Se Berlusconi è il duce, i suoi elettori sono fascisti?
Sembrava una partita facile facile e invece le dichiarazioni di Di Pietro contro Napolitano, spostando il dibattito sul comportamento del Quirinale, hanno rischiato di trasformare l’atout del decreto salva liste, in un boomerang contro il centrosinistra. “Napolitano non poteva non firmare il decreto salva lista di Berlusconi, questo lo sanno tutti” ha spiegato Nencini. “C’è chi fa finta di non saperlo, come Di Pietro, che attacca il Quirinale solo per cavalcare una piazza giustamente indignata per la prepotenza della maggioranza di governo”. Ma la questione non si è chiusa con una parziale marcia indietro, perché spostata la mira su Berlusconi, l’ex pm ha usato toni inusitati parlando di resistenza, “dando a intendere che a Palazzo Chigi si è insediato un dittatore. La pezza è peggiore del buco, perché dando del ‘fascista’ ai milioni di italiani che hanno liberamente votato per Berlusconi li insulta e assai difficilmente riuscirà a convincerne qualcuno a cambiare fronte”.
Lombardia, PSI ricorrerà alla corte costituzionale
“Il PSI ricorrerà alla Corte Costituzionale per impugnare l’intero processo elettorale della Lombardia. Abbiamo dato l’incarico all’avvocato Besostri - ha detto Roberto Biscardini - di valutare tutti gli elementi che concorrono a mettere in forse la regolarità delle elezioni in Lombardia e quindi anche la legittimità dei futuri eletti. Per disparità di trattamento tra lista e lista, per esclusione delle nostre liste in alcune province e per la riammissione delle liste di Formigoni dopo la loro avvenuta esclusione”.
Anna Kuliscioff contro la banalizzazione 8 marzo
La festa della donna trasformata nell’ennesima occasione commerciale e contro questa banalizzazione, Pia Locatelli, presidente dell’Internazionale socialista donne e capolista del Psi a Milano, Bergamo e Brescia, propone di ricordare Anna Kuliscioff, “il simbolo di un pubblico vissuto non come sacrificio dei sentimenti, ma come unione di cuore e ragione, libertà e felicità. Extracomunitaria, morta a Milano nel 1925, trovò in questa città una nuova patria. E chissà cosa avrebbe pensato vedendo la Milano di oggi pronta ad espellere famiglie extracomunitarie se il capofamiglia perde il posto di lavoro a causa della crisi? E cosa penserebbe lei, che lottò tutta la vita per il suffragio femminile, scoprendo che, a oltre 60 anni dal voto alle donne, soltanto una su cinque parlamentari è donna? E cosa direbbe delle donne lombarde rappresentate dalle veline? Oggi è la festa della donna, ma c’è ancora tanto da fare”.