In questa campagna elettorale per il rinnovo delle amministrazioni regionali l’assente ingiustificato pare essere uno degli elementi fondanti dell’ordine sociale: il lavoro e la sua tutela. Dinanzi ad uno scenario occupazionale sempre più drammatico – fotografato di recente dai più autorevoli Istituti di ricerca italiani e non – le forze politiche dotate di maggior consenso elettorale paiono aver perso di vista l’obiettivo principale della politeia, ossia il perseguimento dell’interesse generale attraverso l’assicurazione di prestazioni essenziali ai cittadini. Ebbene, mentre tutto, o quasi, il sistema della politica e dell’informazione si avvita su dissertazioni di carattere burocratico-legale, le condizioni di vita di molti nostri connazionali peggiorano in modo preoccupante.
L’epocale crisi economica che tentiamo di lasciarci alle spalle fa sentire i suoi effetti proprio su quelle fasce della popolazione sulle quali è stata riposta meno attenzione da parte del pubblico potere: i giovani ed il loro lavoro sono temi pressoché derubricati dall’agenda politica, ma di scottante attualità nella quotidianità di quelle ragazze e ragazzi che, anche in possesso di un titolo di studio elevato, non trovano uno stabile collegamento con il mercato dell’occupazione.
In una situazione di questo genere, pur nell’assenza di misure taumaturgiche in senso assoluto, non risulta più differibile una organica riforma degli ammortizzatori sociali che si rivolga a coloro che operano in una condizione di precarietà, e che vedono il proprio futuro adombrato dall’alea delle economie di scala delle imprese. Un sistema che sappia coniugare l’assistenza per chi si trova in disoccupazione nella fascia d’età compresa fra i 20 ed i 35 anni, con l’elaborazione di programmi di ri/qualificazione professionale. In questo modo, chi riceve un “reddito minimo di cittadinanza” (misura meritoria introdotta, ad esempio, nella Regione Lazio a partire dallo scorso anno), viene accompagnato e concretamente stimolato nella ricerca di una nuova professionalità idonea a consentirgli un subitaneo reingresso nel mondo del lavoro. Un sistema di questo genere, poi, è fondamentale per coloro che giovanissimi non sono più – come gli over 35 – ma che, espulsi da un settore produttivo senza appello, devono poter entrare in un altro con una nuova capacità professionale.
Il meccanismo delineato in queste poche righe può apparire chimerico ed astratto, ma rappresenta a mio giudizio una delle alternative in grado di non umiliare i giovani con indennità di disoccupazione a fondo perduto, investendo invece nella loro formazione. La generazione nata negli anni Ottanta – alla quale appartengo – e quelle successive, non meritano un futuro potenzialmente peggiore delle precedenti. Speriamo che oltre ai noi socialisti, qualcun altro se ne accorga, ponendovi rimedio.
*Candidato nel listino
del Lazio di Emma Bonino