizia delle strade’ e chi tollera perché è “il mestiere più antico del mondo”. Nel mezzo ci sono loro, oggetto, o soggetto, del sesso a pagamento, che in cambio dell’esenzione totale dalle tasse, perdono la dignità per strada e rischiano la pelle (ma sempre meno di un agente o di un carabiniere) ogni giorno.
Portare allo scoperto questo commercio, con tutto ciò che questo comporterebbe - controlli sanitari, partita Iva e dichiarazione Irpef, blocco dello sfruttamento e del commercio di schiave del sesso - significherebbe accettare che la realtà è questa e non quella che sarebbe piaciuta a De Amicis (e alla Merlin).
Dunque perché non dire sì all’idea della Santanché? In attesa della redenzione totale dell’Uomo, si potrebbe spendere qualche soldo di quelle tasse per educare i consumatori così come si fa con le campagne antifumo o quelle per la prevenzione degli incidenti stradali.
Cinismo? Macché, buon senso.


Zenobia