La questione della legalità è importante, anzi essenziale. Però quanto è avvenuto in questi giorni non lascia presagire nulla di buono. Questa campagna elettorale rischia di svolgersi tutta attorno a un unico tema: la presentazione delle liste del PdL, con tutte le possibili varianti: i brogli, la legge da cambiare, il ‘partito dei giudici’, lo scontro tra le diverse anime del PdL, il protagonismo forcaiolo di Di Pietro... chissà cos’altro. Probabilmente, assai probabilmente non si riuscirà ad affrontare nessun altro tema. Ci sarebbe piaciuto, ad esempio, portare allo scoperto la questione ambientale e in particolare dell’energia nucleare. Senza posizioni preconcette, ma cercando di capire costi e vantaggi di un ritorno al nucleare con tutte le conseguenze che questa scelta avrà proprio per le regioni. E poi si dovrebbe parlare dell’occupazione.
Noi abbiamo avanzato delle proposte come quella del ‘Reddito di cittadinanza’. Un tema cruciale in un periodo così duro per l’occupazione. Anche questa è materia su cui le regioni hanno notevoli possibilità di intervento. E la sanità, il ‘buco nero’ in cui vengono inghiottite la gran parte delle risorse regionali? Un terreno scivoloso su cui tutte le amministrazioni locali sono inevitabilmente chiamate a misurarsi, alla ricerca di un punto di equilibrio tra le esigenze di bilancio e il diritto alla salute. E poi l’istruzione e i diritti civili, i temi che a noi socialisti stanno particolarmente a cuore.
La lista è lunga, ma nessuno è in grado oggi di trovarne traccia nei mezzi di informazione. Si parla, e chissà per quanto ancora se ne parlerà, della grande sfida: Berlusconi contro i ‘comunisti’. A questo si sta riducendo ancora una volta la campagna elettorale. Su questo terreno ancora una volta siamo stati trascinati, con qualche complicità come quella di Di Pietro, da un partito di maggioranza che se fosse stato messo alle strette, a Roma come nelle regioni, non sarebbe stato capace di dare neppure una risposta convincente alle domande degli italiani.