Avanti della domenica

N. 7 del 21 marzo 2010

Mercato, i governi sono intervenuti ma ci sono delle regole da rivedere
Leonardo Scimmi - La crisi e i battelli del Reno
domenica 21 marzo 2010


Anche in Italia è oramai famosa la secca ed illuminante risposta che il giurista Walter Rathenau diede decenni fa agli azionisti della Norddeutscher Lloyd, i quali  si lamentavano di non aver guadagnato abbastanza dal loro investimento azionario.
L’insigne giurista rispose che la società non esisteva per “ distribuire dividendi a lorsignori, ma per far andare i battelli sul Reno”.
L’espressione “ i Battelli del Reno”è diventata da allora sinonimo dell’interesse sociale, cioè della oggettivizzazione della impresa e, con essa , della proprietà, al punto da determinare una contrapposizione fra interesse degli azionisti, legittimi proprietari dell’impresa, e l’interesse dell’impresa in sé.
La crisi finanziaria dalla quale non siamo ancora usciti ha messo alle strette il sistema di governance ed i rapporti fra pubblico e privato.
I vari salvataggi delle banche di investimento e non, avvenuti a spese dei contribuenti e risparmiatori, hanno evidenziato i limiti del mercato come sistema di selezione darwiniana delle imprese più efficienti.
Il Mercato aveva scelto chi doveva fallire e chi no, ma il prezzo era talmente alto in termini di posti di lavoro che la scelta del mercato doveva essere respinta dai Governi attraverso un intervento con soldi dei cittadini.
L’intervento governativo veniva descritto e giustificato, soprattutto nel mondo anglosassone, come una eccezione dovuta alla ciclicità delle crisi nel sistema capitalistico, oltre che dalla avidità e spericolatezza degli operatori del mercato.
Senonché tale ciclicità non può essere accettata sic et simpliciter come un male necessario, in quanto il prezzo che comporta è a volte più alto del vantaggio prodotto dalla crescita che la precede.
In ogni caso il Progresso della Società impone una riflessione sul sistema attuale che ha mostrato limiti e difetti.
Come è stato notato da autorevoli economisti ed operatori del mercato uno dei punti deboli del sistema è quello della regolamentazione del Mercato, non abbastanza stringente da impedire alle banche di investimento di indebitarsi oltre misura.
Introdurre una regola di proporzionalità fra il valore reale dei beni ed il valore virtuale di circolazione degli stessi è quindi una delle soluzioni proposte per evitare future brutte sorprese senza dover rinunciare agli strumenti finanziari che creano valore e facilitano le possibilità di investimenti.
Tornando al principale protagonista dei mercati, cioè l’Impresa, la soluzione che emerge dall’esempio del pensatore tedesco Walter Rathenau è il passaggio da un’ottica di cosiddetta sharesholders value a quella di stakeholders value.
Questo passaggio implicherebbe considerare l’Impresa non come mera organizzazione nelle mani dei proprietari capitalisti e deputata a creare profitti, ma quale organizzazione complessa composta dal capitale iniziale, dai lavoratori, dai creditori, dal territorio.
Il cambiamento di vedute potrebbe risultare inizialmente sorprendente ed inaccettabile, ma tutti ne avrebbero qualcosa da guadagnare nel lungo periodo.
Ovviamente tale prospettiva comporta dei cambiamenti soprattutto a livello di governance ed infatti i maggiori cambiamenti sono destinati ad avvenire nella composizione dei Consigli di Amministrazione.
In tal senso, gli organi direttivi (siano essi i conosciuti Consigli di Amministrazione o i Consigli di Gestione e di Sorveglianza del sistema duale) dovrebbero ospitare – a prescindere dalla relativa presenza nel capitale e per legge – rappresentanti degli stakesholders di cui sopra, vale a dire dei lavoratori, dei creditori finanziatori e, perché no, delle Istituzioni territoriali.
Questo mix garantirebbe la rappresentanza di tutti i soggetti interessati al business dell’Impresa e potrebbe essere un freno alle operazioni troppo spericolate che poi portano alle crisi cicliche superficialmente definite inevitabili.