Pomigliano. Ma siamo proprio sicuri che quell’accordo separato, imposto dalla Fiat, sia un buon affare per i lavoratori e per il Paese? Non è che stiamo scivolando troppo in basso? Con quell’accordo vengono messi in discussione sacrosanti principi di libertà.
Come ha fatto notare Formica: “Pomigliano non è la vittoria dei riformisti sui massimalisti perchè furono proprio i riformisti in polemica sui rivoluzionari a teorizzare il principio di inscindibilità tra conquiste di libertà e avanzamento sociale.” E aggiunge: “Questa è la vittoria dell’economia sulla politica, dopo un lungo periodo di servaggio delle ragioni dell’economia al dominio della politica”.
Ma ciò è possibile perché siamo in un Paese in cui sono saltati i principi di garanzia. La questione si fa seria.
Un mio amico immigrato, cittadino italiano a tutti gli effetti e con prole, che se ne vuole tornare in Iraq da cui è scappato vent’anni fa, va giù pesante: “Vivete in un paese fascista e non ve ne siete accorti.”
Carniti, prendendola da un altro punto di vista, dice: “Marchionne si illude, perché un sì dei lavoratori - persino un impegno a non ricorrere allo sciopero, o a non dire ahi prima di tre giorni quando ti schiacci un dito con il martello - estorto con il ricatto, è una vittoria di Pirro.
Se si sopraffà l’interlocutore questo prima o poi esplode, non si governa con le sopraffazioni. Non c’è stata alcuna contrattazione sul testo, la Fiat ha portato un pacco non negoziabile, perciò non ha senso apporvi una firma sindacale.” E aggiunge: “Negli Usa, negli anni sindacalmente difficili, gli operai dell’auto mettevano i bulloni nei motori”.
Secondo la Fiom il diritto individuale di aderire a uno sciopero, sancito dall’articolo 40 della Costituzione, è diventato oggetto di provvedimento disciplinare fino al licenziamento.
Ma la politica fa il pompiere. Da destra le parole sono chiare. Fini: “Se fosse stato detto rinunciate ai propri diritti, io avrei detto no. Ma non è stato così: i diritti acquisiti non vengono toccati.”. Brunetta: “La Fiom è ossessivamente conflittuale”. E da sinistra il PD, come la destra, è esplicito, tutto a favore di Marchionne. Piero Fassino non usa mezzi termini: “Senza di lui la Fiat semplicemente non esisterebbe più”. E Veltroni: “Non c’è nessun ricatto. Bisogna dire la verità sull’assenteismo”.
Nessuno mette in conto che la decisione di Marchionne di investire a Pomigliano è una decisione dovuta, perché dopo aver annunciato la morte di Termini Imerese non poteva certo dire: chiudo anche Pomigliano, con tutti i soldi presi dallo Stato con la rottamazione.
Il popolo viola, quello che va in piazza per la “libertà di stampa”, degli operai della Fiat se ne frega. Perché la libertà di sciopero, per quella “società civile”, non è il primo dei problemi.
Barbanera