Avanti della domenica

N. 6 del 14 marzo 2010

Canto e Controcanto
Carlo Correr e Zenobia - Legge del ‘delatore fiscale’ o ‘acchiappa-evasori’
domenica 14 marzo 2010

Mettiamo il caso che affacciandovi in piena notte alla finestra, vediate qualcuno armeggiare attorno alla saracinesca del negozio di fronte. Che dovreste fare? Telefonare al 113. Qualunque cittadino, nel caso di una flagranza di reato, deve intervenire. Non è un’opzione, ma un dovere. Se poi manca il coraggio, la corte ne terrà conto.
D’altra parte, ognuno di noi, senza scomodare Kant, ha di solito ben chiaro ciò che è giusto. E se un mafioso o un terrorista denuncia i suoi compari, può ottenere la protezione e trattare uno sconto di pena. Lo Stato riconosce infatti che il suo atto costituisce un beneficio per la collettività. E lo premia. Le leggi (di solito) servono a garantire la coesione sociale, a impedire che prevalga solo il più forte (o il più furbo). E’ difesa collettiva contro i prepotenti. Epperò in questo strano Paese che si chiama Italia, dove la coscienza civile è merce rara e il bene comune si esaurisce al cortile condominiale, la frode fiscale non viene quasi mai denunciata. La legge che tutti, o quasi osservano, è composta da un solo articolo: fatti i fatti tuoi. Le mafie ci si sono ingrassate.
Ora siccome nessuno crede che gli italiani diventino da un giorno all’altro cittadini modello, sarebbe il caso di proporre una legge non moralistica, ma utilitaristica: art.1) chi denuncia un’evasione fiscale ha diritto all’1% dell’imposta evasa al momento dell’incasso da parte del ministero delle finanze; art.2) Al denunciante viene garantito l’anonimato.
Berlusconi la chiamerebbe la legge che istituisce il ‘delatore fiscale’, io ‘l’acchiappa-evasori’. Fate un po’ voi, ma sicuramente ne trarrebbe beneficio l’erario, cioè tutti noi.

Carlo Correr

Ma davvero, dopo il decreto salvaliste potete affermare che ciascuno di noi ha chiaro ciò che è giusto? E che le leggi di solito servono a garantire la coesione sociale, a impedire che prevalga solo il più forte o il più furbo? Via, siamo buoni ma non ingenui. Gli italiani sono in adorazione dei forti e dei furbi. Il senso della giustizia è assolutamente personale in un paese come il nostro, dove il senso della res pubblica, del bene comune, dell’appartenenza, sono talmente affievoliti da sembrare inesistenti, e nessuno si interroga più da anni su cosa sia giusto e cosa no.
Ciò premesso, la lettura dei due articoli di legge proposti mi ha arricciato il pelo come un gatto, mi ha fatto l’effetto dell’unghia sulla lavagna, di una doccia gelata in pieno inverno a 1800 metri di altitudine. E ha prodotto molti dubbi.
Grazie alla privacy non posso neanche chiedere alla compagnia aerea se mia  figlia è su un certo volo. Chi conosce i fatti miei abbastanza da sapere se evado le tasse oppure no? Difficile nel caso io sia persona pubblica, praticamente impossibile nel caso io sia un privato cittadino.
Secondo: se il cittadino esemplare è convinto di essere nel giusto, perché garantirgli l’anonimato e non pubblicare il suo nome fra i benefattori della patria?
Terzo: perché ingolfare l’amministrazione pubblica di enorme numero di delazioni (la maggior parte causate da invidia o altri non nobili sentimenti personali), che andrebbero tutte verificate e molte delle quali servirebbero solo ad aumentare il contenzioso?
Quarto: se la delazione si rivela falsa che si fa? Si aumentano le tasse al delatore, per il denaro che ha fatto inutilmente spendere allo stato in accertamenti sballati, e chi risarcisce i fastidi al povero contribuente denunciato?
Potrei andare avanti a lungo. Mi limito a proporre un’alternativa: far funzionare la Guardia di Finanza.

Zenobia