…italiano è scritto, nero su bianco, in due brutti, confusi commi, contenuti in un disegno di legge costituzionale, che il governo delle destre intende aggiungere agli articoli 41 e 118, storpiandoli.
Il testo della seconda norma pare suggerito da uno studente di diritto amministrativo in vena di beffe, visto che conferisce dignità costituzionale ad una coppia di istituti – la dichiarazione di inizio attività ed il c.d. silenzio assenso – tra i più problematici e discussi in materia; ma ogni traccia di ilarità scompare, se il provvedimento viene letto nella sua interezza.
Quale principio scolpisce l’attuale (ancora per poco?) articolo 41 della Carta?
Essenzialmente, quello della tutela del Lavoro nei confronti delle pretese del Capitale: l’iniziativa privata è libera, ma non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale, né recare danno alla libertà, alla sicurezza, alla dignità umane. Significa che, almeno in teoria, è vietato lo sfruttamento dei lavoratori, con buona pace degli eterni Marchionne.
Già da qualche tempo il Presidente affarista e tre suoi ministri di punta – i due ex finti socialisti Brunetta e Sacconi e l’acclamato autore de ‘La Paura e la Disperazione prossima ventura’ – hanno fatto sapere che a loro quella formulazione non va per niente a genio: puzza di comunismo, perbacco, discrimina i padroni delle ferriere!
Detto fatto: gli universitari di domani ripeteranno all’esame che “la Repubblica promuove il valore della responsabilità personale in materia di attività economica non finanziaria, gli interventi regolatori dello Stato e degli Enti locali sono soggetti al controllo ex post”.
Frasetta difficile da ricordare, tra l’altro, grazie al linguaggio contorto, ma dal significato inequivocabile: l’impresa, il capitale contano più del lavoro, è su di essi che la nuova Repubblica si fonda. Una, cento, mille Pomigliano!
Ci verrebbe voglia di sbattere in faccia queste tre righe a quanti, in buona o cattiva fede, vanno ripetendo da anni che è la sinistra, in Italia, ad essere il mandatario dei “poteri forti” dell’economia, mentre i berlusconiani sono simpatici outsider – vorremmo farlo, ma sappiamo che sarebbe tempo perso. “Lavarghe la testa al mus, se perdi tempo e savon”. Appunto.
In realtà questa norma non è che l’ultima pennellata sul periferico quadro italiano: prima ci sono stati la svendita bipartisan del patrimonio pubblico, la precarizzazione di milioni di vite (e sul punto al dolo del Partito del lettòne corrisponde la colpa grave della Sinistra liberal); poi, nell’ultimo biennio felice, i tagli indiscriminati di bilancio alle amministrazioni, scuola statale in testa; la caccia al dipendente pubblico e la beffa di Brunetta - leggi: premi pagati coi soldi del Monopoli! -; una “lotta all’evasione” fatta di ammiccamenti e condoni; infine, una legge finanziaria che fustiga i poveri e lascia in pace i ricchi.
Adesso il nuovo ordine verrà istituzionalizzato, costituzionalizzato; e presto, chi si azzarderà a parlare di diritti e difesa dello Stato sociale verrà additato come estremista.
C’è del metodo in questa follia!
Il fatto che fenomeni analoghi stiano avendo luogo nella maggioranza dei Paesi europei, sia pure assumendo contorni meno grotteschi e volgari, non può né deve consolarci: l’attacco alla Costituzione è un attacco alla nostra dignità, libertà e sicurezza, di cui fatichiamo a prefigurarci le pratiche conseguenze. Che però ci saranno, e saranno devastanti.
Paragonavamo un mese fa, lo sciopero di quattro ore proposto dalla CGIL contro la manovra ad un tirare di fionda sulla cavalleria corazzata. La nostra valutazione non è mutata, anche se la scelta di estendere l’astensione lavorativa all’intera giornata ci sembra apprezzabile; in ogni caso, impugneremo anche noi quella metaforica fionda, perché fare qualcosa – anche se poco – è meglio che non fare nulla, e diamo atto alla CGIL di essere l’ultimo sindacato rimastoci.
Porgiamo, però, un invito sommesso: non scordiamoci dell’articolo 41, quello vero, quello di noi Lavoratori! La Costituzione ha più di sessant’anni, sta invecchiando e subisce quotidiane offese: spetta a noi socialisti difenderla, a noi e a tutti i compagni che, divisi tra tante sigle, continuano tuttavia a sognare un mondo di liberi e uguali.
*Vicesegretario Federazione
di Trieste