La crisi economica incombe come una nube sull’intera Europa. Inghilterra,Spagna,Germania,Grecia e Francia sono corsi ai ripari per scongiurare una crisi strutturale irreversebile. In italia le cose non vanno meglio.
Da pochi giorni il Ministro Tremonti ed il Governo, in antitesi al modus operandi berlusconiano fatto da sempre di azzardi ed illusioni, ha dovuto varare una manovra rigidissima, per far quadrare in tre anni i conti statali e rassicurare i mercati europei. Oltre alla stretta sui conti pubblici e sull’impiego pubblico – tra l’altro l’unico settore a pagare da sempre le imposte - l’occupazione è sempre più in calo ed il mondo del lavoro,a causa del precariato viene percepito sempre più una piaga sociale.
Il tutto acuito da un ascensore sociale sbilanciato soltanto in favore delle nuove generazioni provenienti da famiglie agiate.
La politica in Italia continua a latitare, sia essa di destra o di sinistra,per fortuna o sfortuna,la crisi ha imposto alla nostra classe dirigente delle scelte,una direzione ben precisa in campo economico e sociale,vedremo a breve se gli esiti saranno stati forieri di risultati. In Italia il quadro politico è in continua mutazione dopo la stagione di tangentopoli,quando in modo un po’ frettoloso,colpa del giustizialismo comunista,sono scomparsi i partiti della prima repubblica portatori sani degli umanesimi liberale,socialista e cattolico.
Da quel momento in poi, un bipolarismo a mio avviso coatto, ha portato a delle degenerazioni del sistema,alla crisi dei partiti della seconda repubblica concludendo il proprio percorso disgregante con una legge elettorale tra le più illiberali d’Europa, che ha svuotato le istituzioni di ogni contenuto, ponendo fine al rapporto politica-territorio-elettore.
Credo siamo giunti all’anno zero. O si decide di porre in essere nuove soluzioni all’enigma Italia, oppure ci troveremo di qui a pochi anni a vivere in un paese nel quale alle prossime elezioni politiche si contenderanno la guida del governo una destra xenofoba capeggiata dal feudalismo leghista e da superstiti confusi che sopravviveranno al post berlusconismo.
Dall’altra parte il tutto si sintetizzerà con un’antipolitica declinata al giustizialismo del il tridente del populismo De Magistris- Vendola - Di Pietro in maglia viola,con un deflagrato PD a recitare la parte della nobile decaduto. Per evitare che tutto ciò accada,bisogna fin da subito avere coraggio e guardare oltre schemi classici novecenteschi, evitando di ricadere nel solito modus pensandi italiano, che da sempre è diviso tra guelfi e ghibellini ,tra Bartali e Coppi, e tra neri e rossi. Dopo la caduta del muro e la fine della guerra fredda, non vedo più ragioni per le quali impostare una linea politica obbligatoriamente su due campi contrapposti. C’è bisogno di un approccio meno identitario e più pragmatico su tutte le problematiche che affliggono il nostro paese.
Credo che una area che si riveda in un pensiero liberale e laico ma soprattutto legata ai valori del socialismo democratico, debba ridisegnare il perimetro della propria azione politica svincolandosi da vecchi preconcetti ideologici, ma bensì porre l’attenzione ai meriti ed ai bisogni dell’individuo. Proprio la tutela dell’individuo, il suo progresso sociale ed economico dovrà essere la sfida da lanciare al paese.
Una sfida da condividere non soltanto con chi storicamente più si avvicina alla nostra storia,specie se questi si chiamano Veltroni e Vendola,ma anche con chi oggi è pronto a raccogliere questo imput,senza pregiudizi e diffidenze. Oltre all’evoluzione in progress del partito Democratico e dell’area cattolica, bisognerebbe prestare attenzione a tutta un area intellettuale e culturale che si sta sviluppando attorno al Presidente Fini, fatta di associazionismo e di circoli che destrutturalizzano la partitocrazia asfissiante italiana.
Bisogna tornare tra la gente ed omettere geometrie politiche improduttive,infatti in una società in continua evoluzione e disaffezionata alla politica, l’unica cosa di cui si necessita è l’attenzione ai bisogni reali e della gente. Lanciamo una sfida fatta di contenuti e prospettica, dove tutti si possano sentire partecipi, senza percezioni di sconfinamento nel campo altrui,quello considerato fino ad oggi nemico,ma solamente cercando di essere portatori sani di novità e di arricchimento. Questa è l’unica strada rimasta è la politica e poi a seguito di essa le alleanze possibli.