Le elezioni regionali in Francia sono un segnale anche per le prossime elezioni italiane. La vittoria della sinistra frencese indica la crisi del "sarkozysmo", cioè di una destra tutta immagine e poca sostanza, così simile al berlusconismo.
Questa destra soffre particolarmente le elezioni regionali, perchè lo strapotere finanziario e mediatico, di Sarkozy come di Berlusconi, che consente a livello nazionale un vantaggio notevole in ternini di immagine, non riesce a livello locale a sostituire la carenza di personale politico competente.
La vittoria della sinistra francese, poi, come sempre in Europa, è innazitutto una vittoria socialista: senza i socialisti non solo non c’è maggioranza, ma non ci sarebbe una cultura e una programma che possono fare da asse della coalizione, e tenere assieme verdi e Gauche.
Va dato atto a Martine Aubry di non aver ceduto alle prime difficoltà, dimostrando coraggio e coerenza, nonchè fiducia in quei valori socialisti che troppi suggerivano di gettare alle ortiche". La crisi ora è tutta del MoDem (la Margherita transalpina) e del “veltronismo” in salsa francese degli intellettuali dei salotti che proponevano lo scioglimento del PS perché il socialismo è “roba vecchia” e la Aubry “poco moderna”. Sono invece vecchi loro, gli eterni cinici che hanno già visto tutto, capito tutto, e non si impegnano mai per niente. Al contrario della segretaria socialista, donna paziente e di lunga visione, già dichiarata perdente alle prime difficoltà, dopo le ultime lezioni europee, dal coro dell’informazione, e che deve ora guardarsi da chi la incensa, e già la propone come candidata presidenziale. E’ ancora la superficialità del sistema mediatico, che nomina vincenti e perdenti a seconda delle circostanze.
Nella politica e nella storia, i successi non si misurano nel giro delle settimane, ma degli anni: i socialisti francesi sono comunque finalmente sulla strada giusta.